Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2957 del 13/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2957 Anno 2016
Presidente: GRILLO RENATO
Relatore: AMORESANO SILVIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CIORBA ORLANDO N. IL 29/12/1954
avverso la sentenza n. 15245/2014 CORTE APPELLO di ROMA, del
30/03/2015
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SILVIO AMORESANO;

Data Udienza: 13/11/2015

1) Con sentenza del 30.3.2015 la Corte di Appello di Roma, giudicando in sede di rinvio
dalla Cassazione, in parziale riforma della sentenza del G.u.p. del Tribunale di Roma,
emessa in data 4.12.2012, con la quale Ciorba Orlando, applicata la diminuente per la
scelta del rito abbreviato, era stato condannato per il reato di cui agli artt.73 e 80,
comma 2, bPR 309/90, rideterminava la pena inflitta in primo grado in anni 6 di
reclusione ed euro 50.000,00 di multa.
Ricorre per cassazione l’imputato, a mezzo del difensore, denunciando la inosservanza
o erronea applicazione della legge penale con riferimento all’art.133 c.p. stante la
mancata applicazione del criterio proporzionaliAtico-aritmetico nella ridetermi nazione
della pena a seguito dei nuovi parametri edittali stabiliti dalla normativa più
favorevole derivante dalla sentenza della Corte Costituzionale n.32 dl 2014.
2) Il ricorso è generico e manifestamente infondato.
2.1) La Corte territoriale, giudicando in sede di rinvio, ha correttamente rilevato che
“nella valutazione della gravità del fatto dovesse tenersi conto della nuova cornice
sanzionatoria che, tuttavia, risultando totalmente diversa, quanto alla scala di gravità,
rispetto alla precedente, esclude qualunque ipotetico automatismo aritmeticoproporzionsalistico, con la precedente cornice edittale..”(pag.3).
Il ricorrente, senza confrontarsi con siffatta motivazione, continua ad affermare che
debba trovare applicazione il criterio proporzionalistico-aritmetico.
2.2) Le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza 29/05/2014, hanno affermato
il principio che la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una norma penale
diversa dalla norma incriminatrice, ma che incide sul trattamento sanzionatorio,
comporti la rideterminazione della pena (illegale) inflitta..
Tale principio è stato ribadito dalle stesse Sezioni Unite, con la sentenza emessa in
data 26/02/2015, n.37107, ric.Marcon, con la quale è stato, altresì evidenziato che,
nella rideterminazione della pena, non possa farsi riferimento “al criterio
proporzionalistico, realizzando una sorta di automatismo nell’individuazione della
sanzione nel tentativo di replicare le medesime scelte… Il Giudice dovrà, invece,
utilizzare i criteri di cui agli artt.132 e 133 cod.pen.”.
2.3) Il ricorso va quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali, nonchè, in mancanza di elementi atti ad escludere
la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento in favore
della cassa delle ammende di sanzione pecuniaria che pare congruo determinare in
euro 1.000,00, ai sensi dell’art.616 c.p.p.
P. Q. M.
bichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali ed al versamento della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 13.11.2015

OSSERVA

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