Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35598 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35598 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: CAIRO ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
GRASSO DAVIDE nato il 01/06/1967 a MESSINA

avverso l’ordinanza del 06/06/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO CAIRO;

Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Bologna rigettava il reclamo
proposto da Grasso Davide avverso il decreto emesso dal Magistrato di sorveglianza con cui
era stata dichiarata inammissibile e, comunque, respinta l’istanza di permesso premio
presentata ai sensi dell’art. 30-ter legge 26 luglio 1975, n. 354.
2. Avverso tale ordinanza Grasso Davide ricorreva per cassazione, deducendo l’incongruità
del giudizio compiuto dal tribunale di sorveglianza in relazione alla sussistenza dei presupposti
per la concessione del permesso premio richiesto.

Questa Corte osserva che il ricorso di Grasso Davide, pur denunciando formalmente anche
il vizio di violazione di legge, non individua singoli aspetti del provvedimento impugnato da
sottoporre a censura giurisdizionale, ma tende in realtà a provocare una nuova e non
consentita valutazione del merito dei presupposti applicativi del permesso premio in relazione
al quale era stata dichiarata inammissibile l’istanza.
L’ordinanza impugnata, peraltro, ha correttamente osservato che il beneficio invocato non
sarebbe stato concedibile poiché possibile solo a fronte di una collaborazione intrapresa con
l’A.G. o in ipotesi di collaborazione cd. impossibile risultando in espiazione una pena afferente
a un delitto ostativo. Contrariamente a quanto dedotto dal ricorrente il Tribunale di
sorveglianza ha richiamato la decisione con cui il Tribunale di Torino aveva riconosciuto la
collaborazione del Grasso ai sensi dell’art. 58 ter legge 26 luglio 1975, n. 354 ed ha osservato
come lo status indicato fosse stato riconosciuto in relazione alla sentenza emessa dalla Corte
d’appello di Roma il 13/7/2010 e non in relazione ai titoli in esecuzione e in particolare
all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Non sono, pertanto, fondati i
rilievi sulla circostanza che la stessa collaborazione fosse impossibile, poiché risultano
enucleate le parti di motivazione in cui si dava atto di contatti con soggetti dei quali il
ricorrente non aveva indicato il nome e con cui aveva avuto collegamenti per l’acquisto dello
stupefacente. Questo elemento esclude, pertanto, la collaborazione ed elide, in ogni caso,
il presupposto della sua inesigibilità.
Per queste ragioni processuali, il ricorso proposto deve essere dichiarato inammissibile,
con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non
ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende,
determinabile in 2000 euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e al versamento della somma di 2.000,00 euro alla Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma il

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2018.

3. Il ricorso è inammissibile, essendo fondato su motivi manifestamente infondati.

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