Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 270 del 05/11/2013


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 270 Anno 2014
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: IPPOLITO FRANCESCO

SENTENZA
sui ricorsi proposti da
– Procuratore generale della Repubblica presso la corte d’appello di Ancona
– PANZUTO Gennaro, n. a Napoli il 1°/01/1948
contro la sentenza del tribunale di Fermo, emessa in data 04/02/2013;
– letti il ricorso e il provvedimento impugnato;
– udita la relazione del cons. F. Ippolito;
– letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona del sostituto procuratore
generale, che ha concluso per l’inammissibilità dei ricorsi;

Ritenuto in fatto
1. Con sentenza ex art. 444 c.p.p. emessa il 4 febbraio 2013, il Tribunale di
Fermo ha applicato, con le circostanze attenuanti generiche prevalenti sulla
contestata recidiva, la pena di tre anni e quattro mesi di reclusione e 14.000,00
euro di multa a Gennaro Panzuto per concorso in detenzione di circa 400 grammi di
cocaina (artt. 110 c.p. e 73 dpr 309/1990).

2. Contro la sentenza ricorrono per cassazione il Procuratore generale presso
la Corte d’appello di Ancona e l’imputato.

2.1. Il Pubblico Ministero, ex art. 606.1 lett. b) c.p.p., deduce erronea
applicazione della legge penale (art. 73 dpr 309/1990, art. 99, comma quarto, e
art. 69, comma quarto, cod. pen.) per avere il giudice applicato la pena con la
ritenuta prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva di cui all’art. 99,
comma quarto, c.p..

1

Data Udienza: 05/11/2013

2.2. L’imputato a sua volta denuncia inosservanza di legge e vizio di
motivazione in relazione all’art. 129 c.p.p..

Considerato in diritto
1. I ricorsi sono entrambi inammissibili.

2. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, che il Collegio condivide, nel

giudice va interpretata nel senso più favorevole al rispetto della volontà negoziale
del PM e dell’imputato. Attraverso l’interpretazione, pertanto, va attribuita al
patteggiamento una portata conforme alla effettiva volontà delle parti, anche se
manifestata in forma impropria ed imprecisa, dal momento che le singole clausole
dell’accordo devono, nel dubbio, essere interpretate nel senso in cui possano avere
un qualche effetto.
Tanto premesso, dalla motivazione della sentenza impugnata, alla luce della
richiesta delle parti accolta dal giudicante, si ricava l’implicita esclusione della
contestata recidiva reiterata specifica, per cui manifestamente infondato è il ricorso
del Pubblico Ministero, il cui rappresentante aveva prestato consenso al
patteggiamento secondo la proposta accolta dal giudice.

3. Del tutto generico è il ricorso dell’imputato, a fronte di una motivazione
completa nelle parti essenziali a ritenere assolto l’obbligo di motivazione ex artt.
444 e 448 c.p.p..
Consegue la condanna del ricorrente privato al pagamento delle spese
processuali e della somma, equa al caso, di euro 1000 in favore della Cassa delle
ammende.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibili i ricorsi e condanna il Panzuto al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 (mille) in favore della Cassa delle
ammende.
Roma 5 novembre 2013

provvedimento di applicazione della pena su richiesta delle parti, la decisione del

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