Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2941 del 07/12/2012


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2941 Anno 2013
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: AMORESANO SILVIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
1) SORIANIELLO CIRO N. IL 31/01/1975
2) VITALE GIUSEPPE N. IL 14/04/1963
3) DI FEBBRAIO MARIA N. IL 03/03/1966
avverso la sentenza n. 5603/2011 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
13/12/2011
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SILVIO AMORESANO;

Data Udienza: 07/12/2012

1) Con sentenza del 13.12.2011 la Corte di Appello di Napoli in parziale riforma della
sentenza del &UP del Tribunale di Napoli, emessa in data 17.2.2011, con la quale
Sorianiello Ciro, Vitale Giuseppe e Di Febbraio Maria, applicata la diminuente per la
scelta del rito, erano stati condannati per i reati di cui all’art.73 DPR 309/90 loro
rispettivamente °scritti, riduceva la pena inflitta al Sorianiello ad anni 7, mesi 4 di
reclusione ed euro 30.000,00 di multa e quella inflitta alla Di Febbraio ad anni 3 di
reclusione ed euro 12.000,00 di multa; rideterminava, infine, la pena irrogata al
Vitale, ritenuta la continuazione con il reato di cui alla sentenza del 22.2.2010 del
GUP del Tribunale di Napoli, in anni 7 di reclusione ed euro ed euro 12.000,00 di
multa.
2) Propone ricorso per cassazione Sorianiello Cina denunciando la manifesta illogicità
della motivazione.
Ricorrono, a loro volta, per cassazione Vitale Giuseppe e Di Febbraio Maria,
denunciando la violazione di legge in relazione all’art.73 DPR 309/90 e la mancanza di
motivazione in ordine all’affermazione di responsabilità, la inosservanza ed erronea
applicazione della legge penale con riferimento alla mancata applicazione dell’art.73
co.V DPR 309/90 e delle circostanze attenuanti generiche.
2.1) Il ricorso del Sorianiello è generico perchè non adempie all’onere di indicare le
ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono la richiesta di annullamento
della sentenza impugnata (art.581 co.1 lett.c) c.p.p.), limitandosi a denunciare la
illogicità della motivazione.
2.2) I ricorsi del Vitale e della Di Febbraio sono, a loro volta, aspecifici e
manifestamente infondati.
La Corte territoriale aveva dato atto che il Vitale aveva ammesso gli addebiti ed aveva
rinunciato a tutti i motivi di appello tranne quelli sulla determinazionedhlla pena e che
il procuratore speciale della Di Febbraio aveva, a sua volta, rinunciato a tutti i motivi
di appello tranne quelli concernenti la determinazione della pena. Stante l’intervenuta
rinuncia, rilevava la Corte di merito che non ricorrevano certo i presupposti per
applicare formule assolutorie ex art.129 c.p.p., risultando piuttosto dagli atti, sulla
base di quanto ampiamente argomentato dal primo giudice, la piena responsabilità degli
imputati (l’impianto motivazionale si fondava ineccepibilmente sul contenuto delle
conversazioni telefoniche ed ambientali, sugli accertamenti di p.g. e sulle dichiarazioni
degli imputati; prove peraltro confermate nel giudizio di appello dalla confessione resa
dal Mazzacaro, dal Soroniello e dal Vitale).
Quanto al motivo in ordine all’applicabilità della circostanza attenuante speciale di cui
al comma V dell’art.73 DPR 309/90 rilevava la Corte territoriale, correttamente, che
il dato quantitativo e la rudimentale organizzazione predisposta con ripartizione di
ruoli erano ostativi al riconoscimento di siffatta attenuante.

1

OSSERVA

E’ pacifico, invero, che il giudice è tenuto a complessivamente valutare tutti gli
elementi indicati dalla norma, sia quelli concernenti l’azione (mezzi, modalità e
circostanze della stessa), sia quelli che attengono all’oggetto materiale del reato
(quantità e qualità delle sostanze stupefacenti oggetto della condotta criminosa),
dovendo conseguentemente escludere la conceclibilità dell’attenuante quando anche
uno solo di questi elementi porti ad escludere che la lesione del bene giuridico
protetto sia di lieve entità…” (cfr ex multis Cass.pen.sez.4 n.38879 del 29.9.2005;
conf.Cass.sez.6 n.27052 del 14.4.2008: tale indirizzo giurisprudenziale è stato
ribadito dalle Sezioni Unite con la sent. n.35737 del 24.6.2010 e dalla sez.4 con la
sent.n.43999 del 12.11.2010).
Infine i Giudici di merito hanno correttamente esercitato il potere discrezionale nella
determinazione della pena, evidenziando che per il Vitale l’allarmante gravità dei
fatti e la personalità dell’imputato, quale emergeva dai precedenti penali anche per
fatti analoghi, erano ostativi al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
Per-Lo bi Febbraio, invece, le circostanze attenuanti generiche già concesse in primo
grado, sono state dalla Corte territoriale, nella rideterminazione della pena, applicate
nella massima estensione (pag.4).
3) I ricorsi debbono quindi essere dichiarati inammissibili, con condanna dei
ricorrenti al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad
escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento
della somma che pare congruo determinare in curo 1.000,00 ciascuno ai sensi
dell’art.616 c.p.p.
P. Q. M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali, nonché al versamento alla cassa delle ammende della somma di euro
1.000,00 ciascuno.
Così deciso in Roma il 7 dicembre 2012
Il Consigli -i est.

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