Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 23689 del 22/03/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 23689 Anno 2017
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: MONTAGNI ANDREA
Data Udienza: 22/03/2017

ORDINANZA
sul ricorso 26969-2016 proposto da:
AZIENDA SANITARIA PROVINCIALE DI AGRIGENTO, in persona
del

legale

domiciliata

rappresentante
in

ROMA,

Via

pro

tempore,

Premuda

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elettivamente

presso

lo

studio

dell’avvocato LEANDRO BOMBARDIERI, rappresentata e difesa

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dall’avvocato MARIO MANGIAPANE

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– ricorrentecontro
LABORATORIO DI ANALISI CLINICHE DOTT.SSA MARSALA
ASSUNTA & C. s.a.s., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, Piazza Cavour
presso

la

CANCELLERIA

della

CORTE

DI

CASSAZIONE,

r-appresentata e difesa dall’avvocato DAVIDE LO GIUDICE

Motivi della decisione
Passalacqua Roberto ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
della Corte di Appello di Genova indicata in epigrafe con la quale è stata
confermata la sentenza di condanna resa dal Tribunale di La Spezia in data
20.04.2015, all’esito di giudizio abbreviato, in riferimento al reato di cui all’art.
186, comma 2 lett. c), 2-bis, cod. strada.
L’esponente, dopo aver ripercorso in termini della vicenda, con il primo
motivo reitera l’eccezione relativa alla inutilizzabilità delle analisi effettuate sui
campioni biologici, per mancanza di consenso. Osserva che nel caso di specie il
prelievo ematico non venne effettuato nell’ambito di protocolli sanitari, bensì solo a
causa della richiesta effettuata dai verbalizzanti.

Considera che l’indicazione

relativa al consenso che il prevenuto avrebbe prestato alla effettuazione del
prelievo ematico appare discutibile; e rileva che Passalacqua versava in stato di
incapacità naturale, stante la presenza di un tasso alcolemico pari a 3,3 g/1.
Con il secondo motivo l’esponente rileva l’inutilizzabilità degli esiti delle
analisi chimiche effettuate sui campioni biologici.
Il ricorso impone i rilievi che seguono.
Procedendo all’esame congiunto dei motivi di ricorso, occorre considerare che
la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che i risultati del prelievo ematico
effettuato, secondo i normali protocolli medici di pronto soccorso, durante il
ricovero presso una struttura ospedaliera pubblica a seguito di incidente stradale,
come avvenuto nel caso di specie, sono utilizzabili nei confronti dell’imputato per
l’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, trattandosi di elementi di
prova acquisiti attraverso la documentazione medica e restando irrilevante, ai fini
dell’utilizzabilità processuale, la mancanza del consenso (Sez. 4, n. 4118 del
09/12/2008 – dep. 28/01/2009, Ahmetovic, Rv. 242834). Si è pure precisato, nel
solco del richiamato orientamento, che i risultati del prelievo ematico, effettuato a
seguito di incidente stradale durante il successivo ricovero presso una struttura
ospedaliera pubblica su richiesta della polizia giudiziaria, secondo la disciplina di cui
all’art. 186, comma 5, cod. strada che viene in rilievo nel caso che occupa, sono
utilizzabili nei confronti dell’imputato per l’accertamento del reato di guida in stato
di ebbrezza, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso la documentazione
medica e restando irrilevante, ai fini dell’utilizzabilità processuale, la mancanza del
consenso (Sez. 4, n. 10605 del 15/11/2012 – dep. 07/03/2013, Bazzotti, Rv.
254933).
Come si vede, proprio l’applicazione dei richiamati principi, ad opera della
Corte territoriale, ha condotto i giudici del gravame a confermare la sentenza del
Tribunale, in considerazione della piena legittimità del prelievo ematico; ed invero,
come sopra chiarito, si registra un consolidato orientamento delineato dal diritto

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vivente, nell’interpretazione del disposto di cui all’art. 186, comma 5, cod. strada,
rispetto alla utilizzabilità dei risultati del prelievo effettuato a seguito di incidente
stradale, durante il successivo ricovero presso una struttura ospedaliera. Del resto,
nel caso di specie, la Corte territoriale ha pure evidenziato che la specifica gravità
delle condizioni di salute del prevenuto, all’esito del sinistro, erano tali da
giustificare l’effettuazione degli esami ematochimici; e che i relativi esiti erano stati
di poi legittimamente forniti ai Carabinieri, in conformità alla specifica richiesta. Ed
il Collegio ha insindacabilmente osservato che doveva escludersi lo stato di
incapacità naturale del Passalacqua, tenuto conto delle indicazioni riportate nella
scheda clinica, circa lo stato psicofisico del paziente.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 2.000,00 in
favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 2.000,00 euro in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, in data 22 marzo 2017.

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