Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35500 del 07/07/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35500 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MANCINI ARMANDO nato il 16/03/1987 a GROTTAGLIE

avverso l’ordinanza del 14/10/2016 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Presidente ROSA ANNA SARACENO;

Data Udienza: 07/07/2017

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1.

Con la decisione in epigrafe la Corte di appello di Bari, giudice

dell’esecuzione, rigettava l’istanza avanzata da Mancini Armando, volta alla
declaratoria della continuazione tra i reati di cui all’art.73 d.P.R. n. 309 del 1990,
commessi il 15.09.2009, il 5.11.2010, dall’1.01.2005 in poi, oggetto di tre
differenti sentenze di condanna.
2.

Ha proposto ricorso il condannato a mezzo del proprio difensore,

(in riferimento agli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p.) e vizio di motivazione dolendosi in
particolare della erronea valutazione del lasso temporale intercorso tra i vari
reati come ostativo al riconoscimento dell’unicità del disegno criminoso e della
mancata considerazione della circostanza, denotante la matrice ideativa unitaria,
della dedotta condizione di tossicodipendenza.

3. Il ricorso è inammissibile.
Il giudice dell’esecuzione ha ineccepibilmente osservato che ostavano al
riconoscimento della esistenza di un unico, originario disegno criminoso la
notevole distanza temporale tra i singoli episodi delittuosi, la diversità di luoghi e
le differenti modalità esecutive, le diverse qualità delle sostanze, in assenza di
qualsivoglia elemento di segno inverso e neppure risultando il collegamento dei
fatti alla condizione di tossicodipendenza, nemmeno dedotta nei giudizi di
cognizione e di per sé sola inidonea ai fini della valutazione dell’unitarietà del
disegno. Si era in presenza, dunque, di risoluzioni criminose occasionali e
scollegate tra loro, indicative, anche alla stregua delle risultanze del casellario
giudiziale, di una generale inclinazione alla devianza ed alla commissione di reati
in materia di stupefacenti.
Tanto posto, il ricorso appare manifestamente infondato allorché fa
riferimento alla mancata considerazione dell’elemento “unificante” della
tossicodipendenza, che, contrariamente a quanto si assume, è stata debitamente
apprezzata dalla Corte di appello che è pervenuta a soluzione giuridicamente
corretta, non potendo dubitarsi che lo status di tossicodipendente non é di per sé
solo idoneo a giustificare il riconoscimento della continuazione, giacché detto
elemento non si sovrappone, sostituendola, alla nozione dell’istituto delineata
nell’art. 81, secondo comma, c.p., e cioè alla imprescindibile necessità che i fatti
siano riferibili ad un originario, unico disegno. Ed è per il resto generico, oltre
che attinente a valutazioni di merito che, diversamente da quanto si sostiene,
appaiono in diritto assolutamente corrette e più che adeguate e plausibili in
fatto.
1

chiedendo l’annullamento dell’ordinanza impugnata. Deduce violazione di legge

4. All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 cod. proc.
pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e per i profili di colpa correlati all’irritualità dell’impugnazione (C. cost. n. 186 del
2000) – di una somma in favore della cassa delle ammende nella misura che, in
ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 2.000.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 7/07/2017

I President
R anna Sar

26 LUG.

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2

P.Q.M.

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