Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 32505 del 07/05/2014


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 32505 Anno 2014
Presidente: FOTI GIACOMO
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

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sul ricorso proposto da:
PANSINI PAOLO N. IL 20/07/1963
avverso la sentenza n. 3935/2011 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 30/10/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUCA VITELLI
CASELLA;

Data Udienza: 07/05/2014

n.70 ricorrente PANSINI Paolo

Motivi delia_duisione

L’imputato in epigrafe ricorre personalmente per cassazione avverso la
sentenza 30 ottobre 2012 con la quale la Corte d’appello di Bologna
confermava quella di primo grado emessa dal Tribunale di Rimini che dichiarò il
predetto responsabile del delitto previsto dall’art. 73 comma d.P.R. n. 309/1990
concessa la speciale attenuante di cui all’art. 73, comma V° del citato d.P.R.
condannandolo per l’effetto alla pena di UN anno, mesi UNO, giorni DIECI di
reclusione ed euro 4.000,00 di multa,applicata la diminuente per il rito
abbreviato.
Deduce vizi motivazionali in ordine alla mancata applicazione dell’art. 129 codice
di rito.
Il ricorso è infondato per difetto di specificità oltrechè per l’inconferenza dei
denunziati vizi.
Deve Invece rilevarsi d’ufficio ex art. 609, comma 2° codice di rito

la

sopravvenuta illegalità del trattamento sanzionatorio.
Giova rammentare che la Corte costituzionale,con sentenza n. 32 del 2014
(pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 11 del 5 marzo 2014 e quindi con effetti ex
art. 136 Cost., a far tempo dal giorno successivo ) ha dichiarato l’illegittimità
costituzionale degli artt. 4-bis e 4-vicies del decreto legge 30 dicembre 2005 n.
272, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1 della legge 21 febbraio
2006 n. 46 con cui venne introdotta (per usare le stesse parole del Giudice delle
leggi ) ” una innovazione sistematica alla disciplina dei reati in materia di
stupefacenti sia sotto il profilo delle incriminazioni che sotto quello
sanzionatorio”, significativamente imperniato nella parificazione quoad poenam
dei delitti riguardanti le c.d. “droghe leggere” con quelli aventi ad oggetto le c.d.
“droghe pesanti”. Per l’effetto, acclarata l’illegittimità della valenza
modificativa/abrogativa della novella, si è automaticamente determinata la ”
reviviscenza” delle disposizioni originarie dettate – sub art. 73 – dal d.P.R. 9
ottobre 1990 n. 309 – Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli
stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi
stati di tossicodipendenza,con specifico riferimento alle specifiche fattispecie
incriminatrici ed al relativo trattamento sanzionatorio. Come peraltro sottolineato
dalla stessa Corte costituzionale,si pone, in relazione ai processi pendenti nei
quali non sia intervenuta sentenza definitiva, la necessità, a mente del chiaro
disposto dell’art. 2, comma 4 0 cod.pen., dell’applicazione della disposizione più
favorevole al reo, attesochè ( com’è pacifico ) le disposizioni penali in vigore alla

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x

( cessione di gr. 0,5 di marijuana ) commesso in Riccione il 14 luglio 2011,

data surrIchiamata del commesso reato risultano diverse da quelle posteriori ed
attualmente applicabili, in particolare per quanto attiene alla previsione della
misura delle sanzioni penali.
Per quanto in questa sede rileva, va evidenziato che, a norma dell’art. 73,
comma V° del d.P.R. n.309/ 1990, nel testo originario,le condotte integranti la
speciale attenuante del” fatto lieve” concernenti le c.d. ” droghe leggere” ( tra
le quali va annoverata la marijuana, oggetto dei fatti per cui è processo ) erano
punite con pena della reclusione da SEI mesi e QUATTRO anni e con quella della
dichiarata costituzionalmente illegittima ) da UNO a SEI anni di reclusione e da
3.000,00 a 26.000,00 euro,applicabili a prescindere dalla diversa natura delle
sostanze stupefacenti. Per completezza espositiva, si deve tuttavia ancora
annotare che, con specifico riferimento alla fattispecie del “fatto lieve”, l’art.2 del
decreto legge 23 dicembre 2013 n.146 convertito con modificazioni dall’art. 1
comma 1° della legge 21 febbraio 2014 n. 10 ha sostituto integralmente – con
effetto dal 24 dicembre 2013 – il testo dell’art. 73 comma V° d.P.R.

n.

