Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2725 del 26/11/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 2725 Anno 2016
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: RECCHIONE SANDRA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
HADDAD ALESSANDRO N. IL 05/01/1962
avverso la sentenza n. 1354/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
22/11/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 26/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SANDRA RECCHIONE
hi
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. (
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv. .4kAAA.Q.–ntL-,‘3.-IS 0

J131

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MAy.

Data Udienza: 26/11/2015

RITENUTO IN FATTO

1.La Corte di appello di Milano, in parziale riforma della sentenza di primo grado
condannava l’imputato alla pena di anni quattro di reclusione ed euro 1032 di
multa per il reato di riciclaggio. Si contestava all’ Haddad di avere acquistato dal
Rigolio oro di provenienza illecita, che questi aveva fuso in lingotti.
Il Tribunale aveva inquadrato i fatti contestati nella fattispecie prevista dall’art.
712 cod. pen., laddove la Corte di appello riteneva, invece, che la qualificazione

2. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore
dell’imputato che deduceva:
2.1. violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al carente accertamento
della provenienza illecita delle lamine d’oro rinvenute nella disponibilità
dell’imputato; si evidenziava che l’oro avrebbe potuto provenire da un mercato
fiscalmente irregolare, ma non criminale.
2.2. Violazione di legge in ordine all’elemento oggettivo del reato. Si deduceva
che non era emersa traccia dell’accordo tra Rigolio e l’Haddad circa l’attività di il
trasformazione dell’oro rubato in lamine, sicchè la condotta dell’Haddad
risulterebbe limitata al rifornimento di oro: attività che non avrebbe alcuna
idoneità ad ostacolare l’identificazione della provenienza illecita dell’oro;
2.3. violazione di legge per difetto di correlazione tra imputazione e sentenza. Si
deduceva il fatto che la Corte di appello nel valorizzare la circostanza che
l’imputato avrebbe rivenduto l’oro a terzi avrebbe condannato l’Haddad per una
condotta di trasferimento non contestata nel capo di imputazione;
2.4. violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’elemento soggettivo
del reato. Si deduceva che la consapevolezza della provenienza illecita non
poteva essere dedotta dal fatto che l’oro non era accompagnato da alcuna
documentazione, trattandosi di transazioni fiscalmente irregolari. Si riteneva
che non fosse dirimente neanche la assenza di documenti che certificassero la
lecita provenienza dell’oro che altro non sarebbe stata che una excusatio non
petita;

anche la assenza di punzonatura doveva essere considerata una

circostanza neutra: si trattava infatti di lamine derivate da pezzi di dimensioni
maggiori, che avrebbero potuto riportare le punzonature richieste dalla legge.
Peraltro anche la mancanza di punzonatura sarebbe spiegabile con la
transazione fiscale “irregolare”.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso è infondato.
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corretta fosse quella, originaria, di concorso nel reato di riciclaggio.

1.1. Il primo motivo di ricorso, che denuncia violazione di legge e vizio di
motivazione in relazione alla carenza di prova circa la provenienza illecita
dell’oro che componeva le lamine rinvenute nella disponibilità dell’imputato, è
infondato.
Il collegio condivide la giurisprudenza secondo cui ai fini della configurabilità del
reato di riciclaggio non si richiede l’accertamento giudiziale del delitto
presupposto, né dei suoi autori, né dell’esatta tipologia di esso, essendo
sufficiente che sia raggiunta la prova logica della provenienza illecita delle utilità

241581; Cass. sez. 6, n. 495 del 15/10/2008, dep. 2009, Rv. 242374).
Nel caso di specie la Corte territoriale evidenziava una serie di elementi
univocamente convergenti nell’indicare la provenienza illecita dell’oro rinvenuto
nella disponibilità del’imputato. Veniva così indicato il fatto che il Rigolio, ovvero
la persona che aveva ceduto le lamine all’Haddad, veniva sorpreso nella
disponibilità di oro rubato; il fatto che lo stesso Rigolio non risultasse un
venditore accreditato nel mercato dei preziosi; il fatto che le lamine oggetto di
contestazione non presentassero la punzonatura tipica di quelle di provenienza
lecita; la assenza di qualsiasi documentazione di accompagnamento; il
pagamento in contanti.
Si tratta di una serie di elementi che la Corte territoriale, facendo corretta
applicazione delle regole di valutazione codicistiche in materia di prova indiziaria,
ha ritenuto univocamente convergenti nell’indicare la provenienza illecita dell’oro
rinvenuto nella disponibilità dell’Haddad.
Si tratta di una valutazione coerente con le emergenze processuali che non
presenta illogicità manifeste e decisive, rispetto alla quale la prospettazione del
ricorrente -che ipotizza la riconducibilità dei preziosi ad un mercato parallelo
finalizzato all’evasione fiscale – si configura come ricostruzione alternativa, non
supportata da elementi di prova decisivi, notoriamente non ammissibile in sede
di legittimità.
Il vizio di motivazione per superare il vaglio di ammissibilità non deve essere
diretto a censurare genericamente la valutazione di colpevolezza, ma deve
invece essere idoneo ad individuare un preciso difetto del percorso logico
argomentativo offerto dalla Corte di merito, sia esso identificabile come
illogicità manifesta della motivazione, sia esso inquadrabile come carenza od
omissione argomentativa; quest’ultima declinabile sia nella mancata presa in
carico degli argomenti difensivi, sia nella carente analisi delle prove a sostegno
delle componenti oggettive e soggettive del reato contestato.
E’ noto infatti che il perimetro della giurisdizione di legittimità è limitato alla
rilevazione delle illogicità manifeste e delle carenze motivazionali, ovvero di vizi
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oggetto delle operazioni compiute (Cass. sez. 5, n. 36940 del 21/05/2008, Rv.

specifici del percorso argomentativo, che non possono dilatare l’area di
competenza della Cassazione alla rivalutazione dell’intervfo compendio indiziario.
Le discrasie logiche e le carenze motivazionali per essere rilevanti devono,
inoltre, avere la capacità di essere decisive, ovvero essere idonee ad incidere il
compendio indiziarlo, incrinandone la capacità dimostrativa. Il vizio di
motivazione per superare il vaglio di ammissibilità non deve dunque essere
diretto a censurare genericamente la valutazione di colpevolezza, ma deve
invece essere idoneo ad individuare un preciso difetto del percorso logico

manifesta della motivazione, sia esso inquadrabile come carenza od omissione
argomentativa; quest’ultima declinabile sia nella mancata presa in carico degli
argomenti difensivi, sia nella carente analisi delle prove a sostegno delle
componenti oggettive e soggettive del reato contestato.
Nel caso di specie, come evidenziato in premessa, il ricorrente piuttosto che
rilevare vizi decisivi della motivazione si limitava ad offrire una interpretazione
degli elementi di prova raccolti diversa da quella fatta propria dalla Corte di
appello, in contrasto palese con le indicate linee interpretative.
1.2. Anche il secondo motivo di ricorso, che tende ad inquadrare la condotta
dell’imputato in un’area estranea a quella coperta dall’art. 648 bis cod. pen è
infondato.
Il collegio territoriale evidenziava come la condotta contestata non
comprendesse solo l’attività di “trasformazione” dell’oro rubato in lamine non
punzonate, evidente finalizzata a dissimulare la provenienza illecita del metallo
prezioso, ma anche la successiva attività di “trasferimento” di tali lamine. Attività
che vedeva impegnato in prima persona l’Haddad, il quale aveva ricevuto l’oro
fuso in lamine non punzonate, evidentemente a fini di successiva
commercializzazione. Tale azione di “trasferimento”, ovvero di passaggio
dell’oro di provenienza illecita dal Rigolio all’Haddad, coinvolge in modo
concorsuale non solo chi mette in circolazione il bene, ma anche chi lo riceve,
nella consapevolezza della sua illecita provenienza e della sua, successiva,
illecita trasformazione (con riferimento al trasferimento illecito di valori cfr. Cass.
sez. 1, n. 39567 del 13/06/2014, Rv. 260904; con riguardo al trasferimento di
denaro cfr. Cass. sez. 2, n. 43881 del 09/10/2014, Rv. 260694)
Il collegio ritiene, infatti, che la fattispecie prevista dall’art. 648 bis cod. pen. è
rivolta a sanzionare non solo le condotte finalizzate alla dissimulazione della
provenienza illecita dei beni, attraverso la attività di modifica e trasformazione
dei beni di provenienza illecita, ma anche le condotte di trasferimento degli
stessi, sia antecedenti che successive ad eventuali attività di trasformazione,
essendo tali condotte funzionali a favorire la circolazione di beni di provenienza
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argomentativo offerto dalla Corte di merito, sia esso identificabile come illogicità

illecita (in materia di trasferimento di auto rubata e già alterata negli aspetti
identificati: Cass. sez. 2, n. 51414 del 18/09/2013, Rv. 258195).
1.3. Infine, è infondato anche il motivo di ricorso che deduce il difetto di
correlazione tra accusa e sentenza. Il ricorrente deduceva che la sentenza
aveva messo in luce una attività di trasferimento posta in essere dall’Haddad
successivamente alla ricezione dell’oro dal Rigolio, che non era contestata nel
capo di imputazione.
Invero, dalla lettura della sentenza, emerge come la prova che l’Haddad avesse

trasferire altri cinque chilogrammi, è stata utilizzata dal collegio di merito per
evidenziare l’emersione di un «proficuo canale di trasferimento dell’oro» (pag. 8
della sentenza impugnata) del quale l’Haddad era un riferimento essenziale.
L’emersione di tale sistema proteso alla immissione continuativa nel mercato
lecito dell’oro rubato, pur confermando il quadro probatorio a sostegno della
condotta contestata, non dilata il perimetro dell’imputazione, che resta
circoscritta alla condotta di concorso dell’Haddad nel “primo” trasferimento
posto in essere dal Rìgolio. La prova dei trasferimenti successivi al primo
svolge, invece, solo la funzione di conferma dell’inserimento dell’imputato nel
canale di distribuzione dell’oro illecito, ma non implica la “condanna” per fatti
non indicati nel capo di imputazione. Sicchè nessun difetto di correlazione tra
accusa e sentenza può essere rilevato.
1.4. Anche il motivo di ricorso che deduce violazione di legge e vizio di
motivazione in relazione all’elemento soggettivo è infondato.
La Corte territoriale induce dalle circostanze di fatto emerse dalla progressione
processuale che l’imputato aveva la consapevolezza dell’illecito, quanto meno
nella dimensione del dolo eventuale. Le caratteristiche del trasferimento
contestato (lamine non punzonate, pagamento in contanti, acquisto da persona
estranea al mercato dell’oro, assenza di documenti attestanti la provenienza
lecita del metallo), unitamente al fatto che l’Haddad era un «esperto
commerciante del settore» hanno indotto la Corte di merito a ritenere che lo
stesso si fosse rappresentato «la concreta possibilità della provenienza della
cosa da delitto» (pag. 9 della sentenza impugnata).
Si tratta di una motivazione priva di fratture logiche manifeste e decisive,
coerente con le emergenze processuali e rispettosa delle linee ermeneutiche
tracciate dalla Corte di cassazione; che si sottrae, dunque, ad ogni censura di
legittimità.
Il dolo nella forma eventuale, con giurisprudenza che si condivide, è stato
infatti ritenuto compatibile sia con il reato di riciclaggio, che con quello di

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già trasferito dieci lingotti ricevuti dal Rigolio, e che vi fosse un accordo per

ricettazione (Cass. sez. 2, n. 8330 del 26/11/2013, dep. 2014, Rv. 259010;
Cass. sez. U, n. 12433 del 26 11 2009, dep. 2010, Rv. 246323)

2.Aí sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che rigetta il
ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al
pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

Così deciso in Roma, il giorno 26 novembre 2015

L’estensore

Il Presidente

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali

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