Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2795 del 12/12/2012


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 2795 Anno 2013
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: DELL’UTRI MARCO

Data Udienza: 12/12/2012

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) AGOSTINI NAZZARENO N. IL 06/02/1970
avverso la sentenza n. 2768/2010 CORTE APPELLO di ANCONA, del
16/02/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/12/2012 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. 1/11‘
che ha concluso per

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Ritenuto in fatto

Con sentenza resa in data 16.2.2012, la Corte d’appello di
Ancona ha riformato la sentenza emessa dal Tribunale di Ascoli Piceno del 15.1.2010, con quale Nazzareno Agostini è stato assolto, per insussistenza del fatto, dall’imputazione allo stesso ascritta ex art. 186
c.d.s., per esser stato còlto alla guida della propria vettura in condizioni di ebbrezza alcolica (valore pari a 2,42 g./I.), in data 19.12.2007.
Con la sentenza d’appello, la corte distrettuale ha viceversa riconosciuto la colpevolezza dell’Agostini e lo ha condannato alla pena
di due mesi di arresto e di euro trecento di ammenda, oltre al pagamento delle spese processuali e alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per la durata di un anno.
Avverso la sentenza di appello, hanno proposto ricorso per
cassazione il difensore dell’imputato e l’imputato medesimo, affidato
a due motivi di impugnazione.
2.1. – Con il primo motivo d’impugnazione, i ricorrenti censurano la sentenza d’appello per violazione di legge in relazione all’art.
186 c.d.s., nonché mancanza e manifesta illogicità della motivazione.
In particolare, evidenziano i ricorrenti l’illogicità della sentenza impugnata nella parte in cui ha pronunciato la condanna
dell’imputato per aver inopinatamente ritenuto inverosimili le circostanze dallo stesso indicate a giustificazione dello stato di ebrezza alcolica in cui era stato trovato a seguito dell’incidente in cui era stato
coinvolto.
Al riguardo, i ricorrenti ribadiscono come lo stato di ebbrezza
alcolica riscontrato sulla persona dell’imputato era dipeso
dall’assunzione, da parte di quest’ultimo, subito dopo la verificazione
del sinistro in cui era stato coinvolto, di bevande alcoliche da una
bottiglia custodita nella propria autovettura; circostanza,
quest’ultima, confermata dalla deposizione resa da alcuni testi che
avevano incontrato l’imputato poco prima in condizioni di sobrietà.
Sotto un diverso profilo, i ricorrenti si dolgono
dell’acce nto dello stato di ebbrezza alcolica dell’imputato sulla
sola base delle dichiarazioni degli agenti accertatori e di un test condotto attraverso l’uso di strumentazione inidonea.
2.2. – Con il secondo motivo di ricorso, gli impugnanti censurano la sentenza d’appello per violazione della legge processuale in
relazione all’art. 354 c.p.p. nonché per mancanza e comunque manifesta illogicità della motivazione.
In particolare, i ricorrenti lamentano che l’imputato, al momento della sottoposizione al test alcolimetrico, non era stato avvertito del proprio diritto di farsi assistere da un legale prima
dell’accertamento, con la conseguenza che l’esame de quo doveva essere ritenuto inutilizzabile.

i. –

Considerato in diritto
3.1 – Il primo motivo di ricorso è infondato.
L’inverosimiglianza della giustificazione addotta dall’imputato
in relazione al proprio stato di ebbrezza alcolica è stata adeguatamente motivata, dalla corte d’appello, con riferimento alla circostanza
che, al momento del test, l’imputato aveva omesso di evidenziare
l’asserita assunzione di bevande alcoliche appena eseguita, sottolineando come tale rilievo sarebbe stato assolutamente ragionevole, e
anzi doveroso, in considerazione dei gravi rischi cui l’imputato stesso
sarebbe andato incontro nell’eventuale caso di un esito positivo
dell’alcoolteat.
li ragionamento della corte territoriale deve ritenersi assolutamente lineare e appare ragionevolmente più attendibile
dell’inverosimile ipotesi alternativa fornita dall’imputato, alla quale
nessun ausilio apportano le dichiarazioni rese dai testi richiamati dai
ricorrenti (secondo cui l’imputato era stato in precedenza visto in
condizioni di sobrietà), non essendo incompatibili, tali dichiarazioni,
sul piano delle scansioni temporali dedotte, con l’accertamento di responsabilità contenuto in sentenza.
Del tutto privo di fondatezza è, inoltre, il motivo di ricorso relativo alla pretesa insufficienza delle dichiarazioni rese dagli agenti
accertatori e del test acoolimetrico eseguito nell’occasione, dovendo
in questa serie ribadirsi il costante insegnamento della giurisprudenza di legittimità di questa corte, ai sensi del quale, in tema di guida in
stato di ebbrezza, allorquando l’alcoltest risulti positivo, costituisce
onere della difesa dell’imputato fornire una prova contraria a detto
accertamento quale, ad esempio, la sussistenza di vizi dello strumento utilizzato, oppure l’utilizzo di un’errata metodologia nell’esecuzione dell’aspirazione, non potendo la difesa limitarsi alla richiesta del
deposito della documentazione attestante la regolarità dell’etilometro
(Cass., Sez. 4, n. 42084/2011, Rv. 251117), né alla mera allegatone
della sussistenza di difetti o alla mancata omologatone dell’apparecchio (Cass., Sez. 4, n. 17463/2011, Rv. 250324).
3.2. – Deve ritenersi totalmente infondato anche il secondo
motivo di ricorso, avendo il giudice d’appello espressamente richiamato i contenuti del verbale redatto successivamente all’esecuzione
del test akolimetrico, sulla base dei quali risulta attestato l’effettivo
intervenuto avvertimento, rivolto all’indagato, della facoltà di farsi
assistere da un difensore o da persona di sua fiducia in occasione
dell’esecuzione delle prove alcolemiche: circostanza, pertanto, documentalmente comprovata e non adeguatamente smentita da alcuna
alternativa fonte di prova.

3

4

Per questi motivi
la Corte Suprema di Cassazione, rigetta il ricorso e condanna il
ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 12.12.2012.

4. — Al riscontro dell’infondatezza di tutti i motivi di doglianza
avanzati dal ricorrente segue il rigetto del ricorso e la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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