Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 3163 del 18/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 3163 Anno 2016
Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: BONI MONICA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ATTANASIO ALESSIO N. IL 16/07/1970
avverso l’ordinanza n. 112/2014 GIUD. SORVEGLIANZA di
SPOLETO, del 07/10/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MONICA BONI;

Data Udienza: 18/11/2015

Ritenuto in fatto

1.Con provvedimento del 7 ottobre 2014 il Magistrato di sorveglianza di
Spoleto dichiarava non luogo a provvedere in merito al reclamo proposto dal
detenuto Alessio Attanasio, sottoposto al regime differenziato di cui all’art. 41-bis
ord. pen., rilevando che lo stesso era ristretto in istituto estraneo alla propria
giurisdizione.

l’interessato personalmente per chiederne l’annullamento per violazione di legge in
relazione al disposto dell’art. 666 cod. proc. pen. e dell’art. 35-bis ord. pen. per
avere il giudice deciso “de plano” in assenza di contraddittorio e non avere
considerato che la competenza spetta al magistrato che ha emesso il
provvedimento reclamato e non secondo criteri territoriali.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile perché proposto avverso determinazione giudiziaria
non impugnabile.
1.0sserva il Collegio che il ricorso contesta un provvedimento meramente
interlocutorio, col quale, senza assumere alcuna decisione in ordine alle ragioni del
reclamo proposto dall’Attanasio, ha riscontrato che il suo avvenuto trasferimento
presso istituto penitenziario, situato al di fuori dell’ambito della giurisdizione
dell’ufficio di sorveglianza di Spoleto, privava il magistrato di sorveglianza del
potere di prendere cognizione dell’istanza rivoltagli. In tal modo da preso atto che
rispetto al momento della decisione difettava il criterio di collegamento per radicare
la propria competenza per territorio.
1.1 In effetti, per quanto emerge dagli atti, l’Attanasio ha inteso reclamare
avverso determinazione assunta dalla direzione della Casa Circondariale di Ascoli
Piceno, ove era ristretto alla data dell’1/10/2014 ed al momento di proposizione
del ricorso all’odierno esame; pertanto, ai sensi dell’art. 677 cod. proc. pen., la
competenza a prendere cognizione del suo reclamo spettava al magistrato di
sorveglianza di Macerata, nel cui ambito di giurisdizione si trova il predetto istituto
penitenziario, senza che per assumere tale decisione fosse necessario instaurare il
contraddittorio. A nulla rileva che l’art. 35-bis ord. pen. al suo quinto comma faccia
riferimento quale autorità giudiziaria competente al “magistrato di sorveglianza che
ha emesso il provvedimento”: da un lato la norma si riferisce esclusivamente al
procedimento di esecuzione della decisione di accoglimento del reclamo, rimasta
inottemperata, dall’altro il richiamo a tale disposizione è privo di qualsiasi
significato, se rapportato al caso in esame, in cui alcuna decisione precedente è

1

2.Avverso detto provvedimento ha proposto ricorso per cassazione

stata assunta dal magistrato di sorveglianza al di fuori di quella impugnata, che
comunque non ha affatto accolto la richiesta del ricorrente.
Va dunque dichiarata l’inammissibilità del ricorso, con la conseguente
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, e, tenuto conto dei
profili di colpa insiti nella proposizione di siffatto gravame, al versamento di una
somma in favore della Cassa delle Ammende, che si stima equo determinare in

P. Q. M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali ed al versamento della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma, il 18 novembre 2015.

euro 1.000,00.

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