Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 28277 del 05/03/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 28277 Anno 2014
Presidente: FOTI GIACOMO
Relatore: BIANCHI LUISA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MAIO FRANCESCO N. IL 25/11/1984
avverso la sentenza n. 471/2010 CORTE APPELLO di MESSINA, del
23/04/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUISA BIANCHI;

Data Udienza: 05/03/2014

5175/2013
Motivi della decisione

L’imputato ha interposto ricorso per cassazione, chiedendo l’annullamento della
sentenza. Deduce mancanza e manifesta illogicità della motivazione per quanto
riguarda l’accertamento di responsabilità; sostiene che non si è tenuto conto,
nell’individuare la linea mediana violata dall’imputato, del fatto che sulla strda vi
erano auto parcheggiate con uno spazio separato da apposita transenna anche se
non regolamentato a parcheggio; neppure si è considerata la rispettiva velocità del
motociclo guidato dall’imputato e della bicicletta su cui viaggiava la persona offesa
ignorandosi le censure che erano state formulate con l’appelli°.
Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile in quanto fondato su motivi non
consentiti o manifestamente infondati.
Secondo il combinato disposto degli artt. 591, co. 1 lett. c) e 581, co.1, lett. c),
l’impugnazione deve infatti contenere, a pena di inammissibilità, l’indicazione
specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono la richiesta.
La sanzione trova la sua ragion d’essere nella necessità di porre il giudice della
impugnazione in grado di individuare i capi e i punti del provvedimento che si
intendono censurare e presuppone che le censure stesse siano formulate con
riferimento specifico alla situazione oggetto di giudizio e non già con formulazioni
che, per la loro genericità, si attagliano a qualsiasi situazione. La sanzione di
inammissibilità trova applicazione anche quando il ricorrente nel formulare le proprie
doglianze nei confronti della decisione impugnata trascura di prendere nella dovuta
considerazione le valutazioni operate dal giudice di merito e sottopone alla Corte
censure che prescindono da quanto tale giudice ha già argomentato. Nel caso in
esame il ricorrente non tiene conto che la sentenza impugnata ha già valutato le
questioni dedotte e ha confermato la sentenza di primo grado rilevando, da un lato,
che era stato ritenuto anche il concorso della persona offesa e, dall’altro, che il Maio
risultava in colpa per non avere tenuto rigorosamente la propria destra, concorrendo
così a cagionare l’incidente.
Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle Ammende,
non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro 1000,00 (mille/00) a titolo di
sanzione pecuniaria.
p.q.m.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di
euro 1000,00 (mille/00).
Così deciso il 5.3.2014

DEPOZITATA

La Corte di Appello di Messina, con la sentenza in epigrafe indicata, confermava la
pronuncia di primo grado che, all’esito di giudizio abbreviato, aveva ritenuto Maio
Francesco responsabile del reato di cui all’art. 589 cod. pen. per l’incidente stradale
avvenuto il 26.7.2008.

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