309/1990,ridisegnando peraltro una fattispecie autonoma di reato. Tanto è
manifestamente desumibile dalla nuova formulazione letterale della norma che
reca l’inequivoca clausola di riserva o di sussidiarietà:
costituisca più grave reato…”

“Salvo che il fatto

e che delinea una condotta materiale dotata di

specifica ed autonoma rilevanza, relativamente alla condotta materiale integrata
da “chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo ” qualificabili
in termini di “lieve entità” per mezzi, modalità o circostanze dell’azione, qualità,
quantità delle sostanze. Il delitto risulta punito con pena della reclusione da
UNO a CINQUE anni e con quella della multa da euro 3.000 a 26.000 senza
alcuna differenziazione in rapporto alla natura “pesante ” o ” leggera ” delle
sostanze stupefacenti. E’ evidente che quale jus superveniens –

rispetto

all’assetto normativo in vigore all’epoca del commesso reato per cui è processo anche tale intervento novellistico deve essere valutato nell’ambito del giudizio
volto ad Individuare la disposizione più favorevole al reo ex art. 2 comma 40
cod.pen. previa comparazione della disposizione normativa con quelle “parallele”
di cui all’originarlo Testo unico in materia di stupefacenti, la cui vigenza è stata
“ripristinata ” dalla con la citata sentenza n. 32 del 2014 della Corte
costituzionale, peraltro intervenuta successivamente alla novella.
Nella fattispecie In esame, la comparazione del novum normativo surrichiarnato
induce a giudicare disciplina in concreto più favorevole al reo, avuto riguardo ai
minimi ed ai massimi edittali di pena, quella dettata dall’art. 73, comma V° del
citato d.P.R.,nel testo originario. Invero, in tale ottica, non dispiega alcun effetto
la qualificazione del fatto in termini di reato autonomo, posto che,ex art. 129
cod. proc. pen.,non vi è spazio per la declaratoria di estinzione del reato per

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< multa da euro 1.032 a euro 10.329 anziché con quelle ( di cui alla novella prescrizione, non essendo maturato il termine massimo di prescrizione fissato, ex artt. 157 e 161 cod. pen. nel testo ora in vigore, di anni sette e mesi sei, presa a parametro la pena massima edittale di anni CINQUE di reclusione fissata dalla nuova previsione dell'autonoma fattispecie incriminatrice; termine decorrente dalla suddetta data del commesso reato. Neppure potrebbe aver rilievo, sempre nell'ambito della verifica dello statuto della disposizione successiva più favorevole, la novellata qualificazione di reato autonomo rispetto ad un meno vantaggioso giudizio di comparazione della speciale attenuante dei eventuali aggravanti attesochè, nel caso di specie, non risulta effettuato alcun il giudizio di comparazione tra attenuante ed aggravanti, ex art. 69 cod.pen., apparendo di fatto disapplicata dal Giudice di prime cure la pur contestata recidiva ex art. 99 1 comma 4 0 cod. pen. Deve quindi conclusivamente affermarsi che, ferma l'ormai irretrattabile riconducibilità della condotta all'ipotesi del" fatto lieve" di cui all'art. 73, comma V° citato d.P.R., alla luce del dictum della Corte costituzionale, appare necessario che, annullate le statuizioni in punto pena rese dalla Corte d'appello di Bologna a conferma della sentenza di primo grado ( con cui fu fissata la pena base in UN anno,mesi OTTO di reclusione ed euro 6.000,00 di multa, poi ridotta per il rito ad UN anno,mesi UNO, giorni DIECI di reclusione ed euro 4.000,00 di multa ) si proceda, in sede di rinvio, ad nuovo giudizio di rideterminazione del trattamento sanzionatorlo secondo I parametri fissati dall'art. 133 cod.pen., avuto riguardo ai minimi ed ai massimi di pena edittali previsti dall'art. 73 comma V° d.P.R. n.309/1990 nel testo originario "ripristinato"compresi tra SEI mesi e QUATTRO anni di reclusione e tra euro 1.032 e 10.329 di multa, non potendo giudicarsi legittimamente compatibile la pena in concreto applicata con la forbice edittale divenuta attualmente in vigore. Va infine precisato che a' sensi dell'art.624 cod. proc.pen., il punto concernente l'affermazione di penale responsabilità dell'imputato è divenuto Irrevocabile. PQM Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio per effetto della sentenza n.32/2014 della Corte costituzionale. Rinvia sul punto alla Corte d'appello di tg(rg5 ‘49-1. O d4. Rigetta nel resto. Visto l'art. 624 cod. proc. pen., dichiara l'irrevocabilità della sentenza in ordine all'affermazione di responsabilità per il reatn scritto. Così deciso in Roma,li 7 maggio 2014 I IN CANC.',LLLERIA "fatto lieve" in termini di equivalenza ovvero di subvalenza della stessa con

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