Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 29967 del 25/05/2017

Penale Ord. Sez. 7 Num. 29967 Anno 2017
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: GIANESINI MAURIZIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
A.A.

avverso la sentenza del 30/09/2016 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere MAURIZIO GIANESINI;

Data Udienza: 25/05/2017

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
– ritenuto che A.A. ha proposto personalmente ricorso per
Cassazione contro la sentenza con la quale la Corte di Appello di ROMA ha

pena di un anno di reclusione e 1.000,00 euro di multa per il reato di cui all’art.
73, comma 5 d.p.r. 309/90;

ritenuto che il ricorrente ha dedotto “violazione dei criteri legali di

valutazione della prova liberatoria” dato che era stato consapevolmente escluso
ogni elemento favorevole all’istante e non era stata data congrua motivazione al
diniego di attenuanti generiche e alla quantificazione della pena;
– considerato che il ricorso si presenta con spiccati caratteri di genericità e di
ripetitività, posto che si lamentano, in punto responsabilità, pretese violazioni del
regime di assunzione e valutazione della prova del tutto assenti, dato che la
motivazione la Corte ha esplicitamente motivato sia in ordine alla cosciente
detenzione da parte dell’imputato dello stupefacente che si trovava dietro un
muretto e che era stato più volte prelevato dal ricorrente, come oggettivamente
accertato dalla polizia giudiziaria, sia in ordine alle destinazione dello stesso alla
cessione, tra l’altro più volte osservata sempre da parte della P.g.;
– considerato, quanto alla seconda prospettazione, (e premesso che il tema
del diniego di attenuanti generiche non è stato proposto alla attenzione della
Corte di appello e non può quindi essere introdotto per la prima volta nel giudizio
di legittimità come dettato dall’art. 609, comma 2 cod. proc. pen.) che la Corte
ha adeguatamente motivato in ordine ai criteri di quantificazione della pena,
richiamando quelli della gravità del fatto e della personalità dell’imputato;
– considerato conseguentemente che il ricorso è originariamente
inammissibile in quanto proposto per motivi generici e comunque
manifestamente infondati, con le conseguenze di cui all’art. 616 cod. proc. pen.;

1

confermato la sentenza di primo grado che aveva condannato l’imputato alla

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di 2.000,00 euro a favore della cassa delle
ammende.

Il Consigliere stensore
Maurizio GIAN SINI

Il Presidente
Giacomo P 0LO/M

Così deciso il 25 maggio 2017.

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