Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35617 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35617 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: DI GIURO GAETANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
ANTONOV ROMAN nato il 16/05/1973

avverso l’ordinanza del 25/07/2016 del TRIBUNALE di PALERMO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;

Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO

Con l’ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale di Palermo in composizione
monocratica, quale giudice dell’esecuzione, dichiarava inammissibili le istanze
avanzate in data 10.3.2016, 21.3.2016, 29.3.2016, 23.4.2016 e 23.5.2016 da
Antonov Roman, finalizzate ad ottenere a) la sospensione del provvedimento di
esecuzione n.715/13, per essere la sentenza di cui allo stesso relativa a diversa
persona fisica, b) l’accertamento di responsabilità civili nei confronti di magistrati

suoi confronti, c) le risoluzioni di questioni di competenza relative alla revisione
di sentenze pronunciate a suo carico, d) lo svolgimento di regolamento di
competenza in relazione al provvedimento pronunciato dal Tribunale di Messina
in composizione monocratica, e) l’annullamento dell’ordine di esecuzione n.
374/15 della Corte di appello di Palermo per contrasto col dispositivo della
sentenza n. 176/14 della Corte di appello di Palermo.
Avverso tale ordinanza l’Antonov proponeva opposizione ex art. 667, comma
4 cod. proc. pen., che correttamente è stata qualificata dalla Corte a qua come
ricorso per cassazione. Lamentava che la pronuncia della Corte di appello avesse
trattato congiuntamente istanze di diversa natura e con diverse conseguenze
giuridiche, “travisando giudicato regolamentativo”, utilizzando “certificato penale
informativo errato” e via dicendo.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile, in quanto aspecifico oltre che manifestamente
infondato.
Il provvedimento impugnato, invero, evidenzia : – come nella specie non
ricorrano i presupposti né della correzione della sentenza di cui all’art. 667 cod.
proc. pen., risultando l’imputato compiutamente identificato, come da certificato
penale in atti, laddove viene indicato con l’alias relativo al diverso luogo di
nascita, e non sussistendo alcun dubbio sull’identità della persona detenuta; come l’istanza dell’ 11.2.2016 sia mera riproposizione della prima; – come le
istanze del 10.3.2016, 21.3.2016, 29.3.2016 e 23.4.2016 non contengano
questioni su titoli esecutivi, ma generiche doglianze sulla condotta di magistrati
che hanno pronunciato provvedimenti nei confronti dell’Antonov, nonché poco
chiare questioni di competenza o di regolamento di competenza, in ogni caso
estranee alla competenza del Giudice dell’esecuzione; – come l’istanza dei
23.5.2016, formulata in modo poco comprensibile, abbia ad oggetto una
richiesta di annullamento di ordine di esecuzione per contrasto con dispositivo di
2

per omissioni compiute ai danni del suddetto e per provvedimenti adottati nei

sentenza di appello “per motivi tuttavia non esplicitati”; – come le istanze siano,
quindi, manifestamente infondate per difetto delle condizioni di legge e quindi da
dichiarare inammissibili ai sensi dell’art. 666, comma 2 cod. proc. pen..
Il ricorso, che non si confronta in alcun modo con tali argomentazioni,
scevre da vizi logici e giuridici, se non per contestarle nei termini generici sopra
riportati, deve essere dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di
esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma , il 22 marzo 2018.

in duemila euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

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