Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2406 del 02/12/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2406 Anno 2016
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
SREBOT MASSIMO N. IL 11/12/1964
avverso la sentenza n. 1480/2013 CORTE APPELLO di TRIESTE, del
09/07/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. EUGENIA SERRAO;

Data Udienza: 02/12/2015

La Corte di Appello di Trieste, con sentenza in data 9/07/2014, ha
confermato la pronuncia resa dal Tribunale di Trieste il 16/07/2013, con la quale
Srebot Massimo era stato ritenuto responsabile del reato di cui all’art. 186,
comma 7, d. Igs. 30 aprile 1992, n.285.
Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione Massimo
Srebot deducendo inosservanza degli artt.177 segg. e 360 cod.proc.pen. e vizio
di motivazione per il mancato avviso della facoltà di farsi assistere da un
difensore, con conseguente nullità del relativo verbale, e per essersi l’imputato
sottoposto al primo test, rifiutando solo la seconda prova. Nel ricorso si deduce
che la prova del reato si sarebbe acquisita sulla base della testimonianza resa da
colui che avrebbe formato l’atto nullo.
Il ricorso è manifestamente infondato e perciò inammissibile, per le ragioni
di seguito esposte.
Tutte le censure svolte muovono dal presupposto che la condotta tipica del
reato contestato nel presente processo non si possa configurare nel caso in cui la
persona sottoposta ad accertamento del tasso alcolemico accetti di sottoporsi
alla prima prova e, successivamente, rifiuti di sottoporsi alla seconda. Ma come
la Corte di Cassazione ha già avuto modo di indicare (Sez.
4, n. 45919 del 03/04/2013, Hochrainer, Rv. 257540).
Correttamente, dunque, la Corte territoriale ha desunto la prova della
responsabilità penale dell’imputato dalla testimonianza dell’agente che aveva
proceduto al rilievo del tasso alcolemico, risultando del tutto inconferenti i
richiami all’omesso avviso al difensore ed alla nullità del verbale di
accertamento, trattandosi di elementi circostanziali che non ineriscono alla
condotta illecita oggetto di giudizio (Sez. 4, n. 43845 del 26/09/2014, Lambiase,
Rv. 260603).
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00
in favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in data 2 dicembre 2015
Il Con a -re ;stensore

Motivi della decisione

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