Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2920 del 13/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2920 Anno 2016
Presidente: GRILLO RENATO
Relatore: AMORESANO SILVIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ABOUSSAD ABDESSAMAD N. IL 10/06/1983
avverso la sentenza n. 3479/2014 GIP TRIBUNALE di PISA, del
24/06/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SILVIO AMORESANO;

Data Udienza: 13/11/2015

1) Con sentenza del 24.6.2014 il &IP del Tribunale di Pisa applicava a Aboussad
Abdessmad, previo riconoscimento della circostanza attenuante di cui all’art.73
comma 7 DPR 309/90 e con la diminuente per la scelta del rito, la pena concordata ex
art.444 c.p.p. di anni 2 di reclusione ed euro 10.000,00 di multa per i reati ascritti.
Propone ricorso per cassazione l’imputato, denunciando la violazione dell’art.129 c.p.p.
2) Il ricorso è manifestamente infondato.
2.1) Va premesso che l’applicazione della pena su richiesta delle parti è un meccanismo
processuale in virtù del quale l’imputato ed il pubblico ministero si accordano sulla
qualificazione giuridica della condotta contestata, sulla concorrenza di circostanze,
sulla comparazione delle stesse, sull’entità della pena, su eventuali benefici. Da parte
sua il giudice ha il potere-dovere di controllare l’esattezza dei menzionati aspetti
giuridici e la congruità della pena richiesta e di applicarla dopo aver accertato che non
emerga in modo evidente una della cause di non punibilità previste dall’art.129 c.p.p..
2.2) Quanto alla motivazione in ordine alla mancata applicazione dell’art.129 c.p.p.
questa Corte ha costantemente affermato che occorre una specifica indicazione
“soltanto nel caso in cui dagli atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti
elementi circa la possibile applicazione di cause di non punibilità, dovendo invece
ritenersi sufficiente in caso contrario, una motivazione consistente nella enunciazione
anche implicita che è stata compiuta la verifica richiesta dalla legge e che non
ricorrono le condizioni per la pronuncia di proscioglimento ex art.129 c.p.p.” (ex multis
sez.un.27.3.1992- Di Benedetto; sez.un.27.9.1995 n.18-Serafino;Cass. pen. Sez. 2
n.6455 di 17.11.2011). Inoltre, la sentenza del giudice di merito che applichi la pena su
richiesta delle parti può essere oggetto di controllo di legittimità, sotto il profilo
della motivazione, soltanto se dal testo della sentenza impugnata appaia evidente la
sussistenza di cause di non punibilità di cui all’art.129 c.p.p. (Cass. pen. Sez. 5 n.31250
del 25.6.2013; Cass. sez. 4 n.30867 del 17.6.2011).
2.3) Il &IP ha effettuato la necessaria verifica, evidenziando che non ricorrevano i
presupposti per applicare l’art.129 c.p.p., tenuto conto di quanto emergeva dagli atti.
2.3) Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile, con condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad
escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento a
favore della cassa delle ammende della somma che pare congruo determinare in euro
1.500,00 ai sensi dell’art.616 c.p.p.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali ed al versamento alla cassa delle ammende della somma di euro 1.500,00.
Così deciso in Roma il 13 novembre 2015
Il Consiglie e st.
I Presidente

OSSERVA

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