Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35501 del 07/07/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35501 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
GUDDO GIROLAMO nato il 08/08/1933 a PALERMO

avverso l’ordinanza del 26/09/2016 del TRIB. SORVEGLIANZA di PALERMO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Presidente ROSA ANNA SARACENO;

Data Udienza: 07/07/2017

Ritenuto in fatto

1. Con l’ordinanza in epigrafe, il Magistrato di sorveglianza di Palermo ha
respinto l’opposizione avanzata da Guddo Girolamo avverso il provvedimento di
rigetto della domanda di remissione del debito avanzata dal predetto con
riferimento alle spese di giustizia pari a euro 94.427,19 relative a procedimento
cumulativo con 38 imputati, definito con sentenza della Corte di assise di appello
di Palermo del 23.5.2007, irrevocabile il 10.4.2009.

titolare di pensione al pari della moglie, non erano disagiate, gli indici di capacità
economica del predetto essendo fondati prevalentemente sul dato patrimoniale
dei suoi cespiti costituiti non solo dall’immobile di abitazione (intestato alla
moglie), ma dall’immobile di sua proprietà dato in locazione, per un valore annuo
dichiarato di euro 4.800, di consistenza pari a 6,5 vani, bene che, nella
prospettiva di una sua liquidazione, avrebbe consentito al condannato di ricavare
somme sufficienti per onorare, integralmente o parzialmente, il debito erariale o
comunque di adottare apprezzabili iniziative in tal senso. Neppure potevano
ritenersi dirimenti le documentate patologie del richiedente (diabete mellito,
poliartrosi, deficit visivo, cardiopatia dilatativa) siccome infermità riconducibili
all’età avanzata, fronteggiate con l’assunzione di terapie farmacologiche e per la
cui cura non erano necessari eccezionali o consistenti esborsi economici.

2. Ricorre per cassazione l’interessato, a mezzo del difensore, chiedendo
l’annullamento del provvedimento impugnato per violazione di legge e vizio della
motivazione.
Denunzia (ribadendo le doglianze anche nell’atto denominato motivi nuovi
depositato in data 22.06.2017) che il Magistrato di sorveglianza avrebbe
erroneamente:
– apprezzato le numerose patologie accertate in capo al ricorrente da
valutare in uno all’entità del debito erariale e all’impatto del relativo onere sul
percorso di reinserimento sociale dell’interessato;
– non considerato che il requisito delle disagiate condizioni economiche non
va inteso nel senso di assoluta indigenza, essendo sufficiente che l’interessato
versi in una situazione caratterizzata da difficoltà e ristrettezze che, in
riferimento ai parametri della normalità, non consentano il soddisfacimento delle
fondamentali esigenze di vita.

1

1.1 A ragione, ha osservato che le condizioni economiche dell’istante,

Considerato in diritto

Il ricorso appare per ogni verso inammissibile perché fondato su motivi
generici e versati in fatto.
1. Le doglianze sulla eccessiva rigidità del canone di giudizio adottato dal
provvedimento impugnato sono manifestamente infondate, giacché la situazione
di indigenza, e il rischio perciò che l’esazione del credito statuale possa
compromettere l’aspettativa di una vita decorosa (non soltanto, perciò, la

prevista. Correttamente, inoltre, il giudice della sorveglianza, con motivazione
specifica, ha quantificato il trattamento pensionistico del ricorrente, pari a
complessivi euro 930 mensili, la fruizione da parte dello stesso della situazione
alloggiativa nell’appartamento intestato alla moglie, anch’essa titolare di
pensione dell’importo di 540 euro mensili; ha escluso ogni significativa incidenza
delle patologie del condannato, fronteggiabili e fronteggiate con l’assunzione di
idonea terapia farmacologica, e ha rilevato come la possidenza immobiliare
evidenziata dimostri condizioni economiche sintomatiche di un tenore di vita
nient’affatto disagiato, rendendo praticabili iniziative anche solo parziali di
adempimento, così giungendo a conclusioni di continenza plausibili e
adeguatamente giustificate, incensurabili in questa sede.
2.

E sul punto le critiche del ricorrente sono generiche perché non si

confrontano in termini specifici con le argomentazioni svolte nel provvedimento
circa l’idoneità del bilancio familiare a fronteggiare le indispensabili esigenze di
vita; del pari generiche sono le doglianze relative ai bisogni scaturenti dall’età e
dalle condizioni di salute del ricorrente, in quanto non si accompagnano ad
alcuna specificazione che consenta di verificarne la concreta incidenza sulle
valutazioni espresse dal magistrato di sorveglianza.
3. All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 cod. proc.
pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e per i profili di colpa correlati all’irritualità dell’impugnazione (C. cost. n. 186 del
2000) – di una somma in favore della cassa delle ammende nella misura che, in
ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 2.000.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 7/07/2017

77

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speranza di una vita priva di timori economici), è condizione normativamente

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