Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2852 del 11/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2852 Anno 2016
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: DOVERE SALVATORE

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BAHAEDDINE FAROUK N. IL 06/05/1980
avverso la sentenza n. 2782/2013 TRIB.SEZ.DIST. di EMPOLI, del
18/04/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SALVATORE
DOVERE;

Data Udienza: 11/11/2015

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Bahaeddine Farouk ha proposto dichiarazione di appello avverso il
provvedimento pure indicato in epigrafe, con il quale egli é stato condannato alla
pena pecuniaria ritenuta equa per il reato di guida senza patente.
La Corte di Appello di Firenze ha provveduto a qualificare l’impugnazione
come ricorso per cassazione ed ha disposto la trasmissione degli atti a questa
Corte.
Con l’impugnazione l’imputato afferma che il giudice di prime cure é

ritenere integrato il reato, svolgendo analitica esplicazione della attitudine
dimostrativa principale prova a carico (la deposizione di un verbalizzante), in
chiave di critica della valutazione della prova operata dal giudice territoriale.
Aggiunge che il percorso motivazionale tracciato per dare conto della
determinazione della pena é contraddittorio in quanto viene richiamato un
precedente che non é realmente tale e da un canto si afferma che l’imputato é
incline a delinquere, dall’altro si concede la sospensione condizionale della pena.

2. Il ricorso é inammissibile.
Il primo rilievo non é consentito. Vale ricordare che compito di questa Corte
non è quello di ripetere l’esperienza conoscitiva del Giudice di merito, bensì
quello di verificare se il ricorrente sia riuscito a dimostrare, in questa sede di
legittimità, l’incompiutezza strutturale della motivazione della Corte di merito;
incompiutezza che derivi dalla presenza di argomenti viziati da evidenti errori di
applicazione delle regole della logica, o fondati su dati contrastanti con il senso
della realtà degli appartenenti alla collettività, o connotati da vistose e
insormontabili incongruenze tra loro ovvero dal non aver il decidente tenuto
presente fatti decisivi, di rilievo dirompente dell’equilibrio della decisione
impugnata, oppure dall’aver assunto dati inconciliabili con “atti del processo”,
specificamente indicati dal ricorrente e che siano dotati autonomamente di forza
esplicativa o dimostrativa tale che la loro rappresentazione disarticoli l’intero
ragionamento svolto, determinando al suo interno radicali incompatibilità cosi da
vanificare o da rendere manifestamente incongrua la motivazione (Cass. Sez. 2,
n. 13994 del 23/03/2006, P.M. in proc. Napoli, Rv. 233460; Cass. Sez. 1, n.
20370 del 20/04/2006, Simonetti ed altri, Rv. 233778; Cass. Sez. 2, n. 19584
del 05/05/2006, Capri ed altri, Rv. 233775; Cass. Sez. 6, n. 38698 del
26/09/2006, imp. Moschetti ed altri, Rv. 234989).
Il ricorrente, per contro, ponendosi a diretto colloquio con i materiali di
prova anziché con quanto ritenuto dal giudice, formula censure che tendono a
vedere avallata da questa Corte una diversa ricostruzione dell’accaduto.

pervenuto alla pronuncia di condanna anche se l’istruttoria non permetteva di

..
Quanto al secondo motivo, esso sembra fondare su un duplice
fraintendimento. Da un canto evoca la valorizzazione di un precedente, laddove il
giudice ha richiamato invece la menzogna detta dall’imputato nel procedimento
dinanzi al Giudice di pace; come a dire, il comportamento da questi tenuto in
quella diversa sede processuale. Dall’altro il fraintendimento é della locuzione
‘inclinazione a delinquere’, utilizzata dal giudice per indicare la negativa
personalità dell’imputato, ragione della mancata concessione delle attenuanti
generiche; quella locuzione, infatti, viene intesa dal ricorrente come significante

l’esplicazione delle ragioni che hanno indotto il giudice alla concessione della
sospensione condizionale della pena: l’incensuratezza dell’imputato, la sua
regolare presenza in Italia e il fatto di essere attivo nel mondo del lavoro, fanno
sì che, anche grazie all’effetto deterrente della pena inflitta, possa formularsi una
positiva prognosi per l’avvenire. In conclusione, il motivo é manifestamente
infondato.

2. Segue alla declaratoria di inammissibilità la condanna al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1000,00 a favore della cassa delle
ammende.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1000,00 a favore della cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio dell’11/11/2015.

propensione a delinquere. Si tratta tuttavia di una interpretazione che urta con

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