Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 3082 del 12/12/2012


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 3082 Anno 2013
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: GRAZIOSI CHIARA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) ROMA GIUSEPPE N. IL 22/07/1945
avverso la sentenza n. 1329/2012 CORTE APPELLO di MILANO, del
18/04/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/12/2012 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. 640A CCI…/ (è.10
che ha concluso per .,ek AlatitsuLuj, .4,r+1,A—ed;k calo eczus‘rz,D

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 12/12/2012

34263/2012

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 18 aprile 2012 la Corte d’appello di Milano, pronunciandosi sull’appello di
Roma Giuseppe avverso sentenza del gip del Tribunale di Monza del 30 novembre 2011 – che
lo aveva ritenuto responsabile del reato di illecita detenzione, a fini di spaccio, di sostanza
stupefacente di tipo cocaina ex articoli 73, commi 1 e 5, d.p.r. 309/1990 e 99 c.p. e
condannato alla pena di anni due e mesi otto di reclusione ed euro 10.000 di multa -riformava
parzialmente la sentenza di primo grado rideterminando la pena in anni uno e mesi sei di

La corte ha reputato che la responsabilità dell’imputato si può fondare sulla sua credibile
confessione, come giudicato dal Tribunale anche se con motivazione alquanto scarsa. Al
riguardo ha osservato che la responsabilità trova conforto nelle dichiarazioni di Francesco
Arachelian, di cui esamina analiticamente la condotta (come risulta dal verbale di arresto) e il
contenuto delle dichiarazioni (pagine 2-3 della motivazione).
La corte ha accolto l’appello per quanto riguarda la dimensione della pena inflitta, ma ha
ritenuto che i precedenti penali non consentano, come correttamente valutato dal primo
giudice, il riconoscimento di attenuanti generiche.
2. Contro la sentenza ha presentato ricorso il difensore dell’imputato, proponendo tre motivi.
Il primo motivo denuncia vizio motivazionale, essendo la sentenza priva di motivazione in
ordine all’affermazione di responsabilità dell’imputato, non avendo la corte, quanto alla
destinazione dello stupefacente a terzi, a fronte delle osservazioni proposte in appello, fornito
alcuna argomentazione che comprovi tale elemento. Con l’atto d’appello la difesa aveva chiesto
l’assoluzione perché il fatto non sussiste, basandosi anche sulle diverse risultanze probatorie
del fascicolo processuale in sede di giudizio abbreviato: dagli accertamenti chimici è risultato
infatti che lo stupefacente era di minima quantità, idoneo quindi ad essere ad uso
esclusivamente personale; inoltre perquisendo l’abitazione non erano stati trovati i mezzi usati
abitualmente per il confezionamento di trattamento degli stupefacenti. Ma la corte non
menziona le questioni sollevate nell’atto d’appello mentre, a fronte di precisa richiesta di nuova
valutazione degli elementi presenti agli atti, avrebbe dovuto almeno illustrare per quali ragioni
non incidevano sul giudizio di colpevolezza.
Il secondo motivo prospetta ancora vizio motivazionale: la corte ritiene che il destinatario
dello stupefacente fosse tale Francesco Arachelian per una generica inverosimiglianza delle sue
dichiarazioni: essendo queste carenti e contraddittorie, ne discenderebbero logicamente la
destinazione a lui dello stupefacente e il fatto che l’imputato gli fosse noto come
tossicodipendente conoscitore dei luoghi di spaccio. Queste conclusioni non sono logicamente
collegate alla premessa della mera inattendibilità generica del soggetto. Al contrario dagli atti
emerge che, se costui è inattendibile, è invece attendibile la versione dell’imputato. Inoltre

reclusione ed euro 4000 di multa.

questi, nella prima fase del suo interrogatorio in sede di convalida dell’arresto, ha dapprima
affermato la destinazione a uso personale della droga, solo in un secondo momento riferendo
di aver ricevuto 200 da Arachelian per l’acquisto di cocaina in cambio dell’utilizzo di una
ridottissima dose: queste affermazioni hanno una strana natura confessoria che rendono
necessari supporti logici e di fatto. Al riguardo la corte non si pronuncia, collegando la
responsabilità dell’imputato alla inattendibilità generica del teste.
Il terzo motivo denuncia contraddittorietà di motivazione quanto alla mancata concessione

contraddicendo il fatto che in altri passi della sentenza rileva l’entità della pena stabilita dal gip
come troppo elevata, per la modestia del quantitativo e per avere l’imputato sostanzialmente
ammesso l’addebito. La corte inoltre evidenzia la situazione di tossicodipendente dell’imputato,
prestatosi all’acquisto dello stupefacente per fruirne una ridottissima dose. Per di più l’unico
precedente specifico dell’imputato è assai risalente nel tempo.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso non merita accoglimento, per manifesta infondatezza.
Il primo motivo, che prospetta carenza di motivazione nella impugnata sentenza sulla
responsabilità penale dell’imputato, non corrisponde alla reale conformazione della motivazione
stessa, la quale si presenta adeguata e congrua al riguardo, non ignora la quantità limitata (fa
espresso riferimento, invece, all’avere il primo giudice accertato “la modestia del tentativo di
cocaina”) e ricostruisce compiutamente la vicenda per pervenire a confermare la sentenza
appellata nel senso che si trattava effettivamente di uno spaccio a terzi.
Il secondo motivo in sostanza ripropone le stesse censure motivazionali, per quanto le orienti
sul ruolo del ritenuto – e dalla difesa negato come tale – destinatario dello stupefacente,
Arachelian. Si tratta comunque sempre della ricostruzione fattuale della condotta criminosa, in
relazione alla quale, come già osservato a proposito del primo motivo, la motivazione non

delle attenuanti generiche: la corte motiva il diniego con i numerosi precedenti dell’imputato,

denota carenze e inadeguatezze, né tanto meno contraddittorietà nel valutare il ruolo del
suddetto, le cui dichiarazioni sono invece analizzate e contestualizzate in modo accurato e
ragionevole, lungi dal trarre deduzione da una generica inattendibilità.
Il terzo motivo censura ancora la motivazione, attribuendole contraddittorietà nella mancata
concessione delle attenuanti generiche, avendo dato atto in altri passi dell’eccessività della
pena. La contraddizione chiaramente non sussiste, la determinazione della pena base
ponendosi su un piano diverso rispetto alla valutazione dell’applicabilità di circostanze
attenuanti o aggravanti.

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Sulla base delle considerazioni fin qui svolte il ricorso deve essere dichiarato inammissibile
con conseguente condanna del ricorrente, ai sensi dell’art.616 c.p.p., al pagamento delle spese
del presente grado di giudizio.
Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale emessa in data 13 giugno 2000,
n.186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza
“versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità”, si dispone che il
ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di Euro 1.000,00 in favore della Cassa

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di 1000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma il 12 dicembre 2012

Il Consigli

este

Il Presidente

delle ammende.

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