Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35594 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35594 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: CAIRO ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BEN SALLAH SALIM nato il 01/01/1993

avverso l’ordinanza del 15/03/2017 del TRIBUNALE di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO CAIRO;

Data Udienza: 22/03/2018

Deve, in proposito, evidenziarsi che il ricorso proposto, più che individuare singoli aspetti
del provvedimento impugnato da sottoporre a censura giurisdizionale, tende a provocare una
nuova, non consentita, valutazione di merito delle circostanze di fatto già correttamente
vagliate dal Giudice di merito. In particolare si è rilevato che le fattispecie erano frutto di
impulsi e determinazioni al delitto estemporanee e che non vi fossero le condizioni per ritenere
neppure che i fatti si potessero stimare programmati unitariamente ab origine. Da ciò si è
dedotto che le attività illecite tra cui si assumeva la continuazione non fossero riconducibili,
neppure astrattamente, a una preordinazione criminosa unitaria, ciò per l’ampiezza dell’arco
temporale oggetto di valutazione compreso tra tre anni e che vedeva la consumazione di ogni
singola fattispecie a distanza di circa un anno. Si era, infatti, invocato il reato continuato tra
la cessione di stupefacente commessa il 2/7/2012, analoga condotta commessa il
23/5/2014 e altro fatto di spaccio, commesso il 22/10/2013. Né la condizione di
tossicodipendenza sarebbe stata un elemento idoneo a sostituirsi agli altri indicatori e ai
presupposti legittimanti l’applicazione dell’anzidetto regime della continuazione tra i fatti,
presupposti che si sarebbero dovuti accertare anche nei confronti del soggetto
tossicodipendente e che nella specie non ricorrevano.
Per queste ragioni il ricorso proposto deve essere dichiarato inammissibile, con la
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo
ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in
2.000,00 euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 2.000,00 euro alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 22 marzo 2018.

RILEVATO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Bologna, quale giudice dell’esecuzione,
rigettava la richiesta di continuazione avanzata nell’interesse di Ben Sallah Salim, tra i reati
giudicati con le sentenze presupposte analiticamente indicate nell’impugnato provvedimento.
2. Ricorre per cassazione Ben Sallah Salim, deducendo violazione di legge e vizio di
motivazione. Assume che il giudice dell’esecuzione aveva erroneamente omesso di considerare
la possibilità di riconoscere il vincolo della continuazione per gruppi di reati e, soprattutto,
non considerando lo stato di tossicodipendenza aveva valorizzato per disattendere la richiesta
i brevi periodi di detenzione, come segmenti temporali ostativi al riconoscimento del vincolo
della continuazione.
3. Il ricorso è inammissibile perché affidato a motivi manifestamente infondati.

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