Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2877 del 16/01/2013


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 2877 Anno 2013
Presidente: ZAMPETTI UMBERTO
Relatore: CAPRIOGLIO PIERA MARIA SEVERINA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CAMPISI AGOSTINO N. IL 16/11/1961
avverso il decreto n. 8/2011 CORTE APPELLO di MESSINA, del
07/12/2011
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERA MARIA
SEVERINA CAPRIOGLIO;
lette/sergite le conclusioni del PG lDett. ìz; t2.4.tu u„,;.

Data Udienza: 16/01/2013

ritenuto In fatto
1. Con decreto del 7.12.2011, la corte d’appello di Messina confermava il
decreto del Tribunale della stessa città con cui era stata disposta la misura di
prevenzione di PS per anni tre, con obbligo di soggiorno, nei confronti di CAMPISI
Agostino. La Corte rilevava che non era affatto remoto il carattere delle condotte
delittuose ascritte all’interessato, considerate quelle degli anni 2006/2008; che il
prevenuto risultava inserito in un contesto a sfondo mafioso, con frequentazioni

pericolosi circuiti criminali, con il che si giustificava l’adozione della misura suindicata

2. Avverso detta sentenza, ha interposto ricorso per cessazione la difesa per
dedurre violazione dell’art. 1 L. 575/1965, per avere la corte territoriale
erroneamente ritenuto sussistente l’attualità della pericolosità del Campisi, pur
essendo i suoi precedenti lontani nel tempo; la perduranza del vincolo associativo
non poteva essere presunta, non foss’altro perché il sodalizio ebbe a disintegrarsi
medio tempore e poi perché egli ebbe a recedere da detto vincolo, per lo meno a far
tempo dal 2007; viene aggiunto che l’addebito associativo gli venne mosso quando
Campisi era detenuto da più di un anno e che sullo stesso non era ancora intervenuta
condanna. I reati fine erano risalenti nel tempo e pertanto la pericolosità non poteva
ritenersi attuale.

3. Il Procuratore Generale ha chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso.

Considerato in diritto

Il ricorso va dichiarato inammissibile, così come richiesto dal Procuratore
Generale, considerato che le doglianze non sono state mantenute all’interno del
rigoroso perimetro previsto dalla legge (deducibilità solo del vizio di violazione di
legge), ma sono state estese al controllo sull’adeguatezza e sulla coerenza logica
del discorso giustificativo. Nel caso di specie, deve essere sottolineato come i giudici
a quibus abbiano valorizzato correttamente -per addivenire ad un giudizio sull’attuale
pericolosità sociale del prevenuto- sia i precedenti penali, che il pregresso accertato
inserimento del Campisi in un sodalizio di stampo mafioso, che non poteva dirsi
cessato in ragione delle frequentazioni del medesimo con soggetti pericolosi,
dimostrativa di contiguità. Il fatto poi che il Campisi abbia trascorso un periodo in
stato di custodia cautelare non poteva essere considerato dimostrativo del recesso dal
sodalizio, considerato che ben possono essere mantenuti rapporti anche durante la
detenzione carceraria.

allarmanti che testimoniavano il consolidato e risalente inserimento dello stesso in

Il provvedimento impugnato non evidenzia alcuna forzatura del dato
normativo ed è supportato da motivazione esente da vizi di gravità tale ( fittizietà o
contraddittorietà) integranti la violazione di legge, laddove la semplice insufficienza e
la non puntualità del discorso giustificativo costituiscono vizi afferenti la motivazione
che non sono deducibili in detta sede.
Si impone quindi la dichiarazione di inammissibilità del ricorso; a tale
declaratoria, riconducibile a colpa del ricorrente, consegue la sua condanna al

determina in euro mille, a favore della cassa delle ammende, giusto il disposto
dell’art. 616 cpp, così come deve essere interpretato alla luce della sentenza della
Corte Costituzionale n. 186/2000.

p.q.m.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali ed al versamento della somma di euro mille alla cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, addì 16 Gennaio 2013.

pagamento delle spese del procedimento e di somma che congruamente si

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