Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 285 del 13/12/2017


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 285 Anno 2018
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: RAMACCI LUCA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
ci
MAGRELLI COSTANTINO nato il 28/07/1990 a NAPOLI
nel procedimento a carico di quest’ultimo

avverso l’ordinanza del 27/06/2017 del TRIB. LIBERTA di NAPOLI
sentita la relazione svolta dal Consigliere LUCA RAMACCI;
lette/sentite le conclusioni del PG PASQUALE FIMIANI che ha concluso per il
rigetto

Data Udienza: 13/12/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale di Napoli, con ordinanza del 27/6/2017 ha rigettato la richiesta di
riesame proposta nell’interesse di Costantino MAGRELLI avverso il decreto di
sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del medesimo

oggetto somme di denaro (euro 67.687,00 rinvenuti nell’abitazione di Elena DE
CRESCENZO il 15/5/2017 ed euro 16.411,00 rinvenuti sulla persona di Carmela DE
RESCENZO, nella stessa data) in danno del medesimo MAGRELLI in quanto
indagato per il reato di cui agli artt. 74 d.P.R. 309\90 e 7 legge 203/1991.
Avverso tale pronuncia il predetto propone ricorso per cassazione tramite il
proprio difensore di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti
strettamente necessari per la motivazione, ai sensi dell’art. 173 disp. att. cod. proc.
pen.

2. Con un primo motivo di ricorso denuncia la mancanza o, comunque, la mera
apparenza della motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza del fumus del
reato oggetto di provvisoria incolpazione, ritenendo che il Tribunale abbia, con
motivazione meramente assertiva, valorizzato le dichiarazioni di alcuni collaboratori
di giustizia, che si sarebbero limitati ad indicare l’indagato quale gestore di una
“piazza di spaccio” di stupefacenti, senza specificare ulteriori elementi.

3. Con un secondo motivo di ricorso formula analoghe censure in relazione alla
valutazione di attendibilità dei suddetti collaboratori, evidenziando come il Tribunale,
pur considerando altro provvedimento in precedenza emesso e prodotto dalla
difesa, avrebbe preso in esame la sola attendibilità dei medesimi e non anche la
inaffidabilità soggettiva che il provvedimento prodotto evidenziava, come
emergerebbe dagli ampi stralci riprodotti in ricorso.

4. Con un terzo motivo di ricorso lamenta, infine, la totale mancanza di
1

Tribunale in data 31/5/2017 ai sensi dell’art. 12-sexies d.l. 306/1992 ed avente ad

motivazione in ordine alla sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 7, legge 203/91.
Insiste, pertanto, per l’accoglimento del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Con riferimento al primo e secondo motivo di ricorso il ricorrente, come
ricordato in premessa, deduce la mancanza o mera apparenza della motivazione del
provvedimento impugnato.
Occorre ricordare, a tale proposito, che la costante giurisprudenza di questa
Corte si è ripetutamente espressa nel senso che il ricorso per cassazione avverso
l’ordinanza emessa in sede di riesame di provvedimenti di sequestro (probatorio o
preventivo) può essere proposto esclusivamente per violazione di legge e non anche
con riferimento ai motivi di cui all’articolo 606, lettera e) cod. proc. pen., pur
rientrando, nella violazione di legge, la mancanza assoluta di motivazione o la
presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate all’inosservanza
di precise norme processuali (Sez. U, n. 5876 del 28/1/2004, Bevilacqua, Rv. 226710
. V. anche Sez. 2, n. 18951 del 14/3/2017, Napoli e altro, Rv. 269656; Sez. 6, n. 6589
del 10/1/2013, Gabriele, Rv. 254893; Sez. 5, n. 35532 del 25/6/2010, Angelini, Rv.
248129; Sez. 6, n. 7472 del 21/1/2009, Vespoli, Rv. 242916; Sez. 5, n. 8434 del
11/1/2007, Ladiana, Rv. 236255).
La mera apparenza della motivazione, peraltro, è stata individuata nell’assenza
dei requisiti minimi per rendere comprensibile la vicenda contestata e l’iter” logico
seguito dal giudice nel provvedimento impugnato (da ultimo, Sez. 2, n. 18951 del
14/3/2017, Napoli e altro, Rv. 269656, cit. ed altre prec. conf.)

3. Tanto premesso, occorre osservare come il provvedimento impugnato sia del
tutto immune da censure.
I giudici del riesame, dopo aver dato atto degli esiti delle indagini, che avevano
portato all’applicazione della misura ablativa, hanno motivatamente ritenuto che gli
2

1. Il ricorso è inammissibile.

elementi offerti dal Pubblico Ministero fossero idonei a ritenere configurabile il

fumus del reato ipotizzato.
Nel far ciò, diversamente da quanto prospettato in ricorso, non si sono limitati
ad espressioni meramente assertive, avendo, al contrario, diffusamente analizzato
le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, riportate anche testualmente,
riconoscendone la coerenza ed evidenziando come le stesse fossero concordi
nell’indicare l’indagato come gestore di una piazza di spaccio a sua volta inserita in

Il Tribunale prende altresì in considerazione i contenuti del provvedimento
prodotto dalla difesa e precedentemente adottato, fornendo adeguata risposta alle
deduzioni difensive, ponendo in evidenza la diversa vicenda trattata ed il meno
ampio ambito di operatività riservato al giudice nel riesame delle misure cautelari
reali rispetto a quelle personali, dando peraltro conto dell’insussistenza di elementi
indicativi di una generale inaffidabilità dei collaboratori o di intenti calunniosi da
parte degli stessi.
I giudici, peraltro, non limitano le loro osservazioni alle dichiarazioni criticate in
ricorso, perché individuano un obiettivo dato di conferma dell’ipotesi accusatoria nel
possesso ingiustificato di considerevoli somme di denaro contante, circostanza
ignorata in ricorso, sproporzionate rispetto alle accertate condizioni reddituali
dell’indagato, il quale non risultava aver percepito alcun reddito dal 2012 e della
moglie, che non aveva percepito redditi negli ultimi venti anni.
Alla luce di tali considerazioni, dunque, la motivazione del provvedimento
impugnato non può dirsi meramente apparente o, addirittura inesistente, nei termini
dianzi ricordati, risultando, al contrario, del tutto adeguata.

4. Per ciò che concerne, infine, il terzo motivo di ricorso, va rilevato invece che,
seppure il Tribunale faccia riferimento solo incidentalmente all’aggravante ipotizzata
in sede di provvisoria incolpazione, in maniera esplicita afferma che gli elementi
raccolti consentono sicuramente di ipotizzare “quanto meno la partecipazione una

associazione ex art. 74 d.P.R. 309190”, dando altresì atto che tale titolo di reato è, di
per se, sufficiente a giustificare la misura cautelare reale, con la conseguenza che,

3

un più ampio contesto criminale dedito al traffico di stupefacenti.

anche a voler ritenere mancante la motivazione sul punto, come ipotizzato in
ricorso, tale evenienza non inficerebbe comunque la validità del provvedimento
impugnato.

5. Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile e alla
declaratoria di inammissibilità consegue l’onere delle spese del procedimento,
nonché quello del versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma,

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di euro 2.000,00 (duemila) in favore della
Cassa delle ammende
Così deciso in data 13/12/2017

equitativamente fissata, di euro 2.000,00

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