Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 2233 del 16/11/2012


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 2233 Anno 2013
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: AMORESANO SILVIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
1) LA COGNATA ANTONINO N. IL 30/10/1940
2) INCARBONE ANGELA N. IL 09/06/1937
avverso la sentenza n. 947/2010 CORTE APPELLO di
CALTANISSETTA, del 01/12/2011
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SILVIO AMORESANO;

Data Udienza: 16/11/2012

1) Con sentenza in data 1.12.2011 la Corte di Appello di Caltanisetta confermava la
sentenza del Tribunale di bela del 17.5.2010, con la quale La Cognata Antonino e
Incarbona Angela erano stati condannati, previo riconoscimento delle circostanze
attenuanti generiche, alla pena di mesi 4 di arresto ed euro 10.000,00 di ammenda
per i reati di cui agli artt. 110 c.p. e 44 lett.b DPR 380/01 (capo a), 110 c.p., 93,94,95
DPR 380/01 (capo b), unificati sotto il vincolo della continuazione.
Propongono ricorso per cassazione gli imputati, a mezzo del difensore, denunciando la
inosservanza ed erronea applicazione dell’art.44 DPR 380/01 e degli artt.93 94 e 95
DPR 380/01 ed il vizio di motivazione in ordine all’affermazione di responsabilità, alla
ritenuta configurabilità dei reati contestati, nonché la violazione di legge ed il vizio di
motivazione in relazione alla disposto confisca del manufatto.
2) Il ricorso è aspecifico, in quanto prescinde completamente dalla motivazione della
sentenza impugnata, e manifestamente infondato.
2.1) E’ giurisprudenza consolidata di questa Corte, cui si è uniformata la Corte di
merito, che in materia edilizia può essere attribuita al proprietario non formalmente
committente dell’opera la responsabilità per la violazione dell’art.20 L47/85
(sostituito dall’art.44 DPR 380/01) sulla base di valutazioni fattuali, quali
l’accertamento che questi abiti nello stesso territorio comunale ove è stata eretta la
costruzione abusiva, che sia stato individuato sul luogo, che sia destinatario finale
dell’opera, che abbia presentato richieste di provvedimenti abilitativi anche in
sanatoria (cfr. ex multis cass.pen.sez.3 n.9536 del 20.1.2004; Cass.sez.3 , 14.2.2005 Di Marino; Cass.sez.3 n.32856 del 13.72005-Farzone).
2.1.1) La Corte territoriale, sulla base di precise circostanze di fatto e non certo di
presunzioni, applicando i principi sopra richiamati, ha ritenuto che non vi fossero dubbi
sulla riferibilità agli imputati delle opere abusive di cui alla contestazione, tenuto
conto che essi erano comproprietari dell’immobile oggetto di sopraelevazione, che
risiedevano nello stesso territorio comunale e addirittura nello stesso edificio ove
era stata realizzata la sopraelevazione, che erano presenti al momento del sopralluogo.
Ha, inoltre, ineccepibilmente argomentato in ordine alla configurabilità di entrambi i
reati ascritti, essendo stato realizzato non un semplice parapetto, “bensì un ulteriore
piano in muratura, con apertura di porte e finestre; sicché erano, indubitabilmente,
necessari permesso di costruire e gli adempimenti previsti dagli artt. 93, 94 e 915
DPR 380/01.
I ricorrenti, senza confutare specificamente la suddetta motivazione, si limitano
genericamente ad affermare, peraltro in violazione del principio di autosufficienza del
ricorso, che le “risultanze documentali e probatorie depongono per diverso
apprezzamento della realtà storica” ovvero a riproporre la tesi che si trattava della

1

OSSERVA

realizzazione del parapetto del lastrico solare o, infine, che non accorrevano gli
adempimenti previsti in tema di normativa antisismica.
2.2) Infine, come gia ha chiarito la Corte territoriale, e come del resto emergeva dalla
sentenza di primo grado, non è stato certo disposta la confisca del manufatto (di cui
era stata, piuttosto, ordinata la restituzione agli aventi diritto) ma delle altre cose
eventualmente ancora in sequestro (per tali intendendosi i materiali di costruzione,
rinvenuti al momento del sopralluogo).
2.3) Il ricorso deve quindi essere dichiarato inammissibile, con condanna dei
ricorrenti al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma che
pare congruo determinare in curo 1.000,00 ciascuno, ai sensi dell’art.616 c.p.p.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali, nonché al versamento alla cassa delle ammende della somma di curo
1.000,00 ciascuno.
Così deciso in Roma il 16 novembre 2012
Il P id n e
Il Consigliar
t.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA