Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 284 del 01/10/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 2 Num. 284 Anno 2014
Presidente: PETTI CIRO
Relatore: DE CRESCIENZO UGO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MASSARO GIOVANNI PIETRO ANTONIO N. IL 23/06/1969
avverso la sentenza n. 848/2008 CORTE APPELLO SEZ.DIST. di
TARANTO, del 13/12/2010
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 01/10/2013 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. UGO DE CRESCIENZO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
,e0
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 01/10/2013

MASSARO Giovanni Pietro Antonio (imputato del delitto di cui all’art.
648, 56 – 640 cp, 477-482 cp), tramite il difensore ricorre per Cassazione
avverso la sentenza 13.12.2010 con la quale la Corte d’Appello di Taranto lo
ha condannato alla pena di anni due, mesi due di reclusione ed 3.000,00 di
multa.
La difesa chiede l’annullamento della decisione impugnata deducendo:
§1.) Vizio di motivazione dell’ordinanza con la quale il Tribunale ha rigettato l’istanza di rinvio dell’udienza ex art. 420 tre cpp della difesa per concomitanti impegni professionali. La difesa lamenta che la Corte territoriale,
senza considerare il tema della ritualità della trasmissione dell’istanza a
mezzo fax, ha affermato la tardività della richiesta e la insufficienza della
giustificazione del mancato reperimento di un eventuale sostituto processuale.
§2.) Vizio di motivazione nell’apprezzamento del contenuto di un documento di identità.
§3.) vizio di motivazione nella valutazione della deposizione del NARDELLIperchè non sono state prese in considerazione le contraddizioni
espresse nella descrizione delle caratteristiche somatiche della persona che
si era proposta come acquirente.
§4.) vizio derivante dall’incomprensibilità del tratto grafico con il quale è
stata vergata la sentenza.
§5.) vizio di motivazione con riferimento al ritenuto elemento psicologico
del delitto di ricettazione e nel punto in cui è stata esclusa l’attenuante di cui
al II^ comma dell’art. 648 cp
§6.) vizio di motivazione ed erronea applicazione della legge penale essendo
state formulate nei confronti dell’imputato accuse fra loro inconciliabili sul
piano logico – giuridico. Infatti da un lato all’imputato è stato contestato il
delitto di ricettazione di una carta di identità falsa e dall’altro è stato contestato il diverso reato di ricettazione.
§7.) vizio di motivazione in ordine alla determinazione della pena. La difesa
lamenta che la Corte d’Appello ha proceduto all’ aumento della pena ex art.
81 cpv. cp, erroneamente, avendo calcolo un incremento della sanzione per
ogni singolo delitto contestato. La difesa eccepisce altresì la prescrizione dei
reati contestati ai capi 5, 6, 7 della rubrica e si duole del netto riconoscimento delle attenuanti generiche.

RITENUTO IN DIRITTO
Il primo motivo di ricorso è infondato e va rigettato. Contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, la Corte d’Appello ha risposto puntualmente alle
censure mosse; superando la questione relativa all’irrituale modo di trasmissione della richiesta adottato dalla difesa che si pone in contrasto con
la giurisprudenza più recente [v. Cass. Sez. IV 23.1.2013 n. 21602 in Ced

MOTIVI DELLA DECISIONE

Cass. Rv 256498 per la quale va affermata l’ inammissibilità della istanza di
rinvio dell’udienza per concomitante impegno del difensore trasmessa via
fax, perché l’art. 121 cpp stabilisce l’obbligo per le parti di presentare memorie e le richieste rivolte al giudice mediante deposito in cancelleria, essendo il ricorso al telefax riservato ai funzionari di cancelleria ex art. 150
cpp], il giudice di Appello ha valutato anche la tempestività e la fondatezza
della istanza, ritenendola comunque non meritevole di accoglimento neppure sotto questi ulteriori profili. In particolare, con riferimento alle valutazione della “tempestività” dell’istanza, si deve osservare che le doglianze
della difesa sono generiche esondando dall’alveo del giudizio di legittimità
per rifluire in quello di merito, senza la formulazione di valide censure in
diritto idonee a superare una motivazione che segue fedelmente i principi
sanciti da Cass SU 25.6.2009 n. 29529 in Ced Cass. Rv 244109; nè rientra
fra i compiti del giudice della legittimità procedere ad una nuova valutazione critica del merito della decisione se non nell’ ipotesi in cui l’apprezzamento sia manifestamente illogico, aspetto che neppure è stato messo in discussione dalla difesa. Nella specie la valutazione della tardività della proposizione dell’istanza di rinvio, apprezzata nella comparazione dei diversi
momenti di conoscenza dei differenti impegni professionali della difesa attiene alla sfera del merito che non presenta incoerenze o illogicità e non è
pertanto sindacabile in questa sede. Analoga considerazione deve essere
svolta con riferimento all’aspetto della rilevata mancata di indicazione da
parte del difensore della impossibilità di reperire un sostituto processuale.
Va qui infatti richiamato il condiviso principio di Cass. sez. V 28.19.2010 n.
41148 in Ced Cass. Rv 248905 ove si afferma che “È legittima la decisione
di rigetto dell’istanza di rinvio dell’udienza, pur tempestivamente presentata, per precedenti improrogabili impegni professionali, qualora l’attestazione di impossibilità di sostituzione sia assolutamente apodittica, in quanto,
pur essendo arduo dare la prova negativa di un fatto, è comunque onere del
difensore istante esplicitare le ragioni di detta impossibilità – che possono
variamente riguardare la difficoltà, delicatezza o complicazione del processo, l’esplicita richiesta dell’assistito, l’assenza di altri avvocati nello studio
del difensore, l’indisponibilità di colleghi esperti nella medesima materia
ecc. – per consentire al giudicante di apprezzarle”.
La Corte d’Appello ha preso in considerazione pertanto in modo esaustivo
tutti gli aspetti della doglianza proposta dalla difesa, così formulando un
giudizio che è conforme al rispetto delle regole di diritto e che nel contempo non presenta vizi di coerenza o illogicità: la sentenza per questa profilo
sfugge ai motivi di censura che vanno rigettati.
Il quarto motivo di ricorso è manifestamente infondato. Se da un lato è vero
che la sentenza della Corte d’Appello risulta essere stata vergata a mano, va
osservato che il testo appare del tutto comprensibile e la dimostrazione di
ciò è proprio nell’ampio ricorso redatto dalla difesa che ha censurato vari
aspetti della decisione.
Il secondo il terzo e il quinto motivo di ricorso sono manifestamente infondati. Le censure che si sostanziano in una differente lettura degli atti processuali, attengono alla valutazione della prova del reato; la difesa propone una
personale lettura degli dati processuali senza specificare la esistenza di pre-

cisi vizi della motivazione desumibili dal testo del provvedimento impugnato secondo il paradigma tracciato dall’art. 606 i” comma lett. e) cpp. La sentenza di appello (che può essere letta congiuntamente a quella di primo grado tenuto conto dei richiami a quest’ultima, contenuti nella prima e della
coincidenza dei criteri di valutazione delle prove) affronta nella sostanza le
censure che la difesa con l’atto di impugnazione formulando giudizi che
sfuggono a censure di legittimità.
Il sesto motivo di ricorso è infondato. La lettura della decisione impugnata e
quella di primo grado, portano ad escludere la esistenza di una inconciliabilità di fatti oggetto di imputazione. Il contestato concorso nella falsificazione del documento di identità non è posto come antecedente fattuale al delitto
di ricettazione. Come ben specificato dai giudici di merito, all’imputato è
stata contestata la ricettazione del modulo di documento di identità e successivamente la sua falsificazione. La difesa non ha formulato una critica specifica idonea a far ritenere la illogicità, la contraddittorietà o la incompetenza del ragionamento giuridico e della ricostruzione del fatto ad opera dei
giudici di merito.
Il settimo motivo di ricorso è manifestamente infondato in ogni dei suoi
aspetti. La difesa richiede la dichiarazione di prescrizione dei reati di cui ai
capi 5, 6, 7. la doglianza è generica bella sua formulazione e indica punti
della contestazione che sono inesistenti. Infatti dalla lettura del capo di imputazione riportato nella sentenza di primo grado risultano contestati solo
quattro reati, con la conseguenza che è non è possibile comprendere a cosa
intendesse riferirsi la difesa che fra l’altro non ha indicato né il reato del
quale si assume essere avvenuta la estinzione per prescrizione, né la data in
questa sarebbe maturata.
la doglianza è inoltre manifestamente infondata anche con riferimento alle
censure mosse sull’applicazione delle regole della continuazione. Contrariamente a quanto ritenuto dalla difesa il giudice nella determinazione della
pena complessiva per il delitto continuato è preciso compito del giudice
procedere alla determinazione del reato base (cioè quello ritenuto più grave)
e ad indicare i singoli e specifici aumenti di pena per ciascuno dei reati posti
in continuazione. Il giudice del merito si è attenuto alla suddetta regola e la
sentenza sfugge ad ogni critica anche per questo aspetto.
Per le suddette ragioni il ricorso va quindi rigettato e il ricorrente va condannato al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P-1 3
il Presidente

Così deciso in Roma il

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA