Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35503 del 07/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 35503 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
GRINER FILIPPO nato il 08/01/1982 a ANDRIA

avverso l’ordinanza del 23/06/2016 del TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Presidente ROSA ANNA SARACENO;

Data Udienza: 07/07/2017

Ritenuto in fatto

1. Con ordinanza in data 23 giugno 2016 il Tribunale di sorveglianza di
Roma ha respinto il reclamo proposto da Griner Filippo – ricorrente avverso la
sentenza della Corte di appello di Bari dell’11.3.2016 di condanna alla pena di
anni otto di reclusione oltre alla multa per i reati di rapina aggravata, violazione

1991); appellante avverso la sentenza del G.i.p. del Tribunale di Lecce di
condanna alla pena di anni 14 mesi dieci di reclusione per i reati di cui agli artt.
74 e 73 d.P.R. n. 309 del 1990; raggiunto da due ordinanze di custodia cautelare
in carcere, la prima per plurime rapine aggravate, la seconda per il reato di cui
all’art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990 aggravato ex art. 7 L. n. 203 del 1990- avverso
il decreto del Ministro della Giustizia, in data 18 febbraio 2016, con il quale, ex
art. 41 bis ord. pen., è stata disposta la sua sottoposizione a regime detentivo
differenziato per la durata di anni quattro.
2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il Griner,
personalmente e a mezzo del difensore avvocato Giangregorio De Pascalis, per
denunciarne l’illegittimità per violazione di legge e carenza di motivazione. Ad
avviso del ricorrente l’ordinanza è carente nella sua motivazione, fondata su
premesse generiche

e priva di indicazioni di fatti specifici sintomatici di

qualificata pericolosità e di effettivo pericolo di permanenza di collegamenti con
contesti associativi. Nessuna sentenza definitiva ha sancito l’esistenza di un
sodalizio mafioso partecipato dal Griner; apodittica e priva di riscontro è
l’affermazione che egli sarebbe stato affiliato a Salvatore Totò Rizzo; i tatuaggi
che attesterebbero il settimo grado di affiliazione alla camorra sono risalenti nel
tempo; Griner ha fruito di permessi premio e di misure alternative alla
detenzione e non ha mai costituito un pericolo per l’ordine e la sicurezza
pubblica.

Considerato in diritto

Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile perché basato su motivi
generici e manifestamente infondati.
1. L’art. 41-bis della legge n. 354 del 1975, sostituito dall’art. 2 della legge
23 dicembre 2002 n. 279, stabilisce la possibilità di sospendere, in tutto o in
parte, le regole del trattamento nei confronti dei soggetti condannati per taluno
dei delitti ivi menzionati allorchè ricorrano “elementi tali da far ritenere la
1

della legge sulle armi, ricettazione (esclusa l’aggravante ex art.7 L. n. 203 del

sussistenza di collegamenti con un’associazione criminale, terroristica o
eversiva”. Secondo quanto già rilevato dalla giurisprudenza di questa Corte con
orientamento, cui si ritiene di dover aderire, la chiara formulazione della norma
indica che, per il riconoscimento di detta condizione e diversamente da quanto
richiesto per formulare un giudizio di responsabilità “al di là di ogni ragionevole
dubbio”, non debba essere dimostrata in termini di certezza la sussistenza dei
detti collegamenti, essendo necessario e sufficiente che essa possa essere
ragionevolmente ritenuta probabile sulla scorta dei dati conoscitivi acquisiti. E tra

ricavabili dalla pendenza di procedimenti per altri delitti di criminalità
organizzata.
2.

