Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 282 del 01/10/2013


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 282 Anno 2014
Presidente: PETTI CIRO
Relatore: DE CRESCIENZO UGO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SCURTI GIUSEPPE N. IL 15/03/1956
avverso la sentenza n. 1432/2011 CORTE APPELLO di PALERMO,
del 27/09/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 01/10/2013 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. UGO DE CRESCIENZO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per
o –ce e

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 01/10/2013

SCURTI Giuseppe, tramite il difensore, ricorre per cassazione avverso la
sentenza 27.9.2012 con la quale la Corte d’Appello di Palermo
(confermando la decisione del 17.11.2010 del Tribunale di Trapani) lo ha
condannato alla pena di mesi sei, giorni quindici di reclusione e 100,00 E di
multa per la violazione degli artt. 640 cpv. e 483, 61 n. 2 cp e 76 dpr
445/2000, 81 cpv., relativamente alla presentazione di una autocertificazione
non veritiera all’IACP di Trapani, con riferimento ai redditi percepiti dalla
sua famiglia nell’anno 2005, al fine di ottenere un canone locativo più basso
(fatti commessi in Trapani nel dicembre del 2007).
La difesa chiede l’annullamento della decisione impugnata deducendo:
§1.) nullità della sentenza per mancanza e manifesta illogicità della
motivazione (art. 707 I^ comma lett. E) cpp). La difesa sostiene che i giudici
di merito sono incorsi in grave vizio logico nella motivazione della sentenza
impugnata, essendo stata affermata la sussistenza di fatti palesemente
esclusi e negata la sussistenza di fatti pacificamente accertati. La difesa
sostiene inoltre che le argomentazioni addotte dalla Corte d’Appello sono
prive di completezza in relazione alle specifiche doglianze formulate dal
ricorrente con i motivi di appello. Sul punto la difesa sostiene che la Corte
d’Appello non ha tenuto conto che “…la dichiarazione sostitutiva delle
condizioni economiche del nucleo familiare dello SCURTI è stata spedita in
data 11.12.2007 e dall’analisi dell ‘autocertificazione si evince che
dapprima viene indicata la somma di e 2452,00 costituente il reddito del
Cucchiara… E del nucleo familiare per il periodo di imposta 2006 e
successivamente si provvede alla correzione della…, somma con
l’indicazione del reddito.. .percepito per l’anno 2005 “.
La difesa sostiene inoltre che la sentenza è erronea anche nel punto relativo
all’accusa di truffa aggravata, essendosi limitata ad affermazioni di
principio, non essendo stata analizzata la correlazione corrente tra la
condotta dell’imputato e il canone di locale applicato dallo IACP, mancando
altresì la prova dell’evento in danno dell’Ente IACP
RITENUTO IN DIRITTO
Il ricorso, in taluni punti confuso nell’esposizione delle ragioni poste a
fondamento della impugnazione, è manifestamente infondato poiché
formula censure di contenuto generico, prive di qualsivoglia dimostrazione,
sottoponendo all’attenzione di questo collegio questioni di fatto o deduzioni
che appaiono eccentriche rispetto al contenuto della decisione impugnata.
Va infatti qui ribadito che la deduzione di un vizio di motivazione in sede di
legittimità, implica che quel vizio sia desumibile dal testo del
provvedimento impugnato, essendo comunque sottratto al giudice della
legittimità qualsivoglia aspetto inerente l’apprezzamento degli elementi di
prova che è compito demandato alla esclusiva competenza del giudice del
merito.

MOTIVI DELLA DECISIONE

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di € 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 1.10.2013

Nel caso in esame dalla lettura della decisione impugnata, in modo chiaro ed
adeguato, emergono le circostanza di fatto che, acclarate nel corso del
giudizio, hanno costituito il fondamento della decisione qui impugnata.
Le valutazioni fatte dalla Corte d’Appello appaiono logiche, non
contraddittorie, nè carenti sotto il profilo del contenuto della motivazione,
ed appaiono inoltre corrette in diritto. La Corte territoriale, sulla base della
documentazione acquisita, ha tenuto conto del fatto che il nucleo familiare
del CURTI aveva percepito nel corso dell’anno 2005 (annualità presa a base
per la determinazione del canone locativo per il biennio 2006/2007) somme
dieci volte maggiori rispetto a quanto falsamente e dolosamente dichiarato
all’ente richiedente; da ciò la Corte ha tratto la conclusione che all’imputato
è stato riconosciuto un canone di locazione per la casa IACP assai
favorevole e in misura indebita, con conseguente danno patrimoniale per
l’ente.
Le censure sono pertanto inammissibili e il ricorrente deve quindi essere
condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di €
1.000,00 così equitativamente determinata la sanzione prevista dall’art. 616
cpp, ravvisandosi nella condotta processuale estremi di responsabilità.

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