Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2856 del 05/12/2012


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 2856 Anno 2013
Presidente: ZAMPETTI UMBERTO
Relatore: TARDIO ANGELA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
RATIBI SAID, nato il 17/12/1969
avverso l’ordinanza n. 197/2010 GIP TRIBUNALLE di BUSTO
ARSIZIO, del 30/12/2010;

sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANGELA TARDIO;
lette le conclusioni del Procuratore Generale Dott. ENRICO
DELEHAYE, che ha concluso chiedendo dichiararsi inammissibile il
ricorso e condannarsi il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma alla cassa delle ammende.

Data Udienza: 05/12/2012

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 30 dicembre 2010 il G.i.p. del Tribunale di Busto
Arsizio, decidendo quale giudice dell’esecuzione nei confronti di Ratibi Said,
detenuto presso la Casa circondariale di Busto Arsizio, ha, tra l’altro, revocato il
beneficio dell’indulto concesso con ordinanze dello stesso Giudice del 6 ottobre
2006 nella misura di euro diecimila e del 5 settembre 2006 nella misura di anni

Il Giudice, a ragione della decisione, rilevava che la disposta revoca trovava
fondamento nella intervenuta condanna dell’istante, con sentenza del 13 aprile
2010, per fatti commessi il 30 aprile 2009, prima della scadenza del termine di
cinque anni decorrente dalla data di entrata in vigore della legge n. 241 del
2006.

2. Avverso detta ordinanza il condannato ha proposto personalmente due
atti di ricorso per cassazione con contestuali motivi.
2.1. Con il primo atto del 22 giugno 2011 è chiesto l’annullamento della
ordinanza nella parte in cui ha disposto la revoca del beneficio dell’indulto,
concesso con l’ordinanza del 5 settembre 2006, sulla base di due motivi.
2.1.1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia, in particolare, la violazione
del diritto di difesa, deducendo che con sentenza n. 211 del 2010 è stata
applicata a esso ricorrente, ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., la pena di anni
due e mesi otto di reclusione per i nuovi fatti in contestazione, riferiti al mese di
aprile 2009, in continuazione con quella inflitta con sentenza n. 535 del 2004 del
Tribunale di Como; rilevando di avere nominato il 21 luglio 2010, dopo
l’emissione del provvedimento di esecuzione della pena del 12 luglio 2010, il suo
difensore di fiducia per la fase esecutiva, e dolendosi che a detto difensore non è
stato notificato l’avviso di fissazione della udienza, svoltasi con il patrocinio di un
difensore di ufficio “reperito nella imminenza”.
2.1.2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia erronea applicazione
della norma penale, sul rilievo che la valutazione della condanna alla pena di
anni due e mesi otto di reclusione, in aumento a quella già inflitta, quale
elemento idoneo a determinare la revoca del beneficio del condono
precedentemente concesso, è in contrasto con il principio della unitarietà del
reato continuato, da ritenersi perfezionato in concomitanza con le prime
manifestazioni della condotta di spaccio di stupefacenti, dovendo, invece, le
ulteriori intervenute manifestazioni del reato, contestate come perduranti, essere
scorporate per verificare in concreto l’idoneità di ciascun reato satellite a
determinare un incremento di pena ai fini della revoca dell’indicato beneficio, alla
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tre di reclusione.

luce del principio fissato da questa Corte a sezioni unite con sentenza n. 21501
del 22 maggio 2009.
2.2. Con il secondo atto di ricorso del 24 giugno 2011 il ricorrente, premesso
il richiamo ai principi di diritto fissati con decisioni di questa Corte, chiede,
richiamando le sue vicende giudiziarie, la sospensione o l’annullamento della
revoca del beneficio dell’indulto e l’annullamento della misura di sicurezza
richiesta dal Pubblico Ministero.

scritta, concludendo per la declaratoria di inammissibilità del ricorso per la
manifesta infondatezza dei motivi.

4. Con memoria di replica depositata il 13 giugno 2012 il ricorrente ha
insistito nella eccezione di rito, allegando la comunicazione di nomina del
difensore di fiducia.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile perché tardivo, essendo
stato presentato oltre il termine previsto dall’art. 585, comma 1, lett. a), cod.
proc. pen., applicabile nella specie in forza del richiamo contenuto nell’art. 666,
comma 6, cod. proc. pen.

2. Invero, il primo atto di ricorso, recante la data del 22 giugno 2011 e
autenticato nella firma del ricorrente Ratibi Said dall’avv. Marco Calanca, è
pervenuto presso la cancelleria del Tribunale di Busto Arsizio I’l luglio 2011, e il
secondo atto di ricorso, recante la data del 24 giugno 2011, è stato presentato
dal medesimo, detenuto nella Casa circondariale Pagliarelli di Palermo, il 25
giugno 2014, ai sensi dell’art. 123 cod. proc. pen., con dichiarazione ricevuta dal
direttore dell’Istituto, che ne ha disposto la trasmissione all’ufficio G.i.p. del
Tribunale di Busto Arsizio, dove è pervenuto 11 luglio 2011.
La presentazione degli atti di impugnazione è, quindi, avvenuta oltre il
termine di quindici giorni fissato dalla predetta norma per l’impugnazione dei
provvedimenti emessi in seguito a procedimento camerale, tenuto conto che
l’ordinanza impugnata è stata notificata, come emerge dall’esame del fascicolo
processuale, al difensore di ufficio il 15 febbraio 2011 e al condannato il 27
maggio 2011.

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3. Il Procuratore Generale presso questa Corte ha depositato requisitoria

3. Per la rilevata tardività del ricorso, l’impugnazione è inammissibile ai
sensi dell’art. 591, comma 1, lett. c),

cod. proc. pen., restando preclusa ogni

questione, di rito e di merito, con essa dedotta.

4. Alla dichiarazione d’inammissibilità del ricorso segue di diritto la condanna
del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi
atti a escludere la colpa nella determinazione della causa d’inammissibilità, al
versamento in favore della Cassa delle ammende di sanzione pecuniaria che

pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 5 dicembre 2012

Il Consigliere estensore

Il Presidente

appare congruo determinare in euro 1.000,00, ai sensi dell’art. 616 cod. proc.

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