Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 26844 del 26/04/2017

Penale Ord. Sez. 7 Num. 26844 Anno 2017
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: PAOLONI GIACOMO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da
A.A.
avverso la sentenza del 08/07/2016 della Corte di Appello di Roma;
udita la relazione del presidente Giacomo Paoloni.

FATTO E DIRITTO

Con la sentenza di cui in epigrafe la Corte di appello di Roma ha confermato la
decisione del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Roma, resa all’esito di
giudizio abbreviato, con cui A.A. è stato riconosciuto colpevole del reato
di illecita detenzione continuata per fini di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo
marijuana (12.680 singole dosi), hashish (28.760 singole dosi) e cocaina (166 singole
dosi) ed è stato condannato, concessegli le attenuanti generiche equivalenti alla
contestata aggravante della ingente quantità di droga oggetto di reato, alla pena di sei
anni di reclusione ed euro 20.000 di multa.
Avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione il difensore
dell’imputato, deducendo erronea applicazione dell’art. 80, comma 2, d.P.R. 309/90 e
difetto di motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza della aggravante della ingente

Data Udienza: 26/04/2017

quantità della droga caduta in sequestro. Droga di cui l’imputato, confessando
l’addebito, ha ammesso la detenzione. Comportamento processuale che, in uno allo
stato di incensuratezza del prevenuto, ben avrebbe giustificato il riconoscimento delle
attenuanti generiche.
Il ricorso è inammissibile per palese indeducibilità e infondatezza manifesta
delle prospettate doglianze.
Le circostanze attenuanti generiche sono state riconosciute all’imputato in
regime di bilanciamento con l’aggravante ex art. 80, comma 2, L.S. Della sussistenza,

degli esperiti accertamenti chimici sulle sostanze in sequestro, ha fornito adeguata e
logica giustificazione conforme ai consolidati indirizzi interpretativi della giurisprudenza
di legittimità (Sez. U, n. 36258 del 24/05/2012, Biondi, Rv. 253150; Sez. 4, n. 49619
del 12/10/2016, Palumbo, Rv. 268624; Sez. 6, n. 543 del 17/11/2015, Pajo, Rv.
265756). Agli elementi poti in luce dai giudici di appello l’odierno ricorso si limita a
contrapporre una standardizzata replica dei motivi di gravame, evocando profili di
rivalutazione del merito fattuale della vicenda processuale del tutto estranei alla
presente sede di legittimità.
All’inammissibilità dell’impugnazione segue ex lege la condanna del ricorrente
alla rifusione delle spese processuali e al pagamento di una somma in favore della
cassa delle ammende, equamente determinata in misura di euro 2.000,00 (duemila).
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di euro duemila alla cassa delle
ammende.
Così deciso il 26 aprile 2017

nel caso di specie, di tale aggravante la Corte territoriale, tenendo conto degli esiti

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