Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 3291 del 23/11/2012


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 3291 Anno 2013
Presidente: MARZANO FRANCESCO
Relatore: GRASSO GIUSEPPE

Data Udienza: 23/11/2012

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) SINGH SATNAM N. IL 10/10/1966
2) KAUR SIMARJIT N. IL 02/05/1962
3) KAUR SURINDER N. IL 07/08/1991
4) SINGH SURWINDER N. IL 11/09/1992
5) HARBANS SINGH N. IL 12/06/1951
6) INDERJEET KAUR N. IL 10/08/1962
7) SUKHWINDER KAUR N. IL 09/10/1980
8) PAWANDEEP SINGH N. IL 11/08/1984
9) JASBIR KAUR N. IL 14/06/1978
10) CLERICI CLAUDIA N. IL 10/01/1970
avverso la sentenza n. 109/2011 CORTE APPELLO di BRESCIA, del
30/09/2011
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 23/11/2012 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO
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Udito il Procuratore Generale in persona 41 Dott. -rn” -che ha concluso per -( 1~..t,titi 1.11110\k (cc
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RITENUTO IN FATO
1. Il Tribunale di Mantova, Sezione Distaccata di Castiglione delle
Stiviere, con sentenza del 6/7/2010, dichiarata Clerici Claudia colpevole del
reato di cui all’art. 589, comma 2, in danno di Singh Nishan, il quale, in
condizioni di assenza di luce solare, mentre percorreva strada extraurbana a
bordo di bicicletta, era stato violentemente tamponato dall’autovettura
condotta dall’imputata, marciante nello stesso senso di marcia, condannò la
pena sospesa reputata di giustizia, nonché al risarcimento del danno in favore
delle P.C., da liquidarsi in separata sede, ponendo, altresì, provvisionale in
favore di quest’ultime ammontante alla complessiva somma di C. 250.000,00.
1.1. La Corte d’Appello di Brescia, con sentenza del 30/9/2011, in
parziale riforma della sentenza di primo grado, appellata dall’imputata, che
nel resto confermava, determinò nella misura del 40% la concorrente
responsabilità della vittima.
2. L’imputata e le parti civili proponevano ricorso per cessazione.
3.

Clerici Claudia con l’unico motivo esposto a corredo

dell’impugnazione lamenta contraddittorietà ed illogicità della sentenza sui
seguenti punti: affermazione di colpevolezza; esclusa prevalenza delle
attenuanti generiche; eccessività dell’ammontare della provvisionale.
Queste le critiche: male aveva fatto la Corte territoriale a non apprezzare
adeguatamente le «simulazioni» prodotte dalla Difesa, che riproponevano
puntualmente la posizione dei veicoli al momento dell’impatto, e ad escludere
che il ciclista avrebbe potuto ulteriormente accostarsi sulla destra, tenuto
conto dei rilievi difensivi che avevano preso spunto dalla posizione del corpo
della vittima. Contraddittoria, poi, doveva reputarsi la decisione di escludere
la prevalenza delle attenuanti generiche e di quantificare nell’ammontare
sopra indicato la provvisionale, in contrasto con pur riconosciuta concorrente
responsabilità della vittima,
4.

Le Parti Civili affidavano, anch’esse ad un unico motivo

l’esplicitazione delle ragioni di doglianza.
Contraddittoria e manifestamente illogica doveva reputarsi l’affermazione
secondo la quale, a parere della Corte territoriale, la bicicletta fosse priva di
dispositivi d’illuminazione.

1

medesima, concesse le attenuanti generiche con criterio di equivalenza, alla

Al contrario dell’asserto, i dati processuali non consentivano affatto di
reputare una tale assenza «dato oggettivo insuperabile>›, per più ragioni:
Singh Satnam, zio della vittima, sentito in qualità di teste, aveva dichiarato
che la bicicletta era fornita di luci, perché da lui personalmente installate e
perché viste in funzione il giorno dell’incidente, alla partenza da casa del
nipote; le ricerche per il rinvenimento del detto apparato effettuate dalla
Polizia non potevano essere qualificate accurate, stante che, pur essendo stati
rinvenuti distrutti gli agganci delle predette luci (teste agente Cugini) di essi
di tali apparati ben si conciliava con il loro integrale sbriciolamento a causa del
forte impatto; né, peraltro, la stessa imputata aveva mai asserito che la
bicicletta viaggiava senza luci, essendosi limitata ad affermare di non averla
vista.
La Corte territoriale, poi, aveva illogicamente reputato che la presenza
dei catarifrangenti sui pedali non rendeva perciò solo visibile il mezzo, in
quanto gli stessi potevano venire oscurati dalle scarpe del ciclista. Tale
assunto, contrastante con regola di comune esperienza, risultava
espressamente smentito dal perito, il quale, esaminato dai giudice, aveva
dichiarato che i catadiottri, regolarmente installati sul veicolo, in condizioni di
luce deficitaria risultano ben visibili, specie a cagione del movimento dei
pedali, niente affatto oscurati in permanenza dalla pedalata, la quale, invece,
li rende efficacemente visibili, proprio a cagione dell’alternanza.

