Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2657 del 11/12/2012


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 2657 Anno 2013
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: ROMBOLA’ MARCELLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) DE MATO MARIO N. IL 20/11/1974
avverso l’ordinanza n. 289/2012 TRIB. LIBERTA’ di SALERNO, del
23/03/2012
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MARCELLO
ROMBOLA’;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. eth-o-lbarg…
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Data Udienza: 11/12/2012

Le indagini nei confronti del gruppo traeva spunto dalla denuncia di una donna, già compagna
del pregiudicato Staffetta Vincenzo, che il 21/12/11 rivelava come l’uomo era in trattativa con
tale Enrico (poi identificato in Laierno Enrico) per una compravendita di fucili d’assalto modello
Kalashnikov. Era così che iniziava un servizio di pedinamento dello Staffetta, che il 2/1/12 si
incontrava in Scafati con Laierno Enrico e De Maio Mario e poi con tale Erra Vincenzo. De Maio,
l’odierno ricorrente, risultava lavorare presso il bar in Pagani del cugino Sassolino Pietro. Quel
giorno e in quelli successivi (il 7 ancora presente il De Maio) si registrava una serie di incontri
tra i predetti ed altri che culminava il 9/1/12 in un vero e proprio summit (De Maio vi giungeva
con la sua Ford Fiesta) scioltosi dopo un paio d’ore, dopo le 21, presso l’abitazione di Sassolino
Pietro in “Parco Sonia” di via Mazzini n. 67 in Pagani. Quando il giorno successivo, il 10/1/12, i
Carabinieri decidevano di operare una perquisizione nella detta abitazione, nel garage veniva
rinvenuta una sorta di arsenale, comprendente una pistola, un fucile a pompa, un fucile da
guerra privo di calcio, munizioni per fucili tipo kalashnikov, vari passamontagna e un estintore.
L’operazione si concludeva con l’arresto del Sassolino e l’affidamento in custodia dei locali al
detto cugino De Maio, ivi presente.
Dopo l’arresto le indagini proseguivano in base alle confidenze di un’altra donna, compagna di
tal Cascone Antonio, di cui ella sospettava la partecipazione ad una serie di rapine tra le quali
una, commessa il 199/11, in danno di un portavalori assaltato da uomini armati di kalashnikov
sull’autostrada A3 nelle vicinanze di Salerno all’altezza della c.d. “galleria del Seminario”, che
aveva fruttato 750.000 euro. Venivano così disposte intercettazioni ed ulteriori pedinamenti.
Emergeva il nervosismo degli intercettati per la conoscenza che gli investigatori avevano
palesato in ordine al summit del giorno precedente la perquisizione e l’arresto. L’11/2/12
veniva sequestrata nel bar Dessay del Cascone in Cava dei Tirreni una pistola calibro 9×21 che
le intercettazioni riconducevano al Cascone medesimo ed alcune similitudini all’armamentario
sequestrato il 9/1/12. Il 29/2, tuttavia, si registravano nuovi contatti che coinvolgevano tra gli
altri il De Maio e che culminavano in un incontro nell’area di servizio sita sulla strada statale
164 all’altezza di Montecorvino Rovella. Il giorno successivo (193/12) si svolgeva quella che
appariva una ricognizione dei luoghi da parte di due del gruppo (Cuozzo Alfredo e Ceglia
Gaetano, altro cugino del De Maio) presso l’ufficio postale di Baronissi in concomitanza con
l’arrivo di un portavalori (la Ipervigile) e allo scarico del denaro. Si ascoltavano i commenti dei
due circa il posizionamento da assumere sulla piazzola all’arrivo del furgone (bottino previsto:
50.000 euro). Seguivano nella stessa giornata ulteriori incontri che coinvolgevano ancora una
volta l’indagato. Altri incontri si registravano il giorno successivo (2/3/12). Quindi i fermi degli
indagati, tra i quali appunto il De Maio. In casa di costui era trovata una ricevuta di pagamento
del canone di un garage intestato al Cascone, dove erano custoditi quattro veicoli rubati (tra
auto e moto) e varie targhe. Tra le altre cose rinvenute presso il De Maio un estintore in tutto
simile a quello ritrovato sul luogo della rapina del 199/11 ed alcune biglie con spuntoni di
acciaio identiche a quelle repertate sul manto stradale della galleria in occasione della suddetta
rapina. Altre cose (specificamente) compromettenti nelle case di tale Gerardo Calabrese, già
partecipe all’incontro del 9/1/12, ed in quelle dei già nominati Cascone, Ceglia e Laierno.
Di qui la confermata gravità del quadro indiziario e delle esigenze cautelari.
Ricorreva per cassazione la difesa del De Maio, deducendo: 1-2) violazione di legge e vizio di
motivazione in merito ai gravi indizi di colpevolezza (il quadro indiziario era suggestivo ma non

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1

Con ordinanza 23/3/12 il Tribunale di Salerno rigettava la richiesta di riesame proposta da De
Maio Mario ed altri avverso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere del 30/3/12 emessa nei
loro confronti dal Gip di quel Tribunale per i reati di associazione per delinquere e di violazione
delle leggi sulle armi (nn. 895/67 e 110/75).

