Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 26 del 19/11/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 26 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: CAPRIOGLIO PIERA MARIA SEVERINA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GIANNATTASIO MASSIMO N. IL 24/02/1972
avverso l’ordinanza n. 2404/2013 TRIB. SORVEGLIANZA di
NAPOLI, del 06/06/2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERA MARIA
SEVERINA CAPRIOGLIO;
lette/site le conclusioni del PG

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 19/11/2014

Ritenuto in fatto
1.

Con ordinanza

del 6.6.2013, il tribunale di Sorveglianza di Napoli

dichiarava inammissibile il reclamo avanzato da GIANNATTASIO Massimo, in
espiazione pena con scadenza il 4.9.2017, avverso il provvedimento con cui il
Magistrato di Sorveglianza aveva rigettato l’istanza di permesso premio, sul
presupposto della pericolosità del medesimo, alla luce delle informazioni di polizia
in atti. Il Tribunale rilevava che le doglianze del reclamante facevano leva sulla

pericolosità sociale evidenziata dal magistrato di sorveglianza.

2.

Avverso tale decisione, ha interposto ricorso per cassazione il prevenuto,

pel tramite del difensore, per dedurre contraddittorietà e manifesta illogicità della
motivazione; la difesa richiama i plurimi attestati rilasciati al Giannattasio a seguito
della frequenza in carcere di corsi di studio e progetti di lavoro, nonché la
favorevole relazione comportamentale a firma del direttore del carcere di
Secondigliano, ma soprattutto il buon esito del permesso premio già rilasciato in
data 15.12.2012 dal Magistrato di Sorveglianza di Napoli.

In tale situazione

sarebbe dimostrato il superamento di una situazione di pericolosità sociale, ormai
alle spalle del ricorrente, poiché la valutazione della pericolosità deve avvenire in
termini di concretezza ed attualità, dovendosi basare su relazioni aggiornate della
condotta del detenuto all’interno del carcere, dove il detenuto espia la condanna.
3.

Il Procuratore Generale ha chiesto di annullare il provvedimento

impugnato.
Considerato in diritto.

Il ricorso

è fondato e merita accoglimento. Il discorso giustificativo del

no stati fatti oggetto di
2g2rfo
,
provvedimento impugnat o è inadeguo, in qt
,
cLeU.,
mAk.
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valutaziarr
relazione ai sin esi eg i operator penitenzian, quindi non sono state
esaminate la condotta inframuraria e l’evoluzione della personalità del richiedente
dopo il periodo di devianza, essendo stata ancorata la decisione al solo dato di
pericolosità sociale dell’istante i desunta dalle informazioni di polizia in atti. Non
solo, ma come è stato legittimamente lamentato, è stato del tutto pretermesso che
il Giannattasio in data 11.5.2012 aveva usufruito di un permesso e che il direttore
del carcere nel caso oggetto del presente ricorso aveva espresso parere favorevole.
La valutazione operata si profila assolutamente incompleta e si scontra con il
parametro normativo di riferimento (art. 30 ter Ord. Pen.) che Inctfra il giudizio al
dato di regolare condotta ed al fatto che non risultino profili di residua pericolosità
sociale. Va premesso che non sussiste preclusione per la magistratura di

buona condotta intramuraria, senza nulla argomentare quanto al profilo di

riconsiderare, anche di ufficio, i requisiti di ammissibilità dei benefici penitenziari già
concessi al detenuto nell’ambito di un immutato rapporto esecutivo, allorché la
rivalutazione dei medesimi requisiti si fondi su elementi che, sebbene preesistenti
alla prima ammissione al beneficio, non siano stati in precedenza esaminati dal
giudice ( Sez. I, 5.7.2013, n. 40043); ma nel caso di specie nulla è stato osservato
quanto al fatto che il richiedente avesse giù usufruito di un permesso premio, con
positivo esito, a fronte di una valutazione condotta un anno prima, che aveva

mancanza di indicazione di dati significativi, eventualmente trascurati nella prima
valutazione ovvero sopravvenuti, non consente di legittimare la più severe_
valutazione espressa successivamente, a seguito di un più lungo periodo di
carcerazione (e quindi di rieducazione) intervenut5e a fronte di un fine pena più
vicino.
L’ordinanza impugnata deve essere annullata, con rinvio per nuovo esame al
Tribunale di Sorveglianza di Napoli.

p.q.m.

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di
Sorveglianza di Napoli.
Così deciso in Roma, addì 19 Novembre 2014.

portato a superare il profilo della pericolosità sociale come fattore ostativo. La

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