Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35596 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35596 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: DI GIURO GAETANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DAHMAN MUSTAPHA nato il 23/08/1993

avverso l’ordinanza del 16/05/2017 del GIP TRIBUNALE di GENOVA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;

Data Udienza: 22/03/2018

I

RILEVATO IN FATTO

Con l’ordinanza indicata in epigrafe il G.i.p. del Tribunale di Genova in
composizione monocratica, quale giudice dell’esecuzione, rigettava la richiesta
avanzata da Dahman Mustapha, finalizzata ad ottenere l’applicazione della
disciplina della continuazione ai sensi dell’art. 671 cod. proc. pen., in relazione ai
fatti di cui a tre sentenze in essa analiticamente indicate.
Avverso questa ordinanza Dahman, personalmente, ricorreva per

nonostante avesse prodotto un certificato attestante che dal luglio 2015 il
medesimo aveva frequentato il CAT (Club degli alcolisti in Trattamento
Inframurario della Casa circondariale di Genova-Marassi) e avesse rilevato che in
una delle sentenze si era dato atto che il reato era stato posto in essere in
condizioni di ubriachezza, a riprova che i fatti di cui alle condanne fossero stati
commessi in un momento di uso (abuso) di alcol, condizione che aveva senza
dubbio inciso sulla loro commissione, nell’ordinanza di rigetto non era stato in
alcun modo valutato detto aspetto. Insisteva, pertanto, per l’annullamento
dell’ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile, in quanto manifestamente infondato.
Detto ricorso più che individuare singoli aspetti del provvedimento
impugnato da sottoporre a censura giurisdizionale, tende a confutarne le
argomentazioni nei termini sopra esposti e ad insistere sulla richiesta di
unificazione rigettata, lamentando l’omessa valutazione delle documentate
condizioni di dipendenza del Dahman da alcolici.
L’ordinanza impugnata, invero, nell’escludere la continuazione, ha
evidenziato come le condotte oggetto delle condanne (rapine), pur
rappresentando violazioni omogenee, siano distanziate nel tempo (del 2012, del
2013 e del 2014), commesse in luoghi diversi e con diverse modalità, e come,
pertanto, rispetto ad esse non si possa ravvisare alcun elemento di continuità,
ma solo un’abitualità criminosa da non confondersi con l’unitarietà del disegno
criminoso.
A fronte di dette argomentazioni scevre da vizi logici e giuridici, il ricorso
proposto nell’interesse di Dahman insiste, in modo aspecifico, con la richiesta di
unificazione, ritenendola giustificata dalle condizioni di alcooldipendenza del
condannato.

2

cassazione, deducendo vizio di motivazione. In particolare rilevava che,

Quanto a quest’ultimo profilo, che si assume trascurato dall’ordinanza
impugnata, si osserva che, in tema di riconoscimento della continuazione in fase
esecutiva, non può estendersi allo stato di alcooldipendenza la rilevanza
attribuita, ai fini dell’ unicità del disegno criminoso, allo stato di
tossicodipendenza, poiché tale limitazione si fonda sull’intento del legislatore di
attenuare le conseguenze punitive derivanti dalla commissione di reati da parte
di soggetti indotti dalla ricorrente necessità di assunzione di prodotti psicotropi a
violare frequentemente la legge per procurarsi i mezzi per il loro acquisto, con

patologica assunzione di alcoolici (Sez. 7, n. 18669 del 13/04/2016 – dep.
05/05/2016, De Palma, Rv. 266720).
Il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile, con la
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e,
non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle
ammende, determinabile in duemila euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma , il 22 marzo 2018.

una impellente frequenza che, secondo massime di esperienza, non ricorre nella

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