Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2487 del 02/12/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2487 Anno 2016
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BENAMI AHMED N. IL 02/02/1971
avverso la sentenza n. 2906/2014 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 27/11/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 02/12/2015

Motivi della decisione
Benami Ahmed ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della
Corte di Appello di Bologna del 27.11.2014, con la quale, in parziale riforma della
sentenza di condanna resa dal Tribunale di Bologna in data 15.05.2014, in
relazione al reato di cui all’art. 73, comma V, d.P.R. n. 309/1990, è stata

Con unico motivo la parte denuncia il vizio motivazionale, in riferimento alla
entità della pena.
Il ricorso è inammissibile.
Si osserva che la decisione impugnata risulta sorretta da conferente
apparato argomentativo, che soddisfa appieno l’obbligo motivazionale, anche per
quanto concerne la determinazione del trattamento sanzionatorio. E’ appena il caso
di considerare che in tema di valutazione dei vari elementi per la concessione delle
attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto
riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su detti
punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la c.d.
motivazione implicita (Cass. sez. VI 22 settembre 2003 n. 36382 n. 227142) o con
formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua” vedi Cass. sez. VI 4 agosto 1998 n.
9120 Rv. 211583), ma afferma anche che le statuizioni relative al giudizio di
comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in riferimento ai
criteri di cui all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione solo quando siano
frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Cass. sez. III 16 giugno 2004 n.
26908, Rv. 229298). Si tratta di evenienza che non sussiste nel caso di specie. La
Corte di Appello ha infatti evidenziato che nelle more del giudizio era intervenuta la
ulteriore modifica dell’art. 73, comma V, d.P.R. n. 309/1990, per effetto della legge
n. 79/2014; e, in riferimento al più mite quadro edittale applicabile, compreso tra
sei mesi e quattro anni di reclusione, oltre la multa, ha del tutto legittimamente
proceduto alla rideterminazione della pena. Sulla scorta di tali rilievi, la Corte di
merito ha quindi determinato la pena base in mesi sette di reclusione oltre la
multa, ritenuta congrua in relazione alla richiamata forbice sanzionatoria. E bene,
deve a questo punto ribadirsi che il giudice del gravame, nel mitigare il trattamento
sanzionatorio, come nel caso di specie, esercita il potere discrezionale di
commisurazione della pena, ex artt. 132 e 133 cod. pen., rispetto alla nuova
forbice edittale e non risulta vincolato dalle valutazioni che erano state espresse dal
primo giudicante rispetto alla dosimetria della pena, il quale aveva optato,
nell’ambito di un più severo quadro sanzionatorio, per la fissazione della pena base

rideterminata la pena originariamente inflitta.

in misura corrispondente al minimo edittale (cfr. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 52981
del 18/11/2014, dep. 19/12/2014, Rv. 261688).
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C 1.000,00 in
favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese

delle Ammende.
Così deciso in Roma, in data 2 dicembre 2015.

processuali e al versamento della somma di 1.000,00 euro in favore della Cassa

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