Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2268 del 16/11/2012


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 2268 Anno 2013
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: AMORESANO SILVIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
1) SANNINO ANTONIO N. IL 20/06/1978
avverso la sentenza n. 1360/2012 GIP TRIBUNALE di NOLA, del
11/04/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SILVIO AMORESANO;

Data Udienza: 16/11/2012

1. Con sentenza dell’11.4.2012 il GIP del Tribunale di Noia applicava a Sannino Antonio,
previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche prevalenti sulla
contestata recidiva e ritenuta la diminuente per la scelta del rito, la pena concordata
ex art.444 c.p.p. di anni 3 di reclusione ed curo 15.000,00 di multa per il reato di cui
all’art.73 DPR 309/90.
Propone ricorso per cassazione il Sannino, denunciando la violazione di legge in
relazione all’art.129 c.p.p.
2. Il ricorso è manifestamente infondato.
2.1. L’applicazione della pena su richiesta delle parti è un meccanismo processuale in
virtù del quale l’imputato ed il pubblico ministero si accordano sulla qualificazione
giuridica della condotta contestata, sulla concorrenza di circostanze, sulla
comparazione delle stesse, sull’entità della pena, su eventuali benefici. Da parte sua il
giudice ha il potere-dovere di controllare l’esattezza dei menzionati aspetti giuridici e
la congruità della pena richiesta e di applicarla dopo aver accertato che non emerga in
modo evidente una della cause di non punibilità previste dall’art.129 c.p.p.
2.2. Quanto alla motivazione in ordine alla mancata applicazione dell’art.129 c.p.p.
questa Corte ha costantemente affermato che occorre una specifica indicazione
‘soltanto nel caso in cui dagli atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti
elementi circa la possibile applicazione di cause di non punibilità, dovendo invece
ritenersi sufficiente in caso contrario, una motivazione consistente nella enunciazione
anche implicita che è stata compiuta la verifica richiesta dalla legge e che non
ricorrono le condizioni per la pronuncia di proscioglimento ex art.129 c.p.p.” (ex multis
sez.un.27.3.1992- Di Benedetto; sez.un.27.9.1995 n.18-Serafino).
Il &IP ha effettuato la necessaria verifica, evidenziando che non ricorrevano le
condizioni per la pronuncia di una sentenza di proscioglimento ex art.129 c.p.p., tenuto
conto della informativa di p.g. e degli atti allegati, del contenuto del verbale di
sequestro e delle ammissioni dell’imputato.
2.3. Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile, con condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad
escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento
della somma che pare congruo determinare in euro 1.500,00 ai sensi dell’art.616 c.p.p.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché al versamento alla cassa delle ammende della s ma di euro
1.500,00.
Così deciso in Roma il 16 novembre 2012
DEPOSITATA
Il Consigli
est.
te
IN CANCELLERIA

OSSERVA

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