Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2787 del 04/12/2012


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 2787 Anno 2013
Presidente: SIRENA PIETRO ANTONIO
Relatore: BLAIOTTA ROCCO MARCO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) KARIBA KATIA N. IL 22/02/1963
2) LAZZARI LARA N. IL 23/02/1976
avverso la sentenza n. 535/2010 CORTE APPELLO di
CALTANISSETTA, del 05/01/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 04/12/2012 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ROCCO MARCO BLAIOTTA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per (t
P Ci
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 04/12/2012

18 Kariba -é- 1

Motivi della decisione
1. Il Tribunale di Enna ha affermato la penale responsabilità delle
imputate in epigrafe in ordine a due episodi di furto aggravato. La pronunzia è
stata confermata dalla Corte d’appello di Caltanissetta.
In particolare, nei confronti di Kariba Katia la contestazione riguarda il
reato di cui agli artt. 110, 624, 625, nn. 2 e 4, e 61 n. 7 c.p., in relazione alla
euro, in danno della gioielleria La Tora, commesso il 21 3 2002
Nei confronti di entrambe l’altra imputazione riguarda l’illecito di cui agli
artt. 110, 56, 624, 625 nn. 2 e 4 e 61 n. 7 c.p., per la tentata sottrazione di due
rotoli di gioielli all’interno della gioielleria Silver Gold, il 18 4 2002.
A Kariba sono state concesse attenuanti generiche equivalenti alle
aggravanti.
2. Ricorrono per cassazione le imputate con unico atto.
Quanto al reato di tentato furto aggravato, si assume che nessun furto è
stato commesso, in quanto il proprietario dell’esercizio ha ammesso di aver
chiamato le forze dell’ordine solo perché insospettito dall’atteggiamento
singolare delle imputate, ma non perché fosse stato sottratto alcunché. Nessuno
degli oggetti è stato acquistato, sicché il proprietario li ha nuovamente avvolti
negli appositi rotoli e li ha riposti nella cassaforte.
Quanto all’altro episodio si argomenta che l’illecito è stato scoperto solo
molto tempo dopo la presunta sottrazione, a seguito della richiesta fatta da altri
clienti di visionare alcuni gioielli. Difetta la prova della responsabilità delle
ricorrenti in assenza di qualsiasi riproduzione fotografica filmata della presunta
sottrazione. D’altra parte, i testi sono caduti in contraddizione su particolari non
trascurabili e comunque non hanno fornito dati certi. Uno dei testi ha riferito di
non essere in grado di compiere alcuna ricognizione e non era stato in grado di
farlo neppure in Questura esaminando un dossier fotografico. Pure la proprietaria
della gioielleria ha riferito in giudizio di non ricordare neppure le modalità e
l’esito dell’individuazione compiuta a suo tempo in Questura. D’altra parte la
ricognizione fotografica non fornisce indicazioni certe, idonee a fondare la
responsabilità.
Si contesta altresì l’aggravante della destrezza, in mancanza di prova
testimoniale o fotografica al riguardo.
Si lamenta inoltre che non vi è prova neppure nella gravità del danno
cagionato non essendosi tenuto conto del momento storico e delle condizioni
economiche delle vittime.

sottrazione di un rotolo contenente circa ottanta mondi del valore di circa 6.000

La pena è in ogni modo eccessiva in considerazione dell’incensuratezza e
del tempo trascorso.
Con distinta censura si deduce nullità dell’avviso di conclusione delle
indagini preliminari, del decreto di citazione a giudizio e della sentenza, atteso
che la notificazione dei primi due atti ha avuto luogo nei confronti del difensore,
senza che venisse previamente accertata

l’ irreperibilità e si adottasse il

prescritto decreto.
Si deduce infine l’intervenuta prescrizione del reato, essendo decorso il
sospensione del decorso del termine; considerato che sono state concesse
attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti.
3. I ricorsi sono manifestamente infondati.
3.1 Quanto alle notifiche, la Corte d’appello rileva che le procedure hanno
regolarmente avuto luogo a seguito di elezione di domicilio nei confronti della
Lazzari ai sensi dell’art. 161, comma 4, cod. proc. pen., non essendo stata costei
reperita nel luogo indicato. La Kariba ha avuto rituale notifica degli atti, anche se
ha ritenuto di non recarsi presso l’ufficio postale per ritirare il plico.
Il gravame non prende in esame tali enunciazioni, peraltro conformi alla
disciplina legale, limitandosi a ripetere l’irregolarità delle notifiche, sicché il
motivo è privo di specificità e quindi inammissibile.
3.2 Nel merito la sentenza impugnata dà conto delle plurime, significative
ricognizioni fotografiche. Si aggiunge che la Kariba ha ammesso le proprie
responsabilità. Inoltre, si considera che le ricognizioni sono state corroborate dai
tabulati telefonici, dai quali emerge che le donne sono partite insieme da Roma
ed insieme hanno raggiunto in Sicilia i luoghi dei reati. Le imputate sono state
riconosciute dalle vittime di diversi altri reati analoghi. Inoltre, la Lazzari era in
possesso di una scheda telefonica di proprietà del marito della Kariba.
Quanto al tentativo si considera che le donne avevano tentato di
impossessarsi dei gioielli coprendoli con i loro giubbotti e distraendo il personale
del negozio. L’abile, studiata condotta delle donne integra l’aggravante della
destrezza.
Il danno, infine, è specialmente rilevante, considerato che si trattava di
numerosi monili di non piccole dimensioni.
Tale articolata valutazione del merito è palesemente basata su diverse e
significative acquisizioni probatorie, appare altresì conforme ai principi e non
mostra vizi logici di sorta. Il gravame, d’altra parte, tenta di sollecitare questa
Corte di legittimità alla riconsiderazione del merito.

termine di sette anni e sei mesi, anche a voler considerare i periodi di

3.3 Quanto alla prescrizione, la Corte d’appello dà atto di sospensioni del
processo per 4 anni, 1 mese e 17 giorni. La circostanza non è contestata dalla
difesa. Il termine di prescrizione, dunque, non era per nulla decorso alla data
della sentenza d’appello, emessa il 5 gennaio 2012; e ni’ro è neppure ad oggi.
Il ricorso è quindi inammissibile. Segue per legge la condanna delle
ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuna a quello della somma

P qm
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna le ricorrenti al pagamento
delle spese processuali e ciascuna a quello della somma di mille euro in favore
della Cassa delle ammende.

Roma 4 dicembre 2012

di mille euro in favore della Cassa delle ammende.

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