Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35519 del 07/07/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35519 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
TABIA BOUABID nato il 21/01/1979

avverso la sentenza del 07/07/2016 del TRIBUNALE di MONZA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Presidente ROSA ANNA SARACENO;

Data Udienza: 07/07/2017

Ritenuto in fatto

1. L’imputato Bouabid Tabia, a mezzo del difensore, propone ricorso per
cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Monza del 7.07.2016, con la
quale, su richiesta concordata con il pubblico ministero, è stata applicata, ai
sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., per i reati di cui all’art. 497 bis cod. pen. e
all’art. 5, comma 8 bis, D. Lgs. n. 286 del 1998, la pena di mesi otto di
reclusione.

motivazione in punto di omessa verifica della sussistenza di cause di non
punibilità favorevoli all’imputato ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen., atteso che
il giudice di merito avrebbe, al proposito, impiegato mere formule di stile senza
enucleare l’effettiva realizzazione degli elementi costituitivi dei contestati reati, in
particolare senza considerare che la condotta tenuta non aveva in alcun modo
leso o messo in pericolo il bene giuridico tutelato, trattandosi di falso
pacificamente grossolano.

Considerato in diritto

1. Il ricorso non può che essere dichiarato inammissibile per palese
genericità e manifesta infondatezza delle censure, tendenti a profilare tematiche
di fatto proprie di un giudizio ordinario estranee al concordato sanzionatorio
intervenuto tra il ricorrente e il pubblico ministero.
La richiesta di pena “patteggiata” proveniente dallo stesso imputato
presuppone un’implicita rinuncia ad ogni questione sulla colpevolezza, mentre la
decisione impugnata ha correttamente ed esaustivamente richiamato, per gli
effetti dell’art. 129 cod. proc. pen., l’informativa di reato, il verbale di esecuzione
dell’ordine di carcerazione, il verbale di perquisizione e sequestro dei falsi
documenti (passaporto e permesso di soggiorno) e la consulenza tecnica
asseverante l’intervenuta falsificazione, così richiamando dati di fatto e elementi
probatori che militavano in senso univoco per la colpevolezza del ricorrente.
3. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue di diritto la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di
elementi atti a escludere la colpa correlati all’irritualità dell’impugnazione, al
versamento a favore della cassa delle ammende di sanzione pecuniaria che pare
congruo determinare in euro 2.000,00, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen..

1

Con il ricorso si deducono vizi di violazione di legge e di mancanza di

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.

Così deciso il 7/07/2017

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