Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 35496 del 07/07/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 35496 Anno 2018
Presidente: SARACENO ROSA ANNA
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CIOBANU CATALIN nato il 09/08/1989 a BOTOSANI( ROMANIA)

avverso l’ordinanza del 12/08/2016 del TRIBUNALE di UDINE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Presidente ROSA ANNA SARACENO;

Data Udienza: 07/07/2017

Ritenuto in fatto

1. Con la decisione in epigrafe, il Tribunale di Udine, pronunciando in
funzione di giudice dell’esecuzione, ha dichiarato inammissibile l’istanza avanzata
ex art. 670 cod. proc. pen. nell’interesse di Ciobanu Catalin volta ad ottenere la
declaratoria d’ineseguibilità in relazione alla sentenza del 13/4/2015 emessa dal
Tribunale medesimo in sede di cognizione o in subordine la restituzione nel
termine per impugnarla.

formazione del titolo esecutivo “per omessa convocazione del difensore fiduciario
tempestivamente nominato”.
2. Avverso l’indicato provvedimento ha proposto ricorso per cassazione
l’interessato a mezzo del difensore, il quale si duole di violazione di legge
processuale in relazione al disposto degli artt. 178-179 cod. proc. pen. per
essere stato celebrato il giudizio in assenza del difensore fiduciario
tempestivamente nominato e senza che il medesimo fosse notiziato del relativo
esito.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile perché basato su motivo manifestamente
infondato e aspecifico in quanto non correlato al ragionamento logico-giuridico
esposto nel provvedimento impugnato.
1. L’ordinanza in esame ha correttamente distinto le due richieste avanzate
dal difensore del Ciobanu, finalizzate rispettivamente ad ottenere la declaratoria
d’ineseguibilità della sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale di Udine o,
in subordine, la restituzione nel termine per proporre appello. Quanto alla prima,
ha correttamente rilevato la palese infondatezza della doglianza relativa alla
dedotta nullità del giudizio celebrato in assenza del difensore fiduciario,
osservando che l’imputato era stato assistito dall’avvocato Roberto Pelos,
nominato d’ufficio; a seguito della sua traduzione disposta dal Tribunale perché
detenuto per altra causa, aveva espressamente rinunziato ad assistere
all’udienza del 13.4.2015, nella quale era stata deliberata la decisione,
delegando l’avv. Viola a rappresentarlo in sua assenza, ma a tale dichiarazione il
Tribunale non aveva riconosciuto validità ed efficacia di atto di nomina ex art. 96
cod. proc. pen.. Ha dunque richiamato il pacifico principio di diritto, secondo il
quale in materia di incidente di esecuzione, il giudice deve limitare il proprio
accertamento alla regolarità formale e sostanziale del titolo su cui si fonda
l’esecuzione e non può attribuire rilievo alle nullità eventualmente verificatesi nel
1

L’incidente, stando al provvedimento impugnato, contestava la valida

processo di cognizione in epoca precedente al passaggio in giudicato della
sentenza (Sez. 1, n. 5880 del 11/12/2013 , Amore, Rv. 258765; Sez. 1, n.
29363 del 21/05/2009, Tosti Croce, Rv. 244307; Sez. 1, n. 8776 del 28/1/2008,
Lasco, rv. 239509) perché le relative questioni avrebbero dovuto essere dedotte
nella sede di cognizione, potendo occuparsi solamente della correttezza della
eventuale notificazione del titolo esecutivo rispetto alle disposizioni del codice,
donde l’inammissibilità dell’istanza formulata in via principale.
Né ha fondamento la deduzione difensiva secondo la quale il Tribunale

quanto la pretesa contrasta con il principio di diritto secondo il quale “l’avviso di
fissazione dell’udienza deve essere effettuato al difensore di fiducia dell’imputato
che rivestiva tale qualità all’atto di fissazione dell’udienza e non anche
all’avvocato che abbia acquistato successivamente tale veste, in quanto con
l’emissione dell’avviso si cristallizza la situazione processuale relativa agli
adempimenti di cancelleria” (Sez. U, n. 24630 del 26/03/2015, Maritan, Rv.
263600). Dall’esame degli atti risulta che il decreto di citazione a giudizio per
l’udienza del 19.1.2015 era stato ritualmente notificato al Ciobanu al domicilio
eletto presso il difensore designato ex art. 97 cod. proc. pen., comma 1, e al
difensore di ufficio che ad essa era intervenuto e che aveva assistito l’imputato
per l’intero corso del processo; al difensore di fiducia, nominato in data
13.4.2015, anche a voler assegnare valore ed efficacia di nomina fiduciaria alla
dichiarazione contenuta nella comunicazione di rinunzia ad assistere all’udienza,
pur mancando il rispetto delle forme ex art. 96 cod. proc. pen., non spettava
ulteriore avviso, ma solo il diritto di intervenire all’udienza, con onere del suo
assistito di informarlo della data.
2. In merito alla subordinata richiesta di restituzione nel termine il giudice
dell’esecuzione ha fondato la declaratoria di inammissibilità sul rilievo, ritenuto
dirimente ed assorbente ogni altro, della mancata dimostrazione della
tempestività dell’istanza, in quanto il difensore nulla aveva dedotto al riguardo,
anzi, pur avendo depositato un atto di nomina recante la data del 12.5.2015,
successiva a quella della pronunzia della sentenza, aveva avanzato richiesta di
restituzione nel termine solo in data 4.5.2016. La decisione rispetta
puntualmente il disposto dell’art. 175 cod. proc. pen., comma 1, il quale prevede
che le parti e i difensori sono restituiti nel termine stabilito a pena di decadenza
se provano di non averlo potuto osservare per caso fortuito o forza maggiore e
che la richiesta per la restituzione del termine deve essere presentata a pena di
decadenza entro dieci giorni da quello nel quale è cessato il fatto costituente
caso fortuito o forza maggiore.

2

avrebbe dovuto provvedere alla “convocazione” del difensore di fiducia, in

3. Alle osservazioni svolte sul punto nel provvedimento impugnato il
ricorrente non ha mosso alcuna seria ed effettiva obiezione, avendole
semplicemente ignorate: in tal modo è però incorso anche nel vizio di aspecificità
dei motivi, inidonei a contrastare con argomenti in fatto o in diritto la “ratio
dedicendi” della decisione avversata, potendosi solo aggiungere che nel caso in
disamina non si verte in ipotesi di evento non evitabile con la normale diligenza,
ne’ di causa di forza maggiore, cioè di evento irresistibile, visto che, con un
comportamento improntato a normale diligenza, quale costituito da un accesso

fiducia, che si assume regolarmente nominato sin dal 13.4.2015, avrebbe potuto
conoscere per tempo che era stata pronunciata una sentenza di condanna e
presentare impugnazione.
Per quanto esposto, l’ordinanza impugnata supera dunque indenne il
controllo operabile nel giudizio di legittimità ed il ricorso va dichiarato
inammissibile con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e, in relazione ai profili di colpa, insiti nella proposizione di
siffatta impugnazione, al versamento della somma di euro 2.000,00 alla cassa
delle ammende.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 7/07/2017
I Presiden

anna S ceno
U.._<4...... Th 3 nella cancelleria del Giudice che doveva celebrare il dibattimento, il difensore di

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