Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35595 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35595 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: CAIRO ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
MINGUZZI TOMAS nato il 23/06/1985 a LUGO

avverso l’ordinanza del 28/02/2017 del TRIBUNALE di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO CAIRO;

Data Udienza: 22/03/2018

violazione di legge e vizio di motivazione, in relazione all’omesso riconoscimento della
continuazione in sede esecutiva, che si imponeva tenuto conto della correlazione dei fatti di
reato giudicati dalle sentenze presupposte. Tale correlazione, secondo il ricorrente, era stata
svalutata dal giudice dell’esecuzione, con un percorso argomentativo incongruo, che
disattendeva l’incontrovertibile collegamento temporale e materiale esistente tra i reati
presupposti.
3. Il ricorso è inammissibile, risultando affidato a motivi manifestamente infondati.
Deve, in proposito, evidenziarsi che il ricorso proposto, più che individuare singoli aspetti
del provvedimento impugnato da sottoporre a censura giurisdizionale, tende a provocare una
nuova, non consentita, valutazione di merito delle circostanze di fatto già correttamente
vagliate dal Tribunale di Bologna. In particolare si è rilevato che le fattispecie erano frutto di
impulsi e determinazioni al delitto estemporanee e che non vi fossero state le condizioni per
ritenere neppure che i fatti si potessero stimare programmati unitariamente ab origine. Da ciò
si è dedotto che le attività illecite di cui si assumeva la continuazione non risultavano tra loro
omogenee sul piano esecutivo e non fossero riconducibili, neppure astrattamente, a una
preordinazione criminosa unitaria, pur tenuto conto dell’arco temporale oggetto di valutazione
compreso tra due mesi. Si era, infatti, invocato il reato continuato tra il furto commesso
1’8/2/2007 e il tentato furto del 31/3/2007, senza delineare né spiegare le ragioni per le
quali in occasione della commissione del primo delitto si potesse ipotizzare o si dovesse
postulare che l’agente avesse già programmato, sia pur genericamente, la commissione del
tentativo di furto del marzo successivo, che non presentava alcun nesso di collegamento con
il delitto precedente.
Per queste ragioni il ricorso proposto deve essere dichiarato inammissibile, con la
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo
ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in
2.000,00 euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 2.000,00 euro alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 22 marzo 2018.

RILEVATO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Bologna in composizione monocratica, quale
giudice dell’esecuzione, rigettava la richiesta avanzata nell’interesse di Minguzzi Tonnas,
finalizzata a ottenere l’applicazione della disciplina della continuazione, ai sensi dell’art. 671
cod. proc. pen., in relazione ai fatti giudicati con le sentenze presupposte, ritenendo che si
trattasse di reati commessi a distanza temporale non indifferente e per i quali constassero più
elementi ostativi all’applicazione dell’invocato regime di favore.
2. Avverso questa ordinanza Minguzzi Tomas ricorreva per cassazione, deducendo

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