Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35517 del 07/07/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35517 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CHIOVARO FABIO nato il 08/12/1973 a PALERMO

avverso l’ordinanza del 13/10/2016 del TRIB. SORVEGLIANZA di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Presidente ROSA ANNA SARACENO;

Data Udienza: 07/07/2017

Ritenuto in fatto

1. Con l’ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Bologna
ha respinto il reclamo proposto da Fabio Chiovaro avverso il decreto di
trattenimento di corrispondenza emesso dal Magistrato di sorveglianza di Reggio
Emilia in data 18 maggio 2015.
A ragione della decisione il Tribunale ha addotto la mancanza di specifici
motivi a sostegno del reclamo, essendosi il Chiovaro limitato a denunciare la

2. Avverso l’indicato provvedimento ha proposto ricorso personalmente
l’interessato che lamenta “la genericità della motivazione” affidata a mere
clausole di stile.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile per la genericità e la manifesta infondatezza del
motivo proposto.
1. Il Magistrato di sorveglianza, autore del provvedimento di trattenimento
della missiva, oggetto del reclamo del Chiovaro, respinto con l’ordinanza qui
impugnata, ha motivato, come rilevato dal Tribunale di sorveglianza, le ragioni
del trattenimento in conformità di quanto previsto dall’art. 18-ter, comma 1, ord.
pen.
In particolare, il Magistrato ha osservato che la missiva, destinata a tale
Pietro Neri dal Chiovaro (che essendone l’autore ben ne conosceva il contenuto)
era contraddistinta da un linguaggio palesemente criptico e che, avuto riguardo
al ruolo svolto dal detenuto all’interno del mandamento della Noce per aver
gestito gli affari di interesse di Cosa Nostra nella zona di sua competenza
(imposizione del pizzo, distribuzione dei relativi proventi, riciclaggio dei
medesimi attraverso la creazione di esercizi commerciali formalmente intestati a
prestanome), vi erano fondate ragioni per ritenere che lo scritto veicolasse
messaggi in codice; sussistevano, pertanto, esigenze di ordine e di sicurezza
pubblica, ma anche esigenze di prevenzione dei reati.
Il Tribunale, quindi, nel ritenere motivato il provvedimento di trattenimento
come sopra adottato dal Magistrato, ha peraltro correttamente stigmatizzato
l’assoluta genericità del reclamo, al quale si applicano le disposizioni generali in
materia di impugnazioni, trattandosi di procedimento giurisdizionalizzato, tra cui
quella che impone la presentazione di specifici motivi a norma degli artt. 581 e
591 cod. proc. pen..

1

stereotipicità del decreto impugnato.

2. Alla luce di quanto precede, essendo palesemente insussistente il
denunciato vizio di carenza di motivazione, il ricorso è inammissibile e il
ricorrente, a norma dell’ art. 616, comma 1, cod. proc. pen., va condannato al
pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad escludere
la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost., sent. n.
186 del 2000), anche al versamento a favore della cassa delle ammende di una
sanzione pecuniaria che pare congruo determinare, tra il minimo e il massimo

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali ed al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 7/07/2017

2

previsti, in euro duemila.

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