Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 3074 del 12/12/2012


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 3074 Anno 2013
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: GRAZIOSI CHIARA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) FIORENTINO EUGENIO N. IL 25/03/1968
avverso la sentenza n. 6063/2011 CORTE APPELLO di MILANO, del
01/03/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/12/2012 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. 64 O ér CCK t” ì
che ha concluso pere
\tv\–GAci: Cita CA,c_AnP

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 12/12/2012

22070/2012

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 1 marzo 2012 la Corte d’appello di Milano, pronunciandosi sull’appello di
Fiorentino Eugenio avverso sentenza del Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, del
19 luglio 2011 – che lo aveva ritenuto responsabile di due dei tre reati a lui ascritti (capo A:
articolo 73, comma 1, d.p.r. 309/1990 perché illecitamente cedeva a tale Foniciello Giuseppe
otto dosi di cocaina per un peso complessivo di grammi 4,450; capo C: articoli 81 cpv. c.p. e
4, commi 1, 2 e 3 I. 110/1995 per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno

telescopico e un coltello, strumenti idonei a recare offesa alla persona) e condannato, concesse
le attenuanti generiche e ritenuta l’ipotesi di cui all’articolo 73, comma 5, d.p.r. 309/1990, alla
pena di anni due di reclusione e €6000 di multa per il reato di cui al capo A, nonché, concesse
le attenuanti generiche, alla pena di giorni 20 di arresto e 10 di ammenda per il reato di cui
al capo C -, confermava la sentenza di primo grado.
La corte ha ritenuto condivisibile l’accertamento del primo giudice, trasfuso in adeguata
motivazione, non sussistendo sostegno probatorio all’assunto difensivo secondo cui l’operante
Pietrobono, teste in dibattimento, avrebbe travisato la scena di cessione della droga avvenuta
sotto i suoi occhi durante una ordinaria operazione d’istituto; e ha comunque analizzato
l’aspetto probatorio relativo all’incontro tra l’imputato e il soggetto – Foniciello – cui gli è stato
contestato di aver ceduto la droga (pagine 5-6), valutando anche la prospettazione difensiva
dei motivi di lavoro come causa dell’incontro, e ritenendoli inidonei a costituire ostacolo logico
o storico alla simultanea consumazione di illeciti. La corte ha inoltre esaminato la questione del
rinvenimento, nella perquisizione in casa dell’imputato, di notorio patrimonio strumentale a suo
avviso in uso agli spacciatori ben più che a soggetti con problemi di dieta. A proposito del
manganello telescopico, ha ritenuto che fosse assai più offensivo e di diverso impiego da quello
prospettato dalla difesa (asta telescopica per il camino dimenticata in auto), la cui evidente
utilizzabilità per l’offesa alla persona non giustifica portarlo fuori dall’abitazione, al pari di
quanto vale per il coltello ritenuto descritto in epigrafe. La corte ha concluso quindi aderendo al
giudizio di penale responsabilità del primo giudice ed evidenziando la necessaria congiunta
valutazione della sua sentenza e di quella precedente che ai fini del vaglio di congruità e
completezza della motivazione reciprocamente si integrano. Ha ritenuto coerenti con gli articoli
132 ss. c.p. le sanzioni irrogate in primo grado, evidenziando comunque l’assenza di motivo
per la valutazione di minor rigore dei fatti e della personalità, tenuto conto per questa anche
del precedente specifico, nonché della totale assenza di segnali di resipiscenza da un
comportamento processuale che non si è limitato a negare la responsabilità, bensì ha
contestato la correttezza, l’efficienza e la professionalità dei carabinieri operanti nonostante
emergenze di fatto oggettive e inconfutabili.

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criminoso, portato fuori dalla propria abitazione senza giustificato motivo un manganello

2. Contro la sentenza presentava ricorso, a mezzo del difensore, l’imputato, fondandolo su
tre motivi.
Il primo motivo, relativo al reato di cui al capo A, denuncia la motivazione come inadeguata
e addirittura mancante laddove si limita a confermare il giudizio di penale responsabilità senza
confutare le doglianze difensive dei motivi di appello.
In primo luogo, la corte ignora il contenuto delle dichiarazioni rese dal teste della difesa

