Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2518 del 11/12/2012


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2518 Anno 2013
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: GARRIBBA TITO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
1) BEVILACQUA VINCENZO N. IL 27/12/1972
avverso la sentenza n. 1342/2006 CORTE APPELLO di BARI, del
18/10/2011
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. TITO GARRIBBA;

Data Udienza: 11/12/2012

MOTIVI DELLA DECISIONE
§1.

BEVILACQUA Vincenzo ricorre contro la sentenza specificata in

epigrafe, che confermava la condanna per il reato previsto dall’art. 337 cod.pen., e denuncia erronea applicazione della legge penale e mancanza di motivazione, assumen-

1.

la sopravvenuta prescrizione del reato;

2.

l’insussistenza del reato contestato;

3.

l’eccessività della pena inflitta.

§2.

I motivi di ricorso sono inammissibili.

Il primo per manifesta infondatezza, perché il termine di prescrizione, dovendosi applicare la disciplina antecedente alla novella 5.12.2005 n. 231, è pari a dieci
anni aumentato quindici per l’interruzione e, quindi, non è ancora maturato.
Il secondo per genericità, perché si limita ad affermare in modo apodittico,
senza alcuna correlazione con il fatto concretamente accertato, che l’attività del pubblico ufficiale era già esaurita.
Il terzo per manifesta infondatezza, perché la sentenza impugnata, rimarcando la gravità del fatto e la negativa personalità dell’imputato che ha riportato numerose condanne anche per reati della stessa indole, ha fornito adeguata e corretta
giustificazione delle ragioni per cui ha ritenuto di confermare la pena inflitta dal giudice
di primo grado.
Il ricorso deve dunque essere dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 606,
comma 3, cod.proc.pen. Ne consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma, ritenuta congrua, di euro mille alla Cassa delle ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di euro mille in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso 1’11 dicembre 2012.

do:

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