Con motivi nuovi datati 30/11/12 (depositati il 29/11/12) la stessa difesa deduceva ancora
violazione di legge e vizio di motivazione in ordine ai gravi indizi di colpevolezza: nel ribadire le
proprie deduzioni in merito, rilevava come la stessa S.C. avesse annullato la misura cautelare
adottata nei confronti del coindagato Calabrese Gerardo (sentenza del 10/10/12), ma anche,
con sentenze 24/10 e 15/11/12, nei confronti di Laierno Enrico e Caglia Gaetano, Insisteva per
l’annullamento.
All’udienza camerale fissata per la discussione il PG, dato atto dei precedenti, concludeva per
l’annullamento con rinvio del provvedimento impugnato. Conformemente per l’annullamento,
la difesa dell’indagato.
L’ordinanza impugnata dall’odierno ricorrente va annullata con rinvio. Non può non prendersi
atto, infatti, degli annullamenti già pronunciati da questa stessa Corte in diversa composizione
per le posizioni di Calabrese e Laierno (non ancora depositate le motivazioni dell’annullamento
del 15/11/2012 nel procedimento Caglia Gaetano + 1). Nell’annullamento per il Calabrese si
premette che nessun procedimento a suo carico vi è in atto per la rapina consumata il 199/11
e che il materiale di prova diretta (quanto ai reati relativi alle armi) o indiziario (per le rapine)
trovato nel possesso dei coindagati è solo a costoro riferibile e non al Calabrese (nella sua casa
solo comuni cartucce cal. 12 e la targa di un furgone rubato non sicuramente riconducibile alla
rapina), per il quale resta solo la partecipazione ad incontri di cui non è dimostrata la valenza
associativa per la commissione di reati. Del pari, nell’annullamento per il Laierno si osserva che
il possesso della banda chiodata realizzata con chiodi da carpentiere come indizio della sua
partecipazione alla rapina della galleria del Seminario (1/9/11) è contraddetto dalla circostanza
che tale episodio delittuoso non è contestato al suddetto Laierno, così come è incongruente il
fatto che nel garage nella disponibilità del coindagato De Maio siano state ritrovate “alcune
biglie con spuntoni di acciaio identiche a quelle repertate sul manto stradale della galleria in
occasione della suddetta rapina”. Del pari insufficiente il nesso logico tra la partecipazione del
Laierno all’incontro del 9/1/12 in casa Sassolino e il ritrovamento il giorno dopo, nel garage di
quest’ultimo, del noto armamentario. Se così è, deve allora ammettersi che ancne per il De
Maio, neppure egli indagato per la c.d. trapina elategallerig dl per i, rati/
contestati (armi e associazione per cf4elin 0
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a casa del cugino Pietro Sassolino al c.d. summit del 9/1/12, di cui non si conosce l’oggetto, né
agli incontri precedenti e successivi (per la medesima ragione) con l’uno o l’altro degli indagati;
non il sequestro delle armi nel garage del Sassolino il 10/1/12, a lui non riferibili; non, infine, il
sequestro nella sua abitazione della ricevuta di pagamento del canone del garage intestato al
Cascone (dove erano rinvenuti veicoli rubati e targhe), dell’estintore simile a quello trovato sul
luogo della rapina della galleria del Seminario e delle biglie con spuntoni di acciaio uguali a
quelle repertate sul manto stradale della medesima galleria in occasione della rapina: tutto ciò
è genericamente ascrivibile ad attività illecite non ancora precisate e, più specificamente, alla
rapina del 199/11, per la quale, però (come premesso), il Di Maio non risulta indiziato.
Allo stato si impone pertanto l’annullamento dell’ordinanza impugnata, con rinvio al giudice di
merito perché riesamini il quadro indiziario a carico dell’indagato, escludendo elementi che per
la loro genericità o estraneità ai reati contestati siano allo stato inidonei a fondare per essi una
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probante dei reati ascritti agli indagati e, fra gli altri, al De Maio; in particolare non era definito
nei suoi requisiti, in alternativa ad un ordinario concorso, il reato associativo, desunto solo da
una serie di contatti tra i vari indagati e dall’incontro, peraltro d’ignoto contenuto, del 9/1/12);
3-4) violazione di legge e vizio di motivazione in merito alle esigenze cautelari (visti l’assenza
di trascorsi penali e di carichi pendenti del De Maio e, comunque, il modesto contributo causale
a lui attribuibile). Chiedeva l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

’Trasmessa copia ex art. 23
n. i ter L. 8-8-95 n. 332
30Ma,

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qualificata (o elevata) probabilità di colpevolezza ovvero fornendo, complessivamente, una più
puntuale e log ica motivazione.
Trattandosi di ricorrente in custodia cautelare in carcere, va inoltre disposto ai sensi dell’art.
94, co. 1-ter, disp. att. cpp_
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annulla l’ordinanza impu g nata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Salerno.

Roma, 11/12/12

Dispone trasmettersi, a cura della Cancelleria, copia del provvedimento al Direttore dell’Istituto
penitenziario, ai sensi dell’art. 94, co. 1-ter, disp. att. cpp_

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