Va, poi, ribadito che l’ambito del sindacato devoluto alla Corte di

cassazione, segnato dall’art. 41 bis ord. pen, comma 2-sexies, che limita i motivi
di ricorso alla sola violazione di legge, è esteso, oltre che all’inosservanza delle
disposizioni di legge sostanziale e processuale, all’inesistenza della motivazione,
dovendo in tale vizio essere ricondotti tutti i casi nei quali la motivazione stessa
risulti del tutto priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e logicità, al
punto di risultare meramente apparente o assolutamente inidonea a rendere
comprensibile il filo logico seguito dal giudice di merito per ritenere giustificata
l’applicazione o la proroga del regime differenziato, ovvero quando le linee
argomentative del provvedimento siano talmente scoordinate e carenti dei
necessari passaggi logici da far rimanere oscure le ragioni che hanno giustificato
la decisione.
3. Ma questo non è il caso del provvedimento impugnato che, con linearità e
logicità rappresentative, ha offerto giustificazioni plausibili e adeguate che il
ricorrente confuta, opponendo generici quanto inconsistenti rilievi. Prendendo
spunto dagli elementi indiziari esposti nell’ ordinanza di sottoposizione a custodia
in carcere per l’associazione dedita al narcotraffico aggravata ex art. 7, il
Tribunale ha ritenuto che tale materiale indiziario non solo delineava con
compiutezza il ruolo di promotore e dirigente dell’associazione assunto dal
Griner, ma anche la finalità agevolatrice dell’associazione di stampo mafioso nel
cui contesto Griner (alla stregua del propalato accusatorio) rivestiva un ruolo
carismatico e indiscusso derivante dal livello di affiliazione raggiunto, ossia il
settimo grado, e provvedeva egli stesso egli stesso all’affiliazione di altri
associati;

ha annotato, altresì, la disponibilità,

da

parte dell’indicata

aggregazione criminale, di un’allarmante dotazione di armi, munizioni , esplosivi,
ben documentata dall’esito degli operati sequestri; ha valorizzato la condanna
già riportata e confermata in secondo grado per il reato ex art. 74 T.U.
stupefacenti, con il ruolo, in quel contesto, di stabile fornitore di cocaina,
2

le fonti di informazione valutabili a tal fine rientrano sicuramente gli elementi,

commercializzata nelle province di Brindisi, di Lecce; ha rimarcato come tale
attività di fornitura fosse il frutto degli accordi stretti in carcere tra griner e
Renna Raffaele, capo dell’associazione; ha aggiunto che con riferimento ai capi di
quel sodalizio era stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso e della
finalità di agevolare l’attività dell’associazione di stampo mafioso nota come
Sacra Corona Unita. Ha, quindi, evidenziato come le significative emergenze dei
titoli richiamati fossero dimostrative della qualificata pericolosità sociale del
detenuto e della sua capacità di mantenere contatti con l’organizzazione di

sua comprovata vicinanza a contesti mafiosi si sommavano i procedimenti
pendenti per numerose rapine e la condanna per omicidio riportata nell’anno
2002.
4. Il Tribunale ha, dunque, concretamente e correttamente valutato tutti
gli elementi risultanti dagli atti, ritenuti utili a conferire attendibilità alle
circostanze esposte nel decreto, e con motivazione, tutt’altro che apparente, ma
ampia, coerente ed esaustiva, ha fatto corretta applicazione del principio,
ribadito e condiviso, secondo cui la sospensione delle regole ordinarie di
trattamento penitenziario, essendo finalizzata proprio a prevenire i collegamenti
criminali del detenuto, non postula ovviamente la prova di attuale esistenza dei
medesimi collegamenti. Mentre i rilievi del ricorrente sono manifestamente
infondati laddove affermano erroneamente applicata la legge penitenziaria e
insussistente la motivazione sulla esistenza di elementi capaci di giustificare
l’applicazione del regime differenziato. Si risolvono per il resto in censure
generiche sulla adeguatezza della motivazione, non consentite nell’ipotesi in
esame, riservata al sindacato sulla violazione di legge.
5. Per le superiori ragioni l’impugnazione va dichiarata inammissibile, con la
conseguente condanna del proponente al pagamento delle spese processuali e,
tenuto conto dei profili di colpa insiti nella proposizione di siffatta impugnazione,
al versamento di una somma in favore della cassa delle ammende, che si stima
equo determinare in euro 2.000,00.
All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 cod. proc.
pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e per i profili di colpa correlati all’irritualità dell’impugnazione (C. cost. n. 186 del
2000) – di una somma in favore della cassa delle ammende nella misura che, in
ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 2.000.

3

appartenenza, avendo persino durante la detenzione stretto accordi illeciti. Alla

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 7/07/2017

Preside nt

)

le,(1ut

4

nna Sara eno

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA