Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35505 del 07/07/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35505 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
QUINCI MARCELLO nato il 11/11/1977 a MAZARA DEL VALLO

avverso la sentenza del 16/09/2016 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Presidente ROSA ANNA SARACENO;

Data Udienza: 07/07/2017

Ritenuto in fatto

1. La Corte d’Appello di Palermo, con la sentenza indicata in epigrafe,
confermava la sentenza del Tribunale di Marsala in data 16 dicembre 2014 che
aveva condannato l’imputato Marcello Quinci alla pena di giorni dieci di arresto in
quanto ritenuto responsabile del reato di cui all’art. 650 cod. pen., così
qualificato il fatto originariamente ascritto ex art. 75, comma 2, D.Lgs n. 159 del
2011.
Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione

l’imputato a mezzo del difensore, il quale ha lamentato violazione di legge penale
sostanziale

sia

in

ordine

all’affermazione di

responsabilità

negando

l’intenzionalità della condotta, sia in ordine alla irrogazione della sanzione
detentiva in luogo di quella pecuniaria.

Considerato in diritto

L’impugnazione è inammissibile.
1. Le censure, generiche ed apodittiche, non si confrontano in alcun modo
con le argomentazioni svolte dalla Corte che, in uno con quelle derivanti dalla
motivazione della sentenza di primo grado, si è intrattenuta a valutare sia la
sussistenza materiale della violazione contestata all’imputato sia la sussistenza
del necessario elemento psicologico, rammentando che

“la natura del reato

giustifica l’imputabilità del fatto anche a titolo di colpa, non potendosi non
ricondurre l’inosservanza al comportamento negligente,

inescusabile

dell’imputato, obbligato a portare sempre con sé la carta di permanenza”.
2. Quanto al trattamento sanzionatorio, correttamente evocando i parametri
di cui all’art. 133 cod. pen., segnatamente valorizzando la nutrita biografia
giudiziaria dell’imputato, ha condiviso la decisione del Tribunale di irrogare la
sanzione detentiva e ritenuto benevola l’entità della pena inflitta.
3.

A fronte di tale puntuale motivazione, il ricorso oppone censure

meramente reiterative dei motivi di appello, sollecitando un riesame nel merito
della sentenza impugnata che non può costituire oggetto di sindacato di
legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta, come nella
specie, da logico e coerente apparato argomentativo e da valutazioni
discrezionali più che adeguatamente giustificate.
4. Resta, infine, da aggiungere che l’inammissibilità dei motivi esaminati
impedisce di rilevare l’intervenuta estinzione del reato per prescrizione, maturata
in data 14/11/2016, ossia in un momento successivo alla pronuncia della
sentenza impugnata. Come affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte,
1

2.

l’inammissibilità genetica dell’impugnazione per difetto di specificità o manifesta
infondatezza delle censure, non consentendo il formarsi di un valido rapporto
d’impugnazione, interdice la possibilità di far valere o rilevare d’ufficio la causa
estintiva maturata nelle more della trattazione del ricorso per cassazione (Cass.
S.U. n. 32 del 22/11/2000, De Luca, Rv. 217266; S.U. n. 33542 del 27/6/2001,
Cavalera, Rv. 219531, S.U. n. 23428 del 22/3/2005, Bracale, Rv. 231164).
Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna
del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in ragione dei profili di

somma che si stima equo determinare in euro 2.000,00 in favore della Cassa
delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 7/07/2017

2

colpa insiti nella proposizione di impugnazione di tale tenore, al versamento della

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