Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2913 del 07/12/2012


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2913 Anno 2013
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GAZZARA SANTI

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
1) ODIBOH GODSTIME N. IL 15/11/1990
avverso la sentenza n. 2306/2012 GIP TRIBUNALE di TORINO, del
13/04/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SANTI GAZZARA;

Data Udienza: 07/12/2012

Ritenuto:
-che il gip presso il Tribunale di Torino, con sentenza del 13/4/2012, resa ex art. 444 cod. proc.
pen., ha applicato nei confronti di Godstome Odiboh, imputato dei reati di cui all’art. 73, d.P.R.
309/90, per avere detenuto a fini di spaccio sostanza stupefacente del tipo cocaina, e 337 cod. pen.,
per resistenza a pubblico ufficiale, la pena di mesi 8 di reclusione ed euro 2.000,00 di multa;

motivazione in ordine alla pena applicata in relazione alla condotta addebitata al reo e alla
personalità dello stesso;
-che dal vaglio di legittimità a cui è stata sottoposta la impugnata pronuncia emerge, in maniera
netta, la correttezza del decisum in ordine alla non ravvisabilità degli elementi che consentano il
proscioglimento dell’imputato e in relazione alla adeguatezza del trattamento sanzionatorio
applicato, che non risulta essere contra legem.
Osservasi che l’obbligo della motivazione, imposto al giudice dall’art. 111 Costituzione e dall’art.
125, co. 3, cod. proc. pen., per tutte le sentenze, opera anche rispetto a quelle di applicazione della
pena su richiesta delle parti.
Tuttavia in tal caso esso non può non essere conformato alla particolare natura giuridica della
sentenza di patteggiamento, rispetto alla quale, pur non potendo ridurre il compito del giudice ad
una funzione di semplice presa d’atto del patto concluso tra le parti, lo sviluppo delle linee
argomentative della decisione è necessariamente correlato alla esistenza dell’atto negoziale con cui
l’imputato dispensa l’accusa dall’onere di provare i fatti dedotti nella imputazione.
Ne consegue che il giudizio negativo circa la ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’art. 129 cod.
proc, pen. deve essere accompagnato da una specifica motivazione soltanto qualora dagli atti o dalle
deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di cause di non
punibilità, dovendo, invece, ritenersi sufficiente, in caso contrario, una motivazione consistente
nella enunciazione, anche implicita, che è stata compiuta la verifica richiesta dalle leggi e che non
ricorrono le condizioni per la pronuncia di proscioglimento a norma del citato art. 129 cod. proc.
pen. ( ex multis Cass. 22/3/1999, n.752 ), come nella specie.
Anche in relazione al trattamento sanzionatorio, ut supra rilevato, il Tribunale ha dato contezza di
avere vagliato correttamente la pena concordata, che è da considerare rientrante nel perimetro della
legalità in corrispondenza al reato contestato.
-che il ricorso va dichiarato inammissibile con le conseguenze di legge;

-che l’imputato personalmente ha proposto ricorso per cassazione, eccependo la mancanza di

P. Q. M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
versamento in favore della cassa delle ammende della somma di euro 1.500,00.
Così deliberato in camera di consiglio il 7/12/2012.

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