Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35549 del 22/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35549 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: DI GIURO GAETANO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DAINOTTI EMANUELE nato il 24/03/1989 a CATANIA

avverso l’ordinanza del 28/06/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di CATANIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;

Data Udienza: 22/03/2018

RILEVATO IN FATTO

Con l’ordinanza in epigrafe indicata il Tribunale di sorveglianza di Catania
rigettava l’istanza avanzata da Dainotti Emanuele, finalizzata alla concessione di
misure alternative alla detenzione.
Avverso tale ordinanza ricorreva per cassazione il Dainotti, – tramite il proprio
difensore, deducendo vizio di motivazione e violazione di legge in relazione agli
artt. 27 Cost., 47, 47 ter e 50 I. n. 354 del 1975, come modificato dal d. I.

quantomeno della detenzione domiciliare, che avrebbe consentito al condannato
di non allontanarsi dalla figlia e comunque dall’affetto dei propri cari, e sarebbe
stata maggiormente proporzionata al pericolo di recidiva quale ritenuto per una
persona, come il Dainotti, considerata meritevole di una misura

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gravosa del carcere. Insisteva, quindi, per l’annullamento dell’ordinanza
impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile, essendo fondato su motivi non consentiti e
comunque manifestamente infondati.
Deve, in proposito, rilevarsi che detto ricorso, pur denunciando formalmente
vizio di motivazione, non individua singoli aspetti del provvedimento impugnato
da sottoporre a censura, ma tende a provocare una nuova e non ammessa – in
questa sede – valutazione del merito dei presupposti per la concessione della
misura alternativa richiesta, correttamente vagliati dal Tribunale di sorveglianza
di Catania. La quale autorità giudiziaria, dopo avere specificato che il Greco è
stato condannato per delitto di spaccio di sostanze stupefacenti commesso nel
2015 e per delitto di riciclaggio commesso tra il 2012 e il 2014 e ripercorso i
precedenti penali del suddetto per guida di veicolo senza patente e per
detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, nonché i carichi pendenti
del 2016 e del 2017 in relazione al reato di evasione, evidenzia come la misura
dell’affidamento in prova al servizio sociale non sia idonea all’istante, in
considerazione della tenuità delle prescrizioni ad essa connesse e dell’ampia
sfera di autonomia che essa consente a chi ne fruisce, non apparendo il suddetto
“maturo da poter fruire positivamente di essa”. E come neppure appaiano
concedibili le misure più contenitive della detenzione domiciliare e della
semilibertà, alla luce di quanto emerso dall’istruttoria svolta.
A fronte di argomentazioni non manifestamente illogiche, che dimostrano
un’ accurata lettura degli atti, contrariamente a quanto dedotto dalla difesa, ed
2

78/2013. La difesa lamentava la mancata concessione di una misura alternativa,

un’ attenta osservazione della personalità del Dainotti e della sua incapacità ad
un percorso rieducativo da svolgersi senza restrizioni detentive, facendo buon
uso del dato normativo e della sua interpretazione giurisprudenziale, è evidente
che il ricorso proposto nell’interesse del suddetto, che insiste sulla sussistenza
dei presupposti per la concessione di una misura alternativa e quantomeno della
detenzione domiciliare, senza confrontarsi con la motivazione sulla sua
inidoneità, deve essere dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna
del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di

in duemila euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 22 marzo 2018.

esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile

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