Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2648 del 11/12/2012


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 2648 Anno 2013
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: LA POSTA LUCIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE
PRESSO TRIBUNALE DI CATANZARO
nei confronti di:
1) RUFOLO VINCENZO N. IL 09/08/1968 * C/
avverso l’ordinanza n. 27/2011 TRIBUNALE di CATANZARO, del
06/03/2012
sentita
,laaplazione fatta dal Consigliere Dott. LUCIA LA POSTA;
lette/s ite le conclusioni del PG Dott.
.rcx . 6
cA44 e A
0-1,90

r■cors1-01.

Uditi difeAvv.;

.

Data Udienza: 11/12/2012

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 6.3.2012 il Tribunale di Catanzaro, quale giudice
dell’esecuzione, decidendo sull’istanza avanzata da Vincenzo Rufolo, riconosceva
il vincolo della continuazione, ex art. 671 cod. proc. pen., tra il reato di
ricettazione commesso il 25.1.2003, di cui alla sentenza del Tribunale di
Catanzaro in data 16.4.2010, ed i reati per i quali era già stata riconosciuta la
continuazione in sede di esecuzione con ordinanza del Tribunale di Lagonegro del

In particolare, rilevava che le condanne si riferiscono ad identiche fattispecie
di truffa e ricettazione commesse tra il 31 gennaio 2002 ed il 25 gennaio 2003;
che le condotte del Rufolo risultano in concreto poste in essere con medesime
modalità, avvalendosi di assegni di provenienza illecita ed esibendo documenti di
identità falsificati; che il ristretto lasso di tempo intercorso tra gli episodi
criminosi, pur non essendo dirimente, costituisce ulteriore fattore strutturale di
omogeneità.

2.

Avverso la citata ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il

Procuratore della repubblica presso il Tribunale di Catanzaro deducendo il vizio di
motivazione rilevando che nella specie comune ai distinti reati è soltanto la
metodica operativa, espressione di volontà di arricchirsi mediante illecita
locupletazione ai danni delle persone offese; dal provvedimento impugnato,
invero, non si evince quali siano le circostanze alle quali è stata ricondotta
l’unicità del disegno criminoso.

3. Con memoria in data 2.4.2012 il Rufolo, a mezzo del difensore di fiducia,
rileva che, a differenza di quanto affermato dal ricorrente, il giudice
dell’esecuzione con l’ordinanza impugnata, adeguatamente motivata, ha fatto
corretta applicazione dei principi di diritto in ordine all’applicazione della
continuazione ai sensi dell’art. 671 cod. proc. pen.. Del resto, già in relazione ai
reati di cui alle prime due sentenze di condanna il giudice dell’esecuzione aveva
ritenuto sussistenti i presupposti di cui all’art. 81 cod. pen..
Chiede, quindi, il rigetto dei ricorso proposto dal Procuratore della
repubblica.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso, ad avviso del Collegio, deve essere dichiarato inammissibile.
L’art. 671 cod. proc. pen. attribuisce al giudice il potere di applicare in
executivis l’istituto della continuazione e di rideterminare le pene inflitte per i
2

19.3.2009.

reati separatamente giudicati con sentenze irrevocabili secondo i criteri dettati
dall’art. 81 cod.pen. Tra gli indici rivelatori dell’identità del disegno criminoso non
possono non essere apprezzati la distanza cronologica tra i fatti, le modalità della
condotta, la tipologia dei reati, il bene protetto, l’omogeneità delle violazioni, la
causale, le condizioni di tempo e di luogo. Anche attraverso la constatazione di
alcuni soltanto di detti indici – purché siano pregnanti ed idonei ad essere
privilegiati in direzione del riconoscimento o del diniego del vincolo in questione il giudice deve accertare se sussista o meno la preordinazione di fondo che

Inoltre, la valutazione del giudice dell’esecuzione dei dati sostanziali di
possibile collegamento tra i vari reati va eseguita anche in base al contenuto
decisorio delle sentenze di condanna conseguite alle azioni od omissioni che si
assumo essere in continuazione e la decisione del giudice di merito, se
congruamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità (Sez. 5,
7.5.1992, n. 1060, Di Camillo, rv. 189980; Sez. 1, 7.7.1994, n. 2229, Caterino,
rv. 198420; Sez. 1, 30.1.1995, n. 5518, Montagna, rv. 200212).
Alla luce di tali premesse, il provvedimento impugnato è conforme ai principi
richiamati in quanto ha evidenziato con motivazione compiuta ed esente dai
denunciati vizi – quindi, non sindacabile in sede di legittimità – che le condotte
poste a fondamento delle diverse condanne, l’epoca delle stesse e le causali sono
idonee a configurare l’unicità del disegno criminoso.
A fronte di ciò, il ricorso, invero generico, risulta finalizzato alla mera
rivalutazione degli elementi di fatto sui quali il giudice dell’esecuzione ha
argomentato correttamente. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso proposto
dal Procuratore della repubblica presso il Tribunale di Catanzaro.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso, l’11 dicembre 2012.

cementa le singole violazioni.

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