Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35607 del 22/03/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 35607 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: DI GIURO GAETANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CAKRI DORIAN nato il 04/12/1989 a DURRES( ALBANIA)

avverso la sentenza del 01/03/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;

Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO

Con la sentenza di cui in epigrafe la Corte di appello di Bologna confermava
la sentenza, in data 3/02/2016, con cui il Tribunale di Reggio Emilia, per quanto
di interesse in questa sede, aveva dichiarato Cakri Dorian colpevole del reato di
cui all’art. 4 I. n. 110 del 1975 e lo aveva condannato alla pena di mesi sei di
arresto ed euro 1.000,00 di ammenda.
Avverso tale sentenza il Cakri proponeva, tramite il proprio difensore,

violazione dell’art. 4 I. n. 110 del 1975. Rilevava che il cutter era all’interno del
veicolo all’atto del controllo delle forze dell’ordine in quanto, come ammesso
dallo stesso imputato in sede dibattimentale, lo aveva ivi riposto dopo il suo
lavoro di addetto ad una cella frigorifero che richiedeva anche l’utilizzo di detto
strumento per l’apertura di imballaggi contenenti merci e prodotti. Col secondo
motivo di ricorso la difesa deduceva violazione dell’art. 131

bis cod. pen.

Lamentava la mancata applicazione di quest’ultima disposizione normativa, pur
risultando sussistenti nel caso in esame tutti i presupposti ed operando il
principio della norma più favorevole al reo. Col terzo motivo di impugnazione si
denunciava vizio di motivazione in relazione agli artt. 62 bis cod. pen. e 4 I.
n.110 del 1975 e con riferimento alla misura della pena, alla mancata
concessione delle attenuanti generiche e alla mancata applicazione esclusiva
della sanzione dell’ammenda. Il difensore rilevava che il fatto inoffensivo,
essendosi limitato l’imputato a tenere all’interno del veicolo il cutter, il
comportamento processuale dell’ imputato pienamente collaborativo e l’unicità
dell’arma avrebbero dovuto indurre i Giudici del merito ad applicare le suddette
attenuanti e a ritenere l’attenuante del fatto di lieve entità, con esclusiva
applicazione dell’ammenda. La difesa chiedeva, pertanto, annullarsi senza rinvio
la sentenza impugnata; in via subordinata, annullarsi con rideterminazione della
pena; in via ulteriormente subordinata, annullarsi con rinvio al Giudice
competente per la rideterminazione della pena.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile, essendo fondato su motivi che invitano ad una
rivalutazione di elementi fattuali, preclusa in questa sede, oltre che su questioni
non dedotte con i motivi di appello.
Invero, a fronte di una motivazione della sentenza impugnata, in fatto e in
diritto, sia sotto il profilo dell’ elemento oggettivo che sotto quello dell’elemento
soggettivo del reato contestato, nella quale si evidenzia come l’imputato sia

ricorso per cassazione. Con il primo motivo di impugnazione la difesa deduceva

stato sorpreso nel possesso di un cutter, posto nel vano porta oggetti della
portiera del conducente e quindi nella sua immediata disponibilità, e non abbia
nell’immediatezza del sequestro saputo fornire idonea giustificazione di detto
possesso, offrendo solo in sede dibattimentale e quindi tardivamente una
spiegazione di detta detenzione che comunque sarebbe stata negligente, il
ricorrente, col primo motivo, si limita a confutare, nei termini sopra riportati,
dette argomentazioni e ad insistere sulla riconsiderazione degli elementi fattuali
già sviscerati.

conclusioni in quella sede, sono altresì le doglianze di cui al secondo e al terzo
motivo di ricorso sul mancato riconoscimento dell’attenuante di lieve entità,
dell’ipotesi di cui all’art. 131

bis cod. pen. e delle circostanze attenuanti

generiche.
Il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile, con conseguente
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo
ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende,
determinabile in duemila euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma , il 22 marzo 2018.

Inammissibili, in quanto non dedotte con i motivi di appello né all’atto delle

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA