Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35604 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35604 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: CAIRO ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
KHAN AHMED nato il 24/09/1965 a RAWALPINDI( PAKISTAN)

avverso l’ordinanza del 20/06/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO CAIRO;

Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Bologna rigettava la domanda
avanzata nell’interesse di Khan Ahmed finalizzata ad ottenere la misura di cui all’art.

47-ter

comma 1 legge 26 luglio 1975, n. 354, annotando che il delitto di cui all’art. 12 comma 1, 3 e
3 bis d. Igs 286/1998 postulava per il riconoscimento del beneficio invocato l’attività di
collaborazione con l’Autorità giudiziaria ovvero la cd. collaborazione inesigibile ai sensi dell’art.
58-ter legge 26 luglio 1975, n. 354.
Avverso tale ordinanza Khan Ahnned ricorre a mezzo del suo difensore per cassazione,

indispensabili per il riconoscimento della detenzione domiciliare e per l’accertamento
incidentale funzionale alla concessione del beneficio penitenziario indicato.
Il ricorso è inammissibile, essendo fondato su motivi manifestamente infondati.
Deve, in proposito, evidenziarsi che i motivi posti a sostegno dell’impugnazione proposta
dal Khan Ahmed non risultano supportati da una analitica esposizione delle ragioni di fatto e
dei presupposti di diritto che sorreggono il ricorso, alle quali il ricorrente si richiama nell’ambito
di una ricostruzione sommaria e generica della sottostante vicenda giurisdizionale.
Nel caso di specie, inoltre, il Tribunale di sorveglianza ha ritenuto con motivazione immune
da censure che non ricorressero le condizioni per postulare che il Khan Ahmed avesse
intrapreso un’attività di collaborazione diretta con l’Autorità giudiziaria, né che ricorressero le
condizioni per affermare l’esistenza della cd. collaborazione inesigibile. In questa logica si è
valorizzato il particolare che il Khan Ahnned risultava promotore e organizzatore
dell’associazione finalizzata al compimento di delitti di favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina, con la conseguenza che egli oltre a coordinare le attività di reclutamento e
finalizzate all’introduzione nel territorio dello Stato dei soggetti non aventi diritto stabiliva le
tariffe relative.
Per queste ragioni processuali, il ricorso proposto da Khan Ahmed deve essere dichiarato
inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle
ammende, determinabile in 2.000,00 euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e al versamento della somma di 2.000,00 euro alla Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma 22 marzo 2018.

eccependo vizio di motivazione, in relazione all’incongruità della valutazione dei presupposti

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