Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 30314 del 11/05/2017

Penale Sent. Sez. 2 Num. 30314 Anno 2017
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: RAGO GEPPINO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
X.Y. , contro l’ordinanza del 14/02/2017
del Tribunale del riesame di Ancona;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dott. G. Rago;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Franca
Zacco, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore, avv. L.G. , che ha concluso chiedendo l’accoglimento
del ricorso.
FATTO e DIRITTO
1. X.Y.  – imputato per i reati di cui agli artt. 628/3-416 cod.
pen. – ha proposto ricorso per cassazione contro l’ordinanza in epigrafe
(confermativa dell’ordinanza di rigetto della richiesta di revoca o sostituzione
degli arresti domiciliari) deducendo:
1.1. la violazione dell’art. 273 cod. proc. pen. in ordine alla sussistenza dei
gravi indizi di colpevolezza (motivi sub 1-2);
1.2. la violazione dell’art. 274 cod. proc. pen. in ordine al pericolo di
reiterazione non avendo il tribunale valutato: a) il principio di non colpevolezza
del reo ex art. 27 Cost; b) il “sicuro cambiamento” di vita anche in

Data Udienza: 11/05/2017

considerazione del tempo trascorso e, quindi, l’assenza di un concreto ed attuale
pericolo di reiterazione; c) la circostanza che

i coimputati non erano stati

sottoposti ad alcuna misura cautelare

2. Il ricorso è inammissibile posto che:
Ad 1.1.: il ricorrente è stato rinviato a giudizio ed il processo, alla data
dell’ordinanza impugnata, era ancora in corso.
La difesa ha dedotto che l’istruttoria dibattimentale avrebbe ridimensionato

Tuttavia, il Tribunale, con l’ordinanza impugnata ha correttamente ed
insindacabilmente disatteso la suddetta censura osservando che la complessa
istruttoria era ancora in corso e non consentiva alcuna conclusione “in ordine ad
eventuali modifiche del quadro probatorio”;
Ad 1.2.: il Tribunale ha sostenuto la sussistenza del pericolo di reiterazione
«in relazione alla rilevante gravità dei fatti per cui si procede che evidenziano
una vicinanza assai preoccupante con un gruppo criminale di spiccata
pericolosità e una allarmante pronta disponibilità a partecipare ad iniziative
criminali organizzate da tale gruppo».
Il ricorrente, in questa sede, ha contestato la suddetta motivazione
invocando, da una parte gli artt. 3-27 Cost., e dall’altra, l’assenza dell’attualità
del pericolo di reiterazione che sarebbe venuto meno “dal sicuro cambiamento di
vita”.
Al che deve replicarsi che:
le norme costituzionali sono state malamente invocate in quanto la
presunzione d’innocenza nulla ha a che vedere con la misura cautelare
che è finalizzata a tutt’altri presupposti, così come l’art. 3 è del tutto
estraneo a pretese diversità di trattamento fra coimputati

(in terminis,

Cass. 39785/2007; Cass. 16425/2010);
il venir meno del pericolo di reiterazione dovuto, secondo l’assunto
difensivo, ad un “sicuro cambiamento di vita”, è solo affermato ma privo
di ogni concreto riscontro;
d’altra parte, in considerazione dello stato di detenzione, anche il
decorrere del tempo assume scarsa valenza proprio perché si tratta di
condotta “obbligata”, essendo evidente che eventuali violazioni sarebbero
sanzionate anche penalmente (evasione). Peraltro, nella fattispecie in
esame, deve applicarsi il principio secondo il quale «il “tempo trascorso
dalla commissione del reato” deve essere oggetto di valutazione, a norma
dell’art. 292, comma primo, lett. c), cod. proc. pen., da parte del giudice
che emette l’ordinanza di custodia cautelare, mentre analoga valutazione

2

il compendio probatorio a carico del ricorrente.

non è richiesta dall’art. 299 cod. proc. pen. ai fini della revoca o
sostituzione della misura»: ex plurimis Cass. 46368/2016 Rv. 268567.

3. In conclusione, l’impugnazione deve ritenersi inammissibile a norma
dell’art. 606/3 c.p.p, per manifesta infondatezza: alla relativa declaratoria
consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa
delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti

P.Q.M.
DICHIARA
inammissibile il ricorso e
CONDANNA
il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro
millecinquecento a favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 11/05/2017
Il Consigliere estensore
Geppino RaggiS

Il Pr
Ant

ente
Prestipino

dal ricorso, si determina equitativamente in C 1.500,00.

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