c.p.p.; in secondo luogo, non motiva sulla doglianza che la ricostruzione dei luoghi effettuata
dalla polizia fosse contraddetta dall’effettivo stato dei luoghi documentato dalla difesa (per cui
gli agenti non potevano aver visto lo scambio di stupefacente); in terzo luogo, a proposito del
rinvenimento e del sequestro a Foniciello dello stupefacente, ritenendo che ciò sia riscontro
coerente con l’assunto probatorio, la corte attribuisce con motivazione illogica valore di
riscontro alla condotta che costituisce elemento costitutivo del reato; non può provare il reato,
poi, il rinvenimento, con conseguente sequestro, presso l’abitazione dell’imputato di alcuni
oggetti (due bilancini di precisione, una macchina per sottovuoto con relativi sacchetti di
cellophane, nastro adesivo e semi di marijuana), giustificati dall’imputato con la sua dieta
dimagrante (che la difesa aveva provato nella istruttoria dibattimentale producendo il
programma alimentare predisposto da uno specialista e attraverso l’esame testimoniale di
Paola Boari, convivente dell’imputato). La corte non ha attribuito nessuna rilevanza all’esito
negativo quanto a stupefacente delle perquisizioni effettuate nei confronti dell’imputato, e a
fronte dell’ipotesi alternativa sulla causale dell’incontro tra lui e Foniciello (quest’ultimo si stava
occupando di lavori di ristrutturazione nell’abitazione dell’imputato) la motivazione è
insufficiente se non assolutamente mancante, nonostante che l’esistenza di un’ipotesi
ricostruttiva alternativa a quella dell’accusa, compatibile con le risultanze processuali e quindi
altrettanto sostenibile, avrebbe dovuto escludere la responsabilità dell’imputato oltre ogni
ragionevole dubbio.
Il secondo motivo, relativo al capo C dell’imputazione, denuncia erronea applicazione della I.
110/1975 e vizio motivazionale, giacché la corte non risponde alle doglianze presentate in
appello sulla necessità di verifica che gli oggetti rinvenuti sulla macchina dell’imputato
possedessero le caratteristiche necessarie a rendere applicabile la norma incriminatrice.
Il terzo motivo, relativo a entrambi i capi dell’imputazione per cui è stato condannato
l’imputato, censura la mancanza di adeguata motivazione sulla sanzione: nel capo A la pena si
discosta dal minimo edittale senza giustificazione; nel capo C non vi è motivazione sulle
doglianze difensive relative all’applicabilità della circostanza attenuante della lieve entità del
fatto di cui all’articolo 4, terzo comma, I. 110/1975.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Foniciello, originario coimputato sentito all’udienza dell’8 giugno 2011 ai sensi dell’articolo 210

3. Il ricorso non può essere accolto perché è manifestamente infondato.
Come emerge già soltanto dalla descrizione del contenuto della motivazione della sentenza
impugnata che si è più sopra svolta, il primo motivo, che denuncia mancanza e illogicità della
motivazione sulla responsabilità dell’imputato, in sostanza sostenendo che la corte ha
confermato senza considerare i motivi d’appello la decisione del primo giudice, risulta
evidentemente privo di consistenza, avendo la corte, al contrario, esaminato in modo specifico
e congruo tutte le censure che l’appellante aveva mosso alla ricostruzione dei fatti della

una passiva adesione a tale sentenza, la cui valutazione è stata richiamata sì per integrare la
motivazione ma non costituisce certo l’unico contenuto di essa. La corte ha considerato le
prospettazioni difensive sul preteso diverso rapporto tra l’imputato e Foniciello, nonché sugli
esiti della perquisizione, il valore della deposizione del operante Pietrobono e in generale delle
deposizioni testimoniali raccolte in dibattimento, concludendo, senza carenze di logicità, per
una ricostruzione fattuale che condivide quella del primo giudice dopo un’attenta verifica delle
criticità che l’avrebbero affetta come prospettate dall’appellante.
Il secondo motivo, pur facendo riferimento anche alla violazione di legge, è in realtà una
ulteriore censura di vizio motivazionale, relativa specificamente agli oggetti rinvenuti sulla
vettura dell’imputato; vale per esso quel che si è sopra rilevato proposito del primo motivo,
essendo la motivazione complessivamente completa e avendo comunque considerato anche la
questione del manganello e del coltello (pagine 4, parte finale, e 5, parte iniziale).
Il terzo motivo, pure motivazionale, riguarda la sanzione nelle sue dimensioni rispetto al
minimo edittale e in relazione altresì alla mancata applicazione dell’attenuante di lieve entità
del fatto ex articolo 4, terzo comma, I. 110/1975: tenuto conto anche del legittimo richiamo
integrativo con la sentenza di primo grado, la motivazione in realtà sussiste, senza illogicità e
con un grado di congrua completezza (pagina 5) tale da condurre al disattendimento del
motivo come anch’esso manifestamente infondato.
Sulla base delle considerazioni fin qui svolte il ricorso deve essere dichiarato inammissibile,
con conseguente condanna del ricorrente, ai sensi dell’art.616 c.p.p., al pagamento delle spese
del presente grado di giudizio.
Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale emessa in data 13 giugno 2000,
n.186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza
“versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità”, si dispone che il
ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di Euro 1.000,00 in favore della Cassa
delle ammende.

P.Q.M.

sentenza impugnata, risolvendole con attenta disamina degli esiti probatori e non soltanto con

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di C 1000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma il 12 dicembre 2012

Il Presidente

Il Consigliere estensore

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