Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35566 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35566 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: CAIRO ANTONIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
FIORENTINO ANTONINO nato il 24/05/1983 a CATANIA

avverso la sentenza del 14/03/2017 della CORTE APPELLO di CATANIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO CAIRO;

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Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Con la sentenza in epigrafe la Corte d’appello di Catania in parziale riforma della
sentenza emessa dal Giudice per l’udienza preliminare della medesima località rideterminava
la pena inflitta a Fiorentino Antonitp(per il reato di cui all’art. 9 comma 2 I. 1423/1956, per (4 -;
essere stato sorpreso fuori dalla propria abitazione in violazione delle prescrizioni imposte)
quantificandola in mesi due di reclusione, in continuazione rispetto a quella inflitta con la
sentenza della Corte d’appello di Catania in data 2/7/2013, irrevocabile il 7/1/2015.
2. Ricorre per cassazione Fiorentino Antonily e deduce il vizio di violazione di legge in

3. Il ricorso è affidato a motivi manifestamente infondati e va dichiarato inammissibile.
Deve, in proposito, evidenziarsi che, più che individuare singoli aspetti del provvedimento
impugnato da sottoporre a censura giurisdizionale, il ricorso tende a provocare una nuova, non
consentita, valutazione complessiva delle circostanze di fatto sottese alla determinazione del
trattamento sanzionatorio, circostanze già correttamente vagliate dal Tribunale e dalla Corte
d’appello. In particolare e quanto alla dedotta omessa
riconoscimento delle

circostanze attenuanti

motivazione

sul mancato

generiche in termini di prevalenza sulla

contestata aggravante il giudice a quo non ha ritenuto di soffermarsi sul tema alla luce della
valorizzata recidiva e dei pregiudizi a carico e ha confermato il primo giudizio di merito
secondo cui il bilanciamento tra elementi circostanziali non si spingeva oltre l’equivalenza. Si
tratta di una questione riservata al giudice di merito assistita da motivazione corretta.
Per queste ragioni il ricorso proposto deve essere dichiarato inammissibile, con la conseguente
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di
2.000,00 euro alla Cassa delle ammende, non ricorrendo ipotesi di esonero.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 2.000,00 euro alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 22/3/2018.

ordine al trattamento sanzionatorio.

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