CONSIDERATO IN DIRITTO
5. Manifestamente infondato e, quindi, inammissibile deve
qualificarsi l’impugnazione dell’imputata.
La detta, infatti, propone prendersi in considerazione diversa lettura dei
fatti preclusa a questa Corte, in ordine a tutti i punti sottoposti a censura.
La Corte territoriale, invero, attraverso percorso argomentativo in questa
sede non censurabile, ha dettagliatamente chiarito le ragioni per le quali
doveva reputarsi sussistere la colpevole condotta di guida della Clerici: il
ciclista manteneva rigorosamente la sua destra, proprio all’estremo limite
della carreggiata percorribile; lo spazio di avvistamento assicurava, in caso di
guida accorta ed attenta, ampia possibilità di evitare l’investimento; le
circostanze generiche, riconosciute dal giudice di primo grado con criterio di
equivalenza, non potevano giudicarsi prevalenti in ragione dell’elevato grado
di colpa.

2

non si era fatta menzione nel verbale redatto dalla P.G.; la particolare fragilità

Peraltro, in questa sede non sarebbe consentito sostituire la motivazione
del giudice di merito, pur anche ove il proposto ragionamento alternativo
apparisse di una qualche plausibilità.
Sull’argomento può richiamarsi, fra le tante, la seguente massima, tratta
dalla sentenza n.15556 del 12/2/2008 di questa Sezione, particolarmente
chiara nel delineare i confini del giudizio di legittimità sulla motivazione: Il
nuovo testo dell’art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p., come modificato dalla I.
20 febbraio 2006 n. 46, con la ivi prevista possibilità per la Cassazione di
non ha alterato la fisionomia del giudizio di cassazione, che rimane giudizio di
legittimità e non si trasforma in un ennesimo giudizio di merito sul fatto. In
questa prospettiva, non è tuttora consentito alla Corte di cassazione di
procedere a una rinnovata valutazione dei fatti ovvero a una rivalutazione del
contenuto delle prove acquisite, trattandosi di apprezzamenti riservati in via
esclusiva al giudice del merito. Il “novum” normativa, invece, rappresenta il
riconoscimento normativa della possibilità di dedurre in sede di legittimità il
cosiddetto travisamento della prova, finora ammesso in via di interpretazione
giurisprudenziale: cioè, quel vizio in forza del quale la Cassazione, lungi dal
procedere a un’inammissibile rivalutazione del fatto e del contenuto delle
prove, può prendere in esame gli elementi di prova risultanti dagli atti onde
verificare se il relativo contenuto sia stato o no “veicolato”, senza
travisamenti, all’interno della decisione.
6. Identico destino deve assegnarsi all’impugnazione delle P. C., per
le medesime ragioni.
Pur potendosi, ragionevolmente discettare difformemente dalla sentenza
impugnata, l’opinione di questa, sul punto difforme da quella di primo grado,
secondo la quale la bicicletta, condotta dalla vittima in assenza di luce solare
ed illuminazione, era priva di dispositivi d’illuminazione, non può qualificarsi
frutto di un ragionamento contraddittorio o manifestamente illogico (art. 606,
lett. e, cod. proc. pen.): la valorizzazione della circostanza oggettiva del
mancato rinvenimento anche solo di uno sparuto frammento di un impianto di
tal fatta sul luogo del sinistro, pur in presenza dei ganci sul mezzo destinati
allo scopo, non può giudicarsi irragionevole, anche tenuto conto della scarsa
obiettività attribuibile alla contraria deposizione di uno zio della vittima.
7. L’epilogo impone la condanna dei ricorrenti alle spese processuali e
consiglia la di loro condanna al pagamento della somma di €. 1.000,00 in
favore della cassa delle ammende.

3

apprezzare i vizi della motivazione anche attraverso gli “atti del processo”,

La reciproca soccombenza giustifica l’integrale compensazione fra le parti
delle spese di questo giudizio.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuno a quello della somma di C. 1.000,00 in favore
della cassa delle ammende. Dichiara interamente compensate fra le parti

Così deciso in Roma il 23/11/2012.

private le spese di questo giudizio.

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