Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35530 del 07/07/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35530 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CATALANO COSIMO DAMIANO nato il 27/07/1957 a CANOSA DI PUGLIA

avverso l’ordinanza del 20/10/2016 del TRIB. SORVEGLIANZA di BARI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Presidente ROSA ANNA SARACENO;

Data Udienza: 07/07/2017

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con la decisione in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Bari rigettava il
reclamo proposto da Damiano Cosimo Catalano avverso il provvedimento del
locale Magistrato di sorveglianza che aveva disposto la revoca del permesso
premio in detenzione domiciliare, concesso al ricorrente, con esclusione della
computabilità del periodo trascorso in permesso nella durata della pena ai sensi

2.Avverso l’indicato provvedimento ha proposto ricorso il Catalano, a mezzo
del difensore, il quale ne chiede l’annullamento per violazione di legge e vizio
della motivazione. Sostiene che, nel caso in disamina, il comportamento
censurato integrava una violazione esclusivamente formale del divieto di
astenersi dal frequentare pregiudicati, divieto che non può certamente
comportare l’obbligo di non frequentare i propri stretti parenti. Il Catalano era
stato, infatti, controllato in compagnia dei fratelli della moglie che lo avevano
prelevato all’uscita dal carcere per accompagnarlo presso la sua abitazione, su
espressa richiesta della sorella, moglie del ricorrente, che aveva subito un
guasto improvviso alla propria autovettura.

3. L’impugnazione è inammissibile perché basata su motivo manifestamente
infondato.
Partendo dal dato pacifico che al momento del controllo il Catalano era a
piedi ed era stato sorpreso a “confabulare”, con Sabino Ruggiero e Sabino
Michele, pluricensurati, il Tribunale ha ineccepibilmente osservato che la
circostanza che entrambi fossero cognati del condannato non elideva né
attenuava la gravità della violazione della precipua prescrizione impostagli, ossia
di astenersi dal frequentare pregiudicati durante la fruizione del permesso,
mentre l’asserita momentanea indisponibilità dell’autovettura familiare, ferma a
causa di un guasto meccanico, non concretava alcuna valida giustificazione, in
quanto il ricorrente ben avrebbe potuto ed anzi dovuto avvalersi di mezzi
pubblici per raggiungere la propria abitazione.
E tale motivazione è sorretta da adeguato esame degli elementi acquisiti, é
coerente, completa e non presenta vizi logici di sorta.
Le censure del ricorrente si risolvono dunque nella richiesta, improponibile in
questa sede di legittimità, di rivalutare il merito e interpretare diversamente gli
elementi di fatto; e sono manifestamente infondate laddove sostengono
violazioni di legge e vizi di motivazione.

1

dell’art. 53 bis ord. pen.

All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 cod. proc.
pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e per i profili di colpa correlati all’irritualità dell’impugnazione (C. cost. n. 186 del
2000) – di una somma in favore della cassa delle ammende nella misura che, in
ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 2.000.

P.Q.M.

spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 7/07/2017

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle

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