Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 26938 del 02/05/2018

Penale Sent. Sez. 2 Num. 26938 Anno 2018
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: FILIPPINI STEFANO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
A.A.

avverso la sentenza del 11/07/2017 della CORTE APPELLO di VENEZIA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere STEFANO FILIPPINI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore ELISABETTA
CENICCOLA
che ha concluso per l’annullamento con rinvio con riferimento art.648 cod.penale
per la rideterminazione della pena,inamnnissibilita’ nel resto
Udito il difensore avv. M. Zanoli che dopo articolato dibattimento si riporta ai
motivi

Data Udienza: 02/05/2018

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RITENUTO IN FATTO
1.

Con sentenza in data 11.7.2017 la Corte di appello di Venezia

confermava la sentenza del Tribunale di Vicenza del 23.5.2016 con la quale
A.A. (insieme ad altro soggetto rimasto estraneo alla
presente impugnazione) è stato condannato alla pena ritenuta di giustizia
per il concorso nei reati di truffa (ai danni della ditta Tesi di Specchi
Samuele) e ricettazione di un assegno di provenienza furtiva.
La Corte territoriale respingeva le censure mosse con l’atto d’appello

in punto di rito, di qualificazione giuridica, di sussistenza della penale
responsabilità dell’imputato e di trattamento sanzionatorio.
2.

Avverso tale sentenza propone ricorso l’imputato, per mezzo del suo

difensore, sollevando i seguenti motivi:
2.1. violazione di legge in relazione agli artt. 492, 493, 495 e 125 c.3
cod.proc.pen. per radicale carenza, nel corso del giudizio di primo grado,
dell’ordinanza ammissiva delle prove, raccolte dunque in difetto di
motivazione riguardo ai profili di ammissibilità e rilevanza.
2.2. violazione di legge e vizio della motivazione con riferimento all’art. 49
cod.pen. rispetto al reato di truffa, dal momento che, trattandosi di utilizzo
di modulo di assegno bancario interamente riempito dall’imputato, l’azione
risultava del tutto inidonea ad arrecare danno ad alcuno, attesa l’inidoneità
del titolo (recante firma apocrifa) ad essere incassato.
2.3. violazione di legge in relazione al mancato riconoscimento dell’ipotesi
attenuata di ricettazione, trattandosi di fatto relativo a semplice modulo in
bianco.
2.4. violazione di legge in relazione alla applicazione dell’aggravante di cui
all’art. 61 n. 2 cod.pen., non sussistente nella fattispecie e comunque
incompatibile con il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i due
reati ascritti.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile in quanto basato su motivi manifestamente
infondati.
1. Quanto alle questioni sollevate con il primo motivo, la Corte territoriale
dà, adeguatamente, atto della ricorrenza di plurimi profili di manifesta
infondatezza della questione relativa alla mancanza di una formale
ordinanza di ammissione delle prove orali; invero, non solo risulta pacifico
in causa che il giudice del primo grado abbia dato corso, nel pieno
contraddittorio delle aprti, all’istruzione del processo, ascoltando i testi

1.1.

indicati nelle liste e in assenza di qualsiasi obiezione al riguardo, ma si è
anche rimarcata la mancanza di previsioni di nullità al riguardo (e, ancor
meno di nullità assolute); comunque, l’insussistenza di qualsiasi tempestiva
eccezione di parte comporta l’operare, ai sensi dell’art. 182 comma 2
cod.proc.pen., della preclusione al rilievo di quelle pretese nullità alle quali
la parte assiste.
2. Anche con riferimento al secondo motivo di ricorso trattasi di questione

(Sez. 2, n. 7897 del 13/03/1979, Rv. 142972) , in base alla quale, perche si
verifichi l’ipotesi di reato impossibile, l’azione deve essere assolutamente
inidonea, con una valutazione astratta da operare

ex ante, sì da non

consentire neppure un’attuazione eccezionale del proposito criminoso (nella
vicenda di cui al richiamato precedente è stata ritenuta non assolutamente
inidonea, ai fini del reato di truffa, la presentazione per l’incasso di un
assegno in banca con firma falsa, persino se effettuata da parte di persona
minore d’età).
Né vi è dubbio che, nella vicenda di causa (laddove l’imputato,
successivamente al conseguimento del possesso di assegno di provenienza
delittuosa che non poteva ad alcun titolo detenere legittimamente, al fine di
realizzare il fine di profitto perseguito, lo ha ceduto ad altri, ponendo in
essere un’attività fraudolenta consistente in artifizi e raggiri volti ad
assicurare la genuinità dei titoli stessi ed in particolare la loro copertura), il
ricorrente debba rispondere, non solo del delitto di ricettazione, ma anche
di quello di truffa, delitto che concorre materialmente con il primo,
costituendo un’attività penalmente rilevante posta in essere dall’imputato
successivamente alla consumazione del primo reato, di natura istantanea e
consumatosi immediatamente al momento della ricezione degli assegni di
provenienza delittuosa.
3. Passando al terzo motivo di ricorso, attinente alla pretesa ricorrenza
dell’ipotesi di cui all’art. 648 cpv. cod.pen., devesi richiamare la condivisa
giurisprudenza (Sez. 2, n. 14 del 09/10/1992, Rv. 192644) secondo la
quale, in tema di ricettazione di moduli di assegni in bianco, a causa
dell’intrinseca pericolosità della condotta e della potenzialità del danno
grave derivante dalla loro circolazione, va esclusa l’ipotesi lieve di cui
capoverso dell’art. 648 cod. pen., in quanto oggettivamente e
soggettivamente incompatibile con il fatto di particolare tenuità richiesto
dalla norma. Nello stesso senso si è già affermato (Sez. 2, n. 1999 del

2

(f2

correttamente risolta secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità

08/01/1992, Rv. 189159) che l’ipotesi della ricettazione attenuata per la
particolare tenuità del “fatto” non concerne

il solo valore economico

dell’oggetto della ricettazione, ma investe anche il profitto che dalla sua
ricezione o dal suo acquisto si vuole trarre, nonché ogni altro elemento
idoneo a valutare la gravità del reato ex art. 133 cod. pen.. Profili, questi
ultimi, tutti valorizzati dalla Corte territoriale per negare la concessione
dell’attenuante in parola (cfr. pag. 8 della sentenza impugnata).

61 n. 2 cod.pen. e il vincolo delle continuazione, consolidata giurisprudenza
afferma (Sez. 2, n. 46638 del 09/11/2012, Rv. 253901) che non sussiste
incompatibilità logico-giuridica tra la continuazione e l’aggravante del nesso
teleologico, agendo il primo sul piano della riconducibilità di più reati ad un
comune programma criminoso ed essendo il secondo connotato dalla
strumentalità di un reato rispetto ad un altro.
5. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi
dell’articolo 616 cod. proc. pen., la condanna dell’imputato che lo ha
proposto al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al
pagamento a favore della Cassa delle ammende di una somma che, alla
luce del dictum della Corte costituzionale nella sentenza n. 186 del 2000,
sussistendo profili di colpa, si stima equo determinare in € 2.000,00 .
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di € 2.000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso, il 2 maggio 2018 .
Il Consigliere estensore

Dr Ste/OnoTilippini

4. Quanto, infine, al tema della compatibilità tra l’aggravante di cui all